Conti in rosso: 1745 addetti in cassa integrazione

Buco da 20 milioni al mese, stop agli investimenti. Oggi il confronto tra sindacati e azienda

CAGLIARI. Cassa integrazione subito e per tutti i 1745 dipendenti. Il 2020 è veramente l’anno nero per la Saras, che in poche settimane ha visto peggiorare in maniera esponenziale i suoi conti, arrivando alla fine dell’estate, quando è stato lanciato l’allarme, a perdere poco meno di venti milioni di euro al mese. A questi ritmi in sedici mesi sarebbe stata bruciata tutta la cassa. Per l’azienda la catastrofe. Da qui la decisione assunta la scorsa settimana in un cda certo non sereno, e comunicata a sindacati ufficialmente ieri. Saras ha cercato di addolcire l’amaro calice, ma la sostanza non cambia. Cig-covid sino a dicembre e poi quella ordinaria almeno sino a luglio 2021 per tutti i dipendenti, blocco dei programmi di investimento e riduzione delle manutenzioni, impianti in marcia al minimo possibile, al punto da lavorare solo il petrolio i cui derivati sono già venduti. I sindacati ufficialmente non parlano, forse oggi dopo un nuovo round con l’azienda se ne saprà di più, ma da ambienti finanziari di Borsa si ipotizza che la cig richiesta consentirà a Saras di “risparmiare” non meno di 60 milioni l’anno solo sugli emolumenti, (su un costo del lavoro che ha sfiorato i 150 milioni nel 2019) una quantità sufficiente a preparare l’ipotetica ripartenza per il prossimo autunno e a generare subito nuova cassa.

Il taglio delle produzioni e delle retribuzioni si riverbera subito su manutenzioni e investimenti, che solo nel 2020 sono arrivati a 186 milioni. Nuovi tagli e risparmi e tempi bui anche le aziende dell’indotto.

L’unica nota positiva secondo il sindacato è che Saras considera questa cig, la prima della sua pluridecennale storia, congiunturale. Non sono previsti esuberi, non sono previsti tagli alle tipologie di prodotto. Vengono “solo” ridotte le quantità, con una raffineria che oggi comunque produce al 75 per cento delle sue capacità.

Ma perchè questa scelta per certi versi improvvisa del management Saras? Il punto di svolta è arrivato con i conti di luglio. Ci si aspettava una ripresa del mercato e invece a fronte di un prezzo del petrolio stabile, i raffinati hanno progressivamente perso valore, soprattutto il diesel, segmento in cui Saras è forte. La congiuntura favorevole dei primi mesi, quando per il lockdown il mercato era di fatto immobile, e nello stesso periodo Saras stava effettuando importanti lavori di manutenzione su due delle linee più importanti di produzione, non ha generato i vantaggi attesi. Adesso si entra in un terreno, quello delle relazioni sindacali in momenti di crisi, anomalo per entrambe le parti. Saras ha “promesso” che vuole fare tutti i passaggi condividendoli col sindacato. Dal canto loro Cgil, Cisl e Uil hanno ribadito che questa cig sarà accettata se coinvolgerà tutti i dipendenti, e avrà il minor impatto possibile sulle buste paga. Come? Lo sapremo forse oggi.(g.cen.)

@gcentore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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