La Nuova Sardegna

Acqua, l’isola è nel caos

di Silvia Sanna

Bacini al limite, restrizioni e reti colabrodo: vertice in Regione, c’è un piano

07 novembre 2015
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SASSARI. Poca e di colore sospetto, dal giallo a un più inquietante marrone. La gente non si fida. E anche quando sgorga abbondante, tanti preferiscono l’acqua minerale. Intanto la grande sete continua, gli invasi nel Nord Sardegna sono semi vuoti e Abbanoa chiude i rubinetti su ordine dell’Enas, l’ente gestore chiamato a centellinare le risorse del sistema idrico. Prima che scoppi una autentica emergenza. A Sassari, ad Alghero e in numerosi centri della provincia le restrizioni sono già iniziate: niente acqua dalle 18 alle 4 del mattino, un bel problema lavarsi e cucinare, soprattutto chi ha bambini o gestisce un’attività di ristorazione si arrangia come può con le scorte. Ma la preoccupazione cresce, soprattutto perché all’orizzonte non si vedono quelle piogge abbondanti che potrebbero far risalire i livelli degli invasi, scesi ben oltre la metà della capienza nel Sassarese, in Gallura e in Baronia. La Regione corre ai ripari e convoca un vertice. Come una oculata padrona di casa, deve trovare il modo di fare durare il più possibile le scarse risorse disponibili.

Il piano di gestione. L’incontro è fissato per l’inizio della prossima settimana. L’assessore ai Lavori pubblici Paolo Maninchedda ha deciso di convocare allo stesso tavolo sindaci del Nord Sardegna, amministratori di consorzi di bonifica, consorzi industriali, Abbanoa e Autorità di bacino. Tutti i soggetti, cioè, coinvolti nella gestione dell’emergenza. C’è già un piano, da condividere e definire nei dettagli. È necessario bilanciare le riserve d’acqua a disposizione sulla base delle diverse esigenze. Il 70 per cento dell’acqua degli invasi è destinata all’agricoltura, il 25 circa agli usi civili, il 5 per cento all’industria. In questo periodo dell’anno le campagne non hanno particolarmente sete. Ecco allora che una quota maggiore d’acqua potrebbe essere dirottata, attraverso le reti gestite da Abbanoa, verso i rubinetti delle abitazioni. Una soluzione provvisoria, in attesa che arrivi la pioggia. E che consentirebbe di evitare ulteriori maggiori restrizioni: se entro 15 giorni la situazione non dovesse mutare, l’acqua potrebbe mancare non più alle 18 ma addirittura alle 16.

Perdite e reti colabrodo. Appena un quarto dell’acqua degli invasi confluisce nel sistema di reti e condotte gestito da Abbanoa. Di questo 25 per cento, circa il 40 si perde per strada. Le reti sono malconce e le perdite frequenti: uno spreco continuo, una emorragia inarrestabile se non con interventi radicali. In un periodo siccitoso come questo, la necessità di avere infrastrutture adeguate, in grado di trattenere l’acqua durante il cammino e di limitare le perdite a una percentuale fisiologica (massimo il 30 per cento la media nazionale) torna in primissimo piano. I soldi necessari sono una enormità: 1 miliardo e mezzo di euro, secondo la stima dell’Autorità per l’energia, il gas e il sistema idrico. Al momento Abbanoa dispone di 600 milioni. Gli appalti ancora non sono partiti. Per questo è stato nominato un commissario dalla Regione, chiamato ad accelerare l’iter. Ci sono delle scadenze da rispettare: entro la fine dell’anno dovranno essere appaltati lavori per complessivi 75 milioni. In cantiere il rifacimento delle reti idriche a Sassari (3,3 milioni la cifra prevista) e in mezza Sardegna.

Acqua scura. È l’altra faccia dell’emergenza. Acqua torbida e inutilizzabile, a causa del rilascio di metalli durante il viaggio nelle reti, oppure dall’aspetto fangoso, per colpa di invasi quasi a secco. Con un intervento eseguito in diverse porzioni delle condotte, Abbanoa è riuscita a limitare disagi e contenere le perdite: 5 i milioni di metri cubi risparmiati negli ultimi 12 mesi. Ma è evidente che la strada da fare è ancora tanta. Dalla Gallura a Porto Torres, ma anche in diversi centri del Nuorese e del Cagliaritano, si fanno i conti con acqua non solo non potabile ma difficilmente utilizzabile anche solo per lavarsi. Una situazione generale di grande difficoltà e preoccupazione. Dal vertice di Cagliari sono attese risposte e soluzioni rapide.

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