Picchiata e minacciata per farla prostituire

Squadra mobile e Caritas mettono fine all’incubo di una 24enne nigeriana, arrestato il suo sfruttatore

CAGLIARI. Orfana dei genitori, costretta a fare la prostituta, picchiata se per caso tentava di rifiutare, sommersa dalle bugie. Una ragazza di 24 anni proveniente dalla Nigeria ha vissuto una terribile avventura finalmente conclusa grazie alla collaborazione tra la squadra mobile della questura e il servizio anti-tratta della Caritas che ha portato all’arresto del suo aguzzino, il connazionale 29enne Enoghaiyin Eghaervba. La prima menzogna alla giovane è stata detta in Libia, nel campo di raccolta dei profughi in cui ha vissuto per quattro mesi e dove le era stata promessa la vita sognata. La seconda bugia l’ha sentita in Italia, quando, per convincerla a prostituirsi, le è stato detto che si trattava di un passaggio obbligato per tutte le donne migranti: senza documenti non c’era altro modo per pagare il costo del viaggio, 30mila euro, e poi vitto e alloggio, 150 euro la settimana. La terza bugia sostenuta dalle credenze personali riguardava la forza del rito vudù, celebrato in Libia prima di partire, che avrebbe portato alla morte lei e l’unica parente rimasta, una zia, se si fosse ribellata alle “procedure”. La giovane profuga arrivata a Bergamo è stata portata a Cagliari con documenti falsi dal giovanotto che le si era presentato come Stanley e che l’aveva imbottita di bugie sostituite, una volta sbarcati in Sardegna col traghetto da Civitavecchia, dalle minacce. Ecco perciò che quando gli operatori dell’unità di strada della Caritas, attiva dal marzo scorso, l’hanno avvicinata, la giovane profuga nigeriana ha ascoltato le loro parole sulla possibilità di fare una vita diversa, ma, pur desiderandolo moltissimo, non ha detto subito di sì.

Ieri mattina il primo dirigente della squadra mobile, Alfredo Fabbrocini, e la responsabile del servizio anti-tratta della Caritas, la psicologa Simona Murtas, hanno tenuto una conferenza stampa congiunta per raccontare il dramma vissuto dalla giovane nigeriana e per testimoniare delle difficili condizioni psicologiche in cui si trovano costrette le giovani migranti sempre più spesso minorenni. «Non c’è donna più violata nei diritti civili di una donna costretta a prostituirsi», ha spiegato ieri la psicologa. «Le ragazze - continua - credono che la strada sia l’unica possibilità. Quando abbiamo avvicinato questa giovane per la prima volta è emerso che c’era una penosa differenza tra ciò che lei aveva sognato e la realtà che era costretta a vivere. E’ una ragazza ricettiva, ha ammesso che avrebbe voluto per sé ben altro, ma aveva paura di ribellarsi. Dopo un paio di giorni - raccontava ieri la psicologa - ci ha cercato lei, il suo sfruttatore aveva scoperto che aveva avuto un contatto con noi e l’aveva picchiata e minacciata. Le tremava la voce e chiedeva aiuto. Così abbiamo avvertito subito la squadra mobile con cui c’è ormai una collaudata sinergia». Gli agenti si sono mossi rapidamente: l’uomo è stato fermato, a casa sua c’erano i foglietti con le somme guadagnate dalla ragazza, preservativi, parrucche da donna. E’ stato arrestato con l’accusa di sfruttamento della prostituzione e lesioni. La ragazza è ora in una casa di accoglienza per donne vittime di violenza, ha cominciato a studiare l’italiano.

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