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Enti locali, due settimane per l’ultimo sì alla riforma

Enti locali, due settimane per l’ultimo sì alla riforma

Oggi il progetto di riordino ritorna in aula: da esaminare 2.500 emendamenti La maggioranza si dice compatta: nuove divisioni aprirebbero una crisi al buio

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CAGLIARI. Vacanze finite e oggi di nuovo in Consiglio, con la voglia di chiudere (in fretta) l’arretrato: la complicata riforma degli Enti locali. I compiti a casa e le promesse di Natale non sono serviti: sulla legge – sospesa per far spazio al pacchetto sanità – la maggioranza di centrosinistra e il centrodestra erano e sono rimasti lontani.

Contrapposizione. Ogni tentativo di conciliazione – nonostante il ritorno della legge in commissione, a mezzogiorno ci sarà l’ultimo tentativo – è fallito e i poli rientreranno in aula su fronti opposti. I numeri dicono che la riforma comunque sarà approvata forse in due settimane (poi sarà la volta della Finanziaria) ma solo dal centrosinistra. Un centrosinistra che sostiene di aver assorbito bene le contrapposizioni dei mesi scorsi e «tutti voteremo compatti l’ultima bozza della legge presentata dall’assessore Cristiano Erriu e concordata con i partiti». Quanto l’ottimismo sia reale lo si scoprirà solo al momento del voto degli articoli, una sessantina, e dei 2.500 emendamenti ancora sul tavolo dei consiglieri.

Trappole. Di contro il centrodestra proverà a far riemergere i vecchi malumori del centrosinistra («La compattezza che sbandierano è solo un bluff», sottolineano dall’opposizione) e tenteranno di fabbricare diverse trappole in cui far cadere gli avversari. Indiscrezioni parlano di una strategia studiata a tavolino per attirare alcuni consiglieri della maggioranza ancora poco convinti che la legge non faccia differenze fra un territorio e l’altro.

Ultimatum. Si sa che la Giunta, con in testa il presidente Francesco Pigliaru, ha catechizzato gli alleati. Non sono più ammessi colpi bassi, com’e accaduto mesi fa quand’era in discussione la legge sull’edilizia: tre franchi tiratori e l’esecutivo fu battuto in aula. Se lo scivolone dovesse ripetersi, con in più anche il peso delle ultime contestazioni interne sull’aumento delle aliquote Irpef e Irap per riequilibrare la sanità, potrebbe aprirsi una crisi al buio. Sarebbe il viatico per un rimpasto in Giunta sempre più possibile e comunque metterebbe a rischio gli equilibri in maggioranza. A cominciare da quelli del Pd con la minoranza, capeggiata dal senatore Ignazio Angioni, sempre decisa a ottenere maggiore visibilità.

La legge. Di quella nazionale del ministro Delrio non è rimasto nulla se non l’aggregazione dei Comuni nelle Unioni. Anche la prima bozza dell’assessore Erriu è stata corretta più volte in commissione, almeno quattro, fino a essere spazzata via. L’ultima architettura post Province prevede una sola città metropolitana, Cagliari, due reti metropolitane, guidate da Sassari e da Olbia, e tre possibili città medie: Nuoro, Oristano e Carbonia-Iglesias. Poi saranno gli ambiti strategici a prendere il posto delle Province e a governare funzioni e competenze intercomunali. Di questa nuova mappa nel disegno di legge ci sono diverse tracce, altre dovranno essere proposte addirittura come assolute novità al Parlamento. Restano però diverse caselle vuote ancora da riempire: ad esempio i confini dei nuovi enti. Saranno i Comuni, questo è l’accordo raggiunto con i sindaci, a decidere con chi stare sia nelle Unioni che nel «contenitore strategico» e qui non sarà facile evitare gli strappi .

Risorse. Più che sulla mappa, alla fine, gli ultimi fuochi di campanile saranno per strappare la certezza che i territori non siano penalizzati nella ripartizione del Fondo unico, il trasferimento dei soldi dalla Regione ai Comuni, e in quella molto più consistente dei finanziamenti europei. Proprio su questa certezza in maggioranza ci sono ancora delle perplessità.

Ultima. La Sardegna è una delle due regioni, l’altra è le Marche, che non si è ancora adeguata alla legge nazionale di riordino, Ora deve fare in fretta se non vuole essere punita e trovarsi scaricato sulle spalle (e in cassa) il problema dei problemi: il trasferimento dei dipendenti ex Province, più quelli delle società in house e un centinaio di precari. (ua)

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