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Referendum insularità, già 18mila firme

Referendum insularità, già 18mila firme

Adesione record in appena 20 giorni di raccolta, si punta alle 100mila entro la fine dell’anno

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CAGLIARI . Tutt’insieme per l’insularità: 18mila firme raccolte in appena venti giorni. Bastavano 10mila elettori, il referendum si può fare. In primavera, ai sardi sarà chiesto: «Volete voi che lo stato d’insularità sia inserito nella Costituzione?». Con questa certezza sul tavolo, il Comitato promotore, trasversale fra i partiti, esclusi quelli indipendentisti, sostenuto da economisti, magistrati e professori universitari e tanti cittadini, ha un nuovo obiettivo: «Vorremmo raggiungere le 100mila firme, entro dicembre – ha detto il presidente Roberto Frongia – non tanto per una questione di contabilità, la soglia minima degli elettori l’abbiamo superata, però vogliamo dimostrare che questa è e sarà la battaglia di tutti i sardi. Non per staccarci da Roma, ma essere ancora più integrati, rispettati e uguali nel confronto con le altre regioni». Certo, sarà un referendum consultivo, per cambiare la Costituzione ci vorrà ben altro: il voto del Parlamento. Lo stesso che, nel 2001, hanno ricordato gli esperti del Comitato, «con la riforma del Titolo V, passata alla storia come la stagione non felice del federalismo fiscale, ha cancellato il concetto d’insularità dalla legge fondamentale della Repubblica italiana». È stato un errore, bisogna rimediare. Al di là delle presenze dei partiti – Riformatori, Forza Italia e Pd – a parlare sono stati gli esperti. Giovanni Lobrano, insegna diritto romano all’università di Sassari, ha detto: «L’insularità deve ritornare a essere la nostra prima ricchezza di cui dobbiamo andare orgogliosi. Non dobbiamo a essere dei questuanti a Roma, ma rivendicare la parità costituzionale che non è solo l’autonomia ma qualcosa di più importante». L’ex magistrato di Cassazione Enrico Altieri ha aggiunto: «Con questo referendum, sarà possibile aprire e strade finora sbarrate, come quelle per la fiscalità di vantaggio». Maria Antonietta Mongiu, già presidente del Fondo per l’ambiente, «Dobbiamo aggregare soprattutto i giovani intorno a questa scelta che è di coscienza e culturale». Il presidente dell’Ordine degli avvocati, Rita Dedola, ha sostenuto che «con questo referendum può davvero cominciare una nuova stagione», mentre Stefano Altea, esperto di diritto europeo, si è sbilanciato: «Il nostro quesito è legittimo, dobbiamo andare avanti». Poi i partiti. I Riformatori, con Pietrino Fois, Michele Cossa e Attilio Dedoni, hanno sottolineato che «l’iniziale entusiasmo di pochi s’è trasformato ben presto, in pochi giorni, in un ampio e appassionato fronte comune». Forza Italia, con Pietro Pittalis, Alessandra Zedda, Giuseppe Fasolino e Marco Tedde, ha rilanciato: «Alle luce dei prossimi referendum in Lombardia e Veneto, che chiedono più autonomia, la Sardegna deve blindarsi, battersi per trovare più spazio nella Costituzione e in Europa». I consiglieri regionali del Pd Franco Sabatini e Roberto Deriu sono stai decisi: «Questo ampio fronte fra diverse aree politiche ha un obiettivo che potremmo definire in controtendenza: nasce non per dividere me per unire, e si muove sul piano costituzionale, com'è corretto che sia».

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