Sider-Alloys, a giorni la firma per l’energia

Sace e Banca Intesa stanno limando il testo: il prezzo reale finale sarà contenuto. Nel futuro i cinesi

CAGLIARI. Ancora tre, quattro giorni massimo e poi i legali di Sace (la società di cassa depositi e prestiti specializzata nel settore finanziario-assicurativo) e Banca Intesa, definiranno il contratto con il quale Enel cederà a Sider Alloys per cinque anni rinnovabili l’energia elettrica necessaria al riavvio della fabbrica di alluminio del Sulcis ex Alcoa. Il contratto, che prevede un prezzo di mercato, è l’ultimo tassello prima della “fase 2” per il polo di Portovesme. L’ultimo scoglio riguardava le eventuali penali e la composizione del prezzo nel tempo. Oggi l’energia elettrica costa poco, domani chissà, tra cinque anni è impossibile prevederlo. Per questo le due società hanno applicato al contratto di fornitura gli strumenti tradizionali di compensazione nella compra-vendita di commodities. Alla fine il prezzo base sarà sui 43 euro a megawatt, a cui si applicherà la scontistica prevista per legge; il vero prezzo finale sarà molto vicino ai 30 euro. E a questo punto si aprirà il dopo per Sider-Alloys.

Sindacati e istituzioni vogliono “vedere” e studiare il piano industriale, che discende dal prezzo dell’energia, vera materia prima per la produzione di alluminio. Quali produzioni, in che quantità, quali mercati, quanto personale in quanto tempo rientrerà al lavoro? Sono domande a oggi senza risposte certe.

La prossima settimana ci sarà però un primo appuntamento al Mise, come confermato dalla sottosegretaria Alessandra Todde. «Convocheremo il tavolo con le parti sociali per la prossima settimana e stiamo monitorando giornalmente i passi necessari che porteranno l’azienda alle firma del contratto con Enel». Tra i protagonisti della nuova fase un ruolo importante avrà chi è stato scelto da Sider-Alloys per il riammodernamento degli impianti, fermi da tanti anni. È Chinalco, compagnia statale cinese leader mondiale nel settore dei metalli non ferrosi, con una capitalizzazione di 43 miliardi di dollari e ricavi e utili a nove zeri, ben oltre i livelli europei. I suoi tecnici arriveranno in Sardegna per illustrare, preparare e impiantare i nuovi processi di estrazione dell’alluminio a Portovesme. Questo intenso e complesso intervento durerà non meno di dodici mesi. Difficile però che a quel punto i tecnici e i manager di Chinalco, un gigante anche rispetto ad Alcoa, saluti la Sardegna. Per Chinalco l’isola può essere un avamposto per il mercato europeo, tutto sommato in salute e ricco di prospettive.(g.cen.)

@gcentore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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