Gli hotel contro la Regione: siamo stati abbandonati

L’attacco di Federalberghi. A luglio solo il 10 per cento delle camere occupate

SASSARI. Il quadro dipinto da Federalberghi sulla stagione turistica è molto più che a tinte fosche. Hotel vuoti, cancellazioni che superano le prenotazioni, latitanza della Regione. I numeri sono sempre accompagnati dal segno meno. E sempre a doppia cifra, quasi tripla, visto che a giugno l’isola ha subito un crollo del 95 per cento delle presenze contro l’80 della media nazionale. E le previsioni per luglio e agosto non si discostano da questi dati che confermano come il turismo sia il settore più colpito dalla pandemia. Un quadro devastante a cui vanno aggiunti i dati di una ricerca dell’università di Sassari che ha chiesto agli operatori del turismo un riscontro sulla situazione attuale. Uno studio basato su un campione di 360 strutture ricettive, alberghiere ed extra alberghiere dell’isola, da cui sono emersi i principali ostacoli al mancato decollo della stagione: difficoltà di accesso alla Sardegna, scarsa ed errata comunicazione da parte delle istituzioni nella fase 3 e promozione della destinazione latitante.

L’attacco di Manca. Ed è proprio di fronte a questo scenario in bianco e nero che Paolo Manca, presidente di Federalberghi, non riesce a trattenere il suo malcontento nei confronti della Regione. «In una stagione difficile come quella appena iniziata gli imprenditori hanno fatto sin da subito la loro parte, le istituzioni regionali no – attacca –. A oggi oltre il 50 per cento delle strutture ha aperto, assumendo decine di migliaia di lavoratori, ma non un euro è arrivato nelle casse degli alberghi, non c’è alcuna certezza dei contributi promessi per agevolare le assunzioni, il rischio sanitario è sempre alla porta e nessuna indicazione è arrivata. E soprattutto non è stata organizzata alcuna adeguata promozione per facilitare la ripartenza». Manca lamenta scarsa rapidità nelle decisioni e ancor di più nelle azioni, anche alla luce del fatto che l’isola - per una volta - avrebbe potuto sfruttare la sua insularità. «Abbiamo mantenuto con i rappresentanti della Regione le interlocuzioni aperte per mesi, le azioni da intraprendere erano chiare come le nostre proposte avanzate sin da marzo: se non si scongiurerà il disastro completo non c’è alcun dubbio su dove ricercare le responsabilità di questo flop annunciato».

Lo studio dell’università. Un flop che emerge tutto quanto dall’indagine realizzata da Giacomo del Chiappa, docente di Marketing del Dipartimento di scienze economiche e aziendali in collaborazione e con il patrocinio di Federalberghi Sardegna in due tempi, la seconda rilevazione tra il 22 e il 30 giugno. I dati sono relativi a un campione di 360 strutture tra hotel ed extra alberghiero. Il primo numero da rimarcare è quello della provenienza. Come era facile prevedere la maggior parte delle prenotazioni riguardano italiani, pari al 75 per cento di cui il 22 per cento sardi. Gli stranieri sono solo il 25, concentrati nella seconda parte della stagione, anche perché a oggi sono ancora numerosi i Paesi che non hanno riaperto le frontiere. Questi numeri determinano un basso tasso di riempimento di tutte le strutture ricettive che non supera il 10 per cento delle camere disponibili per il 43 per cento degli hotel a luglio, per il 30 ad agosto, per il 55 a settembre e per il 79 a ottobre. Se si innalza la soglia al 30 per cento delle camere occupate si scopre che il 79 per cento degli alberghi a luglio non la supera, così come il 71 ad agosto, l’84 a settembre e il 92 a ottobre.

Allarme cancellazioni. Il numero degli annullamenti - complice anche un atteggiamento inaccettabile di diverse compagnie aeree - è in continua crescita. Per luglio quasi il 40 per cento delle strutture ha registrato un calo oltre il 60 per cento, ha perso dunque due prenotazioni su tre. Per gli altri mesi il dato si riduce, ma non è sempre positivo perché gli annullamenti arrivano all’ultimo momento.

Incognita trasporti. Per il 66 per cento degli interpellati le modalità di accesso all’isola limitano le prenotazioni e le richieste di vacanze in Sardegna. Un altro aspetto che sta creando non poca confusione tra i potenziali turisti sono le norme di comportamento in spiaggia. Il 66 per cento degli operatori non trova affatto chiare le regole di fruizione degli arenili.

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