Acquisti coi soldi pubblici inchiesta chiusa per 16 Pd

Sotto esame la legislatura Cappellacci: spese per dolci tipici, vini e medaglie In tribunale sfilata di testimoni a difesa dell’ex presidente del consiglio Spissu

CAGLIARI. Centinaia di euro spesi per acquistare confezioni di gueffus e amaretti, targhe premio e coppe per manifestazioni sportive, non meglio precisati legumi da consumare durante la proiezione di un documentario a Barumini, pranzi e cene nei ristoranti di Cagliari, necrologi collettivi, piccole e grandi cifre investite in quella che doveva essere l’attività istituzionale del gruppo politico regionale e che invece, stando alle accuse, ha l’aria di essere un nuovo festival dello spreco di denaro pubblico.

E’ l’ultima ondata dell’inchiesta-kolossal con circa 120 indagati aperta e condotta dal pm Marco Cocco, ora passata in mano al collega Andrea Vacca: sono sedici i consiglieri ed ex consiglieri regionali del Pd accusati di concorso in peculato continuato per l’uso illegale dei fondi destinati all’attività istituzionale dei gruppi nel periodo iniziale della legislatura Cappellacci, tra il 2009 e il 2013, prima che i fondi venissero aboliti.

Nell’avviso di conclusione dell’indagine preliminare notificato ieri mattina compaiono i nomi di onorevoli già indagati e prosciolti insieme a quelli di cinque ancora sotto giudizio nel dibattimento che proprio ieri è entrato nel vivo. Cento pagine fitte di rendiconti riferiti a spese che secondo la Procura non rientrerebbero tra quelle compatibili con gli scopi istituzionali. Nei documenti raccolti dalla sezione di polizia giudiziaria dei Carabinieri e della Guardia di Finanza i nomi di segretari e segretarie, giornalisti, consulenti, collaboratori dei consiglieri regionali pagati coi fondi del gruppo.


Ora che l’inchiesta è chiusa gli indagati avranno la possibilità di difendersi spiegando le ragioni delle spese e la relazione tra assegni firmati e attività politica svolta. Otto mesi fa gli indagati erano diciassette, sono rimasti in sedici perché il nome di Pietro Cocco era finito per un errore nel calderone dell’indagine. I nomi sono questi: Tarcisio Agus (70 anni) di Guspini, Mario Bruno (55) di Alghero, Pierluigi Caria (52) di Alghero, Luigi Giuseppe Salvatore Cucca (63) di Nuoro, Giuseppe Cuccu (55) di Iglesias, Giampaolo Diana (68) di Siliqua, Marco Espa (59) di Cagliari, Luigi Lotto (67) di Villagrande Strisaili, Gavino Manca (50) di Sassari, Marco Meloni (49) di Quartu, Valerio Meloni (63) di Monti, Cesare Moriconi (57) di Sinnai, Antioco Chicco Porcu (60) di Cagliari, Francesco Sabatini (58) di Lotzorai, Gian Valerio Sanna (62) di Abbasanta e Antonio Solinas (61) di Busachi.

Nelle tabelle con cui la Polizia giudiziaria riassume le uscite compaiono i conti dei ristoranti, i contributi per manifestazioni, gli acquisti di dolci fino all’elenco dei collaboratori pagati dai consiglieri in cambio di prestazioni professionali. Sono piccole cifre che sommate diventano consistenti: dai 60-150 euro per ogni medaglia, coppa o targa acquistata alla ditta Udella sport ai 167 euro per i due necrologi voluti dal gruppo, dagli affitti delle sale destinate a seminari agli immancabili conti dei ristoranti. Tra le spese, centinaia di euro per la rassegna letteraria dell’associazione culturale Zahr Records, l’acquisto di venti copie del volume “L’emigrazione dalle isole” della Cs Sea Onlus, fino agli 813 euro versati all’associazione culturale Destini e Fortuna di Barumini per lo spettacolo “Chiedo scusa”. Un capitolo a parte meriterebbero gli acquisti di dolciumi tipici sardi: 270 euro spesi in amaretti e gueffus dalla ditta Dulcis in fundo e anche i 162 investiti in legumi, fino ai 348 euro impegnati in vini scelti al negozio Cronta.

Notificato l’avviso, gli indagati hanno ora a disposizione venti giorni per chiedere di essere interrogati e per depositare atti e memorie. I difensori impegnati in questa fase sono Guido Manca Bitti che tutela tre indagati come Agostinangelo Marras, Giuseppe Macciotta (2), Angelo Nanni, Marco Cuccu, Anna Maria Busia, Gianluca Giordo, Fabio Pili, Francesco Ruju, Massimo Melis, Gianfranco Siuni e Raffaele Miscali. Ieri al dibattimento con 29 imputati del centrosinistra, sono stati sentiti tre testimoni a difesa di Giacomo Spissu - Piero Nurchis, Roberto Ruggiu e Leonardo Pitzolu - che hanno riferito sulle spese del gruppo: sarebbero tutte destinate a scopi istituzionali.


 

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