Donne e vino, in Sardegna è un business

Cantine aperte per la festa dell’associazione. Valentina Argiolas (Serdiana): «Vinti i tabù, non più solo uomini tra i filari»

SASSARI. Trent’anni fa era un’idea rivoluzionaria. Immaginare una donna a capo di un’azienda vinicola era quasi un’eresia enologica. Adesso le “Donne del vino” sono le fiere rappresentanti di una categoria di lavoratrici che ieri ha festeggiato la forza lavoro al femminile che si occupa della filiera vitivinicola, dal vigneto alla cantina, dalla tavola alla comunicazione specializzata. Perché i tabù sono caduti e le donne che si occupano del vino sono l’anima di un’associazione che sabato scorso 4 marzo ha festeggiato il debutto nell’isola.

«Siamo settecento in tutta Italia – spiega Valentina Argiolas che ha aperto la sua cantina all’invasione degli amanti del vino di Serdiana –, mentre in Sardegna le donne del vino sono poco meno di venti, tra cui sommelier, giornaliste specializzate e manager». Ma non sono rivoluzionarie, anzi: «È il nostro lavoro, lo facciamo con passione e siamo contente che tante ragazze facciano parte di un mondo che prima era un’esclusiva maschile. Adesso forse mancano le donne ai posti di comando dei consorzi ma il distacco con il passato è comunque notevole. Se in Sardegna ci diamo parecchio da fare, l’iniziativa di ieri spero lo abbia dimostrato, in Toscana c’è un’azienda composta da sole donne. E non è un caso che sia quella gestita dalla presidentessa dell’associazione che riunisce le donne del vino, di cui io sono la delegata sarda», aggiunge Valentina Argiolas.

E non è certo una combinazione fortuita che la festa sia capitata sabato 4 marzo, proprio durante il fine settimana che precede il giorno della festa della donna: «Quando abbiamo parlato di questa iniziativa abbiamo anche pensato a una data dal valore simbolico e questa ci sembrava quella più giusta, per noi donne e per tutti quelli che hanno deciso di scoprire il mondo del vino attraverso la nostra iniziativa – spiega ancora Valentina Argiolas che spende qualche parola per sfatare alcuni miti legati al consumo da parte dell’universo femminile: «Spesso sento dire che le donne gradiscono soprattutto il vino rosato e che vanno pazze per le bollicine. In realtà sono solo stereotipi che non trovano riscontri nella realtà.

I gusti sono soggettivi e non possono essere classificati». La caccia al mito dei gusti è un argomento leggero che fa da contorno a una settimana delicata. La cronaca, infatti, non ha dato una mano alla cornice festosa allestita dalla donne del vino. Il fine settimana di festa è stato preceduto da un’agghiacciante femminicidio accaduto a Iglesias, dove una donna di 32 anni è stata brutalmente assassinata dal marito, forse per colpa della gelosia: «Per fortuna nelle mie esperienze lavorativa non ho mai incontrato alcun tipo di diffidenza e non ho mai subito attacchi sessisti. Credo che dietro ai fatti di questo genere ci sia una situazione culturale da rigovernare. Serve una maggiore educazione al rispetto delle cose, dell’ambiente e soprattutto delle persone. Si dovrebbe iniziare dalla scuole – conclude Valentina Argiolas –, perché credo che sia quello il punto di partenza per educare i giovani alla cultura del rispetto. Sarebbe bello se venisse insegnato anche l’uso dei social network che sono diventati un pericoloso veicolo della violenza».

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