Ristorante in casa, in arrivo le regole in Sardegna

Proposta di legge Fdi. L'isola sarebbe la prima regione a normare il fenomeno

CAGLIARI. La sala da pranzo trasformata in locanda, con il padrone di casa prima ai fornelli e poi a tavola insieme agli invitati, più o meno conosciuti, che si erano prenotati sui social. È questa la sintesi, quasi perfetta, dell’ultima tendenza nella ristorazione: i pranzi o le cene, a pagamento, organizzate fra le mura di casa. In inglese le possibilità sono addirittura due: l’home restaurant, lavoretto occasionale, e il social eating point, con almeno più di un evento a settimana. Ma visto il successo è arrivato il momento di passare dal fai da te a un sistema molto più ragionato. Come? «Con una nostra proposta di legge», ha detto il capogruppo di Fratelli d’Italia, Francesco Mura, nel presentare una quindicina di articoli che «non vogliono assolutamente soffocare un fenomeno spontaneo, ma renderlo semmai più attrattivo». Al suo fianco, Cristiano Rigon, inventore e patron della piattaforma digitale «Gnammo.com», che da tempo è un punto di riferimento per gli appassionati, cuochi e clienti, dell’home restaurant. «La nostra intenzione è proprio quella di ampliare l’offerta dell’ospitalità, aumentando le possibilità che le cene in casa diventino un’occasione di lavoro. Non aggiungiamo infatti nuove regole. Basterà una comunicazione al Comune, partecipare ai corsi su come vanno lavorate le materie prime in cucina e ottenere il certificato Haccp, per aprire l’attività». Tra l’altro se la proposta fosse approvata dal Consiglio, in tempi stretti, la Sardegna sarebbe capofila. «Oggi non esiste in nessun’altra regione una legge così – conferma Rigon – mentre al Senato è fermo ancora un testo simile già approvato dalla Camera». Per evitare polemiche o sollevazioni dei ristoratori ufficiali, Fausto Piga, anche lui consigliere di Fdi, l’ha detto subito: «I due circuiti non sono in concorrenza. Con la nostra proposta di legge, vogliamo solo valorizzare la cultura dell’ospitalità diffusa, che in Sardegna è secolare, e diffondere il più possibile la conoscenza delle ricette tradizionali. O meglio ancora, dar vita a un circuito che ricorda abbastanza le nostre Cortes apertas ma in servizio tutto l’anno». Francesco Mura ha detto ancora: «Con questa legge, in sostanza, saniamo un vuoto legislativo, evitiamo che nascano mercati sommersi, aumentiamo le possibilità di lavoro e certificheremo infine anche la qualità dell’offerta».

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