Sider Alloys in stand by nuovo vertice in Regione

L’assessora all’Industria Pili convoca per martedì 10 azienda, Mise e sindacati Ancora irrisolto il nodo del prezzo dell’energia. Gli operai senza cig da due mesi

SASSARI. Un piano di rilancio fermo da due anni, il nodo dell’energia che resta irrisolto, gli operai in presidio da più di otto anni. Sul futuro della Sider Alloys c’è un enorme punto di domanda. L’ex Alcoa, rilevata dal fondo svizzero due anni fa con lo stesso obiettivo, cioé produrre alluminio, è ferma al palo. Macchinari fermi da fermi e un esercito di operai, circa 900, in stand by. Si lavora a rotazione, a piccoli gruppi, per mantenere in vita gli impianti in attesa del revamping più volte annunciato e sempre rimandato. Di recente l’accordo sul prezzo dell’energia è rimasto impantanato nelle maglie della politica a un passo dal traguardo. Con gravi conseguenze: la proprietà che minaccia di mollare tutto perché nel lungo periodo di attesa ha perso il conto delle perdite economiche, e i lavoratori che si dicono pronti a sollevare i toni della protesta, sinora civile e pacifica. L’esasperazione cresce anche perché dal 31 dicembre 2019 gli operai non ricevono più un euro di ammortizzatori sociali. Due mesi senza un soldo, un purgatorio senza fine che genera malcontento e amarezza. Di tutto questo si parlerà martedì 10 marzo nell’incontro convocato in Regione dall’assessore all’Industria Pili al quale dovrebbe partecipare il sottosegretario allo Sviluppo economico Alessandra Todde. Un incontro sollecitato dagli operai, come spiega Renato Tocco, segretario territoriale Uilm: «Abbiamo bisogno di risposte, siamo stanchi dei rinvii. La politica deve darci una data certa per il riavvio degli impianti». Al vertice in Regione dovrebbe partecipare anche l’azienda – convocata dalla Pili insieme a Invitalia e rappresentanti del Mise, ma la presenza non è scontata. «Vorremmo confrontarci con i vertici anche per manifestare il grande disappunto per alcune scorrettezze commesse nei confronti degli operai», spiega Tocco. Il sindacalista si riferisce al fatto che l’azienda ha staccato l’erogazione di acqua e corrente elettrica nel presidio accanto allo stabilimento. Un gesto che ha esasperato gli animi: «Siamo qui da otto anni, ci alterniamo giorno e notte per ricordare alla politica che ci siamo. Difendiamo i nostri posti di lavoro con grinta e orgoglio e in cambio riceviamo questo “schiaffo” che non ci meritiamo. Ora mi auguro che nell’incontro del 10 sia fatta finalmente chiarezza sulla vertenza». Il nodo principale da risolvere è quello del prezzo per la fornitura dell’energia. Sider Alloys chiede al governo nazionale un forte sconto sul valore di mercato e a gennaio l’intesa sembrava essere stata raggiunta: 28-29 euro per megawatt contro 53-54 euro. Sembrava, perché l’accordo non si è mai concretizzato e la fabbrica e i suoi operai sono ancora sulla graticola.

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