Il sindaco di Cagliari: «Colosso nuragico? Ho pensato a uno scherzo»

La simulazione di come potrebbe apparire il colosso nuragico

La proposta del gruppo comunale di centrodestra solleva reazioni divertite. La sovrintendente Picciau: «Un parere? Rivolgetevi a un commentatore satirico»

CAGLIARI. «Un bronzetto alto venti metri sul porto di Cagliari? Guardi, non posso rispondere. Si rivolga a un commentatore satirico»: parole di Maura Picciau, sovrintendente al paesaggio e belle arti del sud Sardegna. No, l’idea del gruppo comunale di centrodestra decisamente non piace. Però la proposta del colosso di bronzo («un’icona identitaria, la nostra torre Eiffel») un pregio ce l’ha: suscita reazioni divertite. Lo scrittore Giorgio Todde, per esempio. Vorrebbe lasciar perdere, poi gli scappa: «Un commento? Visto i tempi che corrono e le dimensioni dell’opera direi “bronzo alla patria”».

E Massimo Zedda? Ancora non ci crede: «Quando ho ricevuto la mozione ho pensato a uno scherzo - ride il sindaco - poi ho capito che era tutto vero. Cosa dovrei dire? Mi sembra elegante e sobrio, ma troppo piccolo. Lo vorrei da 150 metri, per superare il Colosso di Rodi, il faro di Alessandria d’Egitto e le Piramidi». Dopo, non senza fatica, ritorna serio: «Un amico ingegnere mi ha detto, letta questa genialata, che sarebbero necessari milioni e milioni di euro solo per il costo del materiale». Stefano Deliperi, leader del Grig, butta là una retrospettiva del grottesco: «Ricordo la corsa dei dromedari al Poetto, quando sindaco era Delogu. Poi la funivia sulla Sella del Diavolo, gli hotel palafitta da piantare tra le acque del Molentargius, l’ovovia che doveva sorvolare il Bastione. Di tanto in tanto ne pensano una, sempre roba voluminosa, ora c’è il colosso nuragico. Si occupassero di cose serie».

Spigolando sul web si scopre che il consigliere Raffaele Onnis e i suoi colleghi del centrodestra vengono colpiti persino dal fuoco amico. L’ex assessore all’Urbanistica Giampaolo Marchi spara ad alzo zero con tono risentito: «Andate a rovinare qualche altra città e non modificate uno skyline frutto di più di due millenni di insediamento continuativo». Inevitabile il profluvio di reazioni su “Parliamo di Cagliari”, una frequentatissima pagina Facebook dove ogni progetto sulla città diventa oggetto di dibattiti serrati. Ad aprire la discussione è Ofelia Izzo con un titolo che contiene tutto: “Quando il kitsch oscura la mente”. Le rispondono a decine, spesso col dono raro della sintesi. Vali Pinna: «Ta brigungia». Elena Ipl: «Più che di bronzetto parlerei di sbronzetto». Riccardo Cao: «Che stronzata immonda». Silvia Floris: «Ta leggiu». Giacomo Clarkson: «Una pagliacciata». Valentina Cocco: «Taddannu».

Fioccano anche le proposte alternative: al posto del bronzetto ciclopico Riccardo Mureddu vedrebbe meglio «due piricchitti giganti» mentre Nicola Todde posta un rendering dove in luogo della statua giganteggia Mazinga. Ma la sintesi perfetta della filosofia cagliaritana è nel commento di Gianluigi Nieddu: «Solo la statua di Rombo di Tuono-Gigiriva è un bene identitario, il resto è niente». Definitivo.
 

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