Traffico di rifiuti, assolto il manager Lolliri

Acquistò dagli Usa combustibile fuori norma per la Portovesme srl, ma per il giudice in quantità legale

CAGLIARI. L’accusa era di aver importato dagli Stati Uniti carichi di petrol koke, un combustibile per uso industriale, con potere calorifero inferiore ai limiti di legge per risparmiare sul prezzo d’acquisto. La differenza? Semplice: al di sotto di quei limiti non si può parlare di combustibile ma di rifiuto, un rifiuto che può danneggiare l’ambiente. Per il giudice Simone Nespoli però Carlo Lolliri (77 anni), ex manager e amministratore delegato della Portovesme srl, che difeso dall’avvocato Massimo Melis doveva rispondere di attività di gestione dei rifiuti non autorizzata e di falso ideologico per aver cercato di far passare nella bolletta doganale quella sostanza come combustibile malgrado fosse, per l’appunto, da classificarsi come rifiuto a rischio inquinamento, non è colpevole: la quantità di petrol koke non calcinato importata andava oltre i limiti imposti dalla legge ma rientra in un range di tolleranza. Il contrario di quanto sostenuto dal pm Giangiacomo Pilia, che aveva chiesto la condanna dell’imputato a conclusione di una breve requisitoria. Conclusioni che il giudice ha respinto, decidendo per l’assoluzione del manager.

La questione trattata in tribunale è molto tecnica: la legge stabilisce che il pet koke deve avere un potere calorifero minimo, se non ce l’ha va considerato un rifiuto e non può essere usato. Nel corso di un controllo, siamo al 5 gennaio del 2015, la polizia giudiziaria scoprì che il materiale importato dalla Portovesme srl a Portoscuso non rispondeva ai valori prescritti a causa di una differenza - per la difesa insignificante e quindi non illegale, l’accusa la pensava diversamente - riscontrata in base alla consulenza di un laboratorio esterno. Da qui l’inchiesta e il successivo rinvio a giudizio che dopo diverse assoluzioni legate ad altre vicende, tra cui quella che ha per protagonista l’ex sindaco di Portoscuso Adriano Puddu, ha condotto Lolliri ancora una volta davanti a un tribunale penale, dove il potente manager industriale si è difeso con determinazione sostenendo di non aver violato alcuna norma legata all’uso improprio dei rifiuti.

Nel corso del dibattimento davanti al giudice monocratico sono stati sentiti fra gli altri il consulente della Procura e alcuni testi per la difesa che hanno risposto alle domande del pubblico ministero e dei difensori. Il processo era stato poi sospeso per il lockdown e rinviato a ieri per eventuali repliche e per la sentenza, che è stata emessa a fine mattinata. Le motivazioni del verdetto saranno depositate in cancelleria fra novanta giorni.

Erano parti civili nel procedimento l’ex operaio forestale Bruno Calabrò e l’ambientalista e politico Angelo Cremone per conto della Provincia del Sulcis, patrocinati dall’avvocato Toto Casula, che nel corso della discussione aveva chiesto la condanna dell’imputato al risarcimento. (m.l)



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