Ambientalisti all’attacco: no al cemento nell’isola

Al convegno organizzato dai Rossomori demolita la proposta della giunta Pigliaru L’accusa: è peggiore di quelle del centrodestra, devasterà le coste e il paesaggio

CAGLIARI. La legge urbanistica proposta dalla giunta Pigliaru? «È peggio di quelle tirate fuori in passato dal peggior centrodestra. Sì, siamo delusi, amareggiati, preoccupati e imbufaliti». Con questo carico pesantissimo, il presidente dei Rossomori, Gesuino Muledda, ha aperto il convegno organizzato dal suo partito, che mesi fa è passato all’opposizione, dagli ex pd del movimento «Possibile», e con il contributo di Italia Nostra, Wwf e del Gruppo d’intervento giuridico. Più la partecipazione, la sala era grande ed affollata, di tutti quelli che negli oltre cento articoli della proposta vedono – testuale – «rischi, storture, prevaricazioni, decisioni illegittime e anticostituzionali». Purtroppo «sempre e solo contro l’ambiente», hanno detto Sandro Roggio, urbanista e architetto, Alessio Satta, ingegnere e consulente ministeriale, insieme a Giuseppe Melis, che all’università di Cagliari insegna marketing turistico. L’hanno ribadito è ovvio anche gli ambientalisti Carmelo Spada, a Paola Morittu e Stefano Deliperi. Con attacchi arrivati poi dal presidente di Federparchi Tore Sanna e in parte da Emiliano Deiana dell’Anci: «I Comuni non si faranno mettere i piedi in testa dalla Regione», è la sintesi del suo intervento.

È stato un processo a scena aperta con il presento colpevole in contumacia – della Regione non c’era nessuno – in cui Muledda è arrivato a dire: «Dentro e fuori i 300 metri dal mare, finora inviolabili, questa giunta vuol far costruire con una violazione palese del Piano paesaggistico regionale, anzi lo vorrebbe addomesticare alle loro nuove e presunte esigenze, e col rischio di favorire così pochi costruttori, pochi proprietari e addirittura interessi più o meno occulti». Muledda, nel 2014 era dalla parte di Pigliaru, ora non ha dubbi: «L’assessore all’urbanistica Cristiano Erriu, a Sassari, ha annunciato che la legge porterà due miliardi d’investimenti, ma io invece gli chiedo di chi sono questi soldi destinati a far aumentare solo il cemento e non certo lo sviluppo diffuso?». In attesa della risposta, sono stati gli altri a dare addosso alla legge. Sandro Roggio ha detto: «È troppo il libero arbitrio lasciato ai soliti ispiratori seriali degli attacchi a quanto di più delicato c’è in Sardegna, le coste». Alessio Satta, con una simulazione, ha provato a dimostrare «gli effetti negativi, spesso devastanti, che gli annunciati aumenti delle volumetrie avranno su gran parte della fascia costiera». Giuseppe Melis ha smontato quello che per lui è solo un alibi: «Non è vero che alla Sardegna servono più posti letto. Ha bisogno di più trasporti e servizi per il turismo. Semmai qualche piccolo albergo potrebbe essere premiato, ma nella fascia dei 300 metri il bonus non può essere concesso a tutti». Articolo dopo articolo sono stati poi gli ambientalisti a demolire il testo della legge – ora in carico al Consiglio regionale – e anche e motivazioni economiche presentate dalla giunta per sostenere la bontà delle cubature-premio. Carmelo Spada del Wwf ha detto: «Non capisco il modello alla base di questa legge contraddittoria e incomprensibile». Paola Morittu del Wwf ha aggiunto: «Non siamo accecati da chissà quale ideologia, ma dalla volontà manifestata dalla Regione di cancellare i principi sacrosanti del Piano paesaggistico e della legge Salvacoste». Stefano Deliperi del Gruppo d’intervento giuridico è stato ancora più diretto: «In questa legge non c’è nulla di urbanistico, servirà solo far girare più veloci le betoniere».

Salvatore Sanna di Federparchi che è anche un uomo forte del Pd, dunque sostiene Pigliaru, ha chiuso così: «Dobbiamo fermare chi sta per commettere un errore clamoroso». Emiliano Deiana dell’Anci ha guardato oltre: «I Comuni non si sono ancora pronunciati sulla legge. Lo faranno presto – ha detto – ma sia chiaro la Regione non potrà fare e disfare a suo piacimento». (ua)

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