Il dopo Covid: Sardegna fra le regioni più povere dell'Ue

La pandemia ha accentuato la crisi economica dell'isola: il Pil a meno 12 per cento

CAGLIARI. Un Pil al 70% della media europea, un sistema di microimprese che non favorisce l'accumulazione di capitale, scarsi investimenti in capitale umano e innovazione tecnologica, evoluzione demografica negativa, insularità, spopolamento, bassa densità abitativa che rallentano lo sviluppo. La Sardegna è tra le regioni più povere d'Europa, e a ciò si aggiunge la crisi pandemica, con un impatto che per lo scenario più severo rischia dopo il lockdown di portare una riduzione della domanda esterna del 13.1% e una riduzione della domanda turistica del 50%, con un -11.9% del Pil.

Oggi 19 giugno se n'è parlato nel seminario con gli economisti delle Università di Sassari e Cagliari e attori istituzionali, economici e sociali dell'isola, organizzato con la Fondazione di Sardegna dal Crenos per presentare il rapporto "Le prospettive dell'economia in Sardegna dopo la pandemia" e aperto da Emanuela Marrocu, direttrice del Crenos, e Carlo Mannoni, direttore generale della Fondazione di Sardegna. Raffaele Paci dell'Università di Cagliari ha moderato gli interventi di Bianca Biagi e Barbara Dettori delle Università di Sassari e Cagliari, che hanno lavorato al rapporto, e degli altri esperti: Giacomo Del Chiappa, Mariano Porcu e Mario Macis delle Università di Sassari e Cagliari e della John Hopkins University.

"Serve un cambiamento epocale, fondato su capitale umano, sociale e ambientale e qualità delle istituzioni". dicono i tecnici. "Il forte shock di offerta di breve periodo non produca un duraturo shock di domanda _ auspicano _ . Ci si accolli la riduzione dei redditi e si garantisca occupazione per non innescare una spirale recessiva duratura", chiedono mentre evocano stili di vita coerenti con sostenibilità ambientale e salvaguardia della salute, trasformando in opportunità elementi negativi come l'insularità.

L'ultimo appello del Centro di ricerche economiche Nord Sud è per tutti, perché "la crisi si supera condividendo visione strategica, competenze, innovazione e coesione". (ANSA).

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