L’assessore Arru: «Natalità e popolazione a picco, la Sardegna riparta dai migranti»

«Per invertire il trend approfittiamo della opportunità rappresentata dalla presenza di tanti giovani in cerca di una nuova occasione»

SASSARI. Per invertire la rotta ogni donna sarda in età fertile dovrebbe mettere al mondo almeno tre figli e iniziare a farlo subito: solo così si ribalterebbe il dato che oggi vede l'isola al di sotto del tasso di sostituzione. Significa che i decessi superano i nuovi nati, con un decremento demografico costante che colpisce soprattutto le zone interne. Dove la popolazione diminuisce e contemporaneamente invecchia. E con l'età media che cresce si riduce drasticamente anche il numero delle nascite. Per questo, dice l'assessore regionale alla Sanità Luigi Arru, bisogna guardarsi intorno. E cogliere tutte le opportunità. Per esempio quella offerta dagli sbarchi di migranti: la maggior parte giovanissimi in cerca di riscatto nella nostra isola. E che nella nostra isola potrebbero decidere «di mettere radici e famiglia», dice Arru. Ma per questo è necessario creare occasioni di lavoro.

«I ragionamenti sono in corso con l'assessorato al Lavoro, puntiamo a trasformare le nuove presenze nella nostra terra in una opportunità per tutti». Per ripopolare le zone interne, dove sono molti i paesi alle prese con un galoppante calo demografico. Ma anche per invertire il trend della natalità in picchiata. Nell'isola dei centenari ma delle culle vuote il rapporto è di 1,1 figlio per donna, a fronte dell'1,6 nazionale che non è comunque sufficiente per sperare in un adeguato ricambio generazionale. L'assessore Arru dice che non è semplice venirne fuori. Anche perché in Sardegna, più che nel resto d'Italia, le donne rimandano l'appuntamento con pannolini e biberon: il primo figlio arriva dopo i 30 anni e spesso verso i 40. E spesso, proprio per questioni d'età, resta figlio unico. Il lavoro scarseggia, la crisi economica spazza via stipendi e certezze. Il contributo previsto dal bonus bebè (80 euro al mese che il ministro Lorenzin vorrebbe raddoppiare) «è un buon aiuto ma non risolve i problemi».

E per chi il lavoro ce l’ha invece servono aiuti, strutture come nidi e centri per l'infanzia a prezzi accessibili, così da incoraggiare le donne verso la maternità. «E bisogna garantire anche maggiore flessibilità lavorativa – aggiunge Arru – per consentire anche alle mamme una soddisfacente carriera professionale. Non è giusto che chi sceglie di avere dei figli possa essere penalizzata. Sappiamo bene che la situazione è complicata – conclude l’esponente della giunta Pigliaru –. E se vogliamo trovare una soluzione non possiamo permetterci di chiudere alcuna porta». (si. sa.)

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