Inchiesta in Vaticano, Becciu al contrattacco: «Distrutta la mia immagine»

Il cardinale chiede 10 milioni di euro all’Espresso: «Ha scritto falsità su di me. Non mi risulta essere mai stato indagato. Complotto contro Pell? Solo fantasie»

SASSARI. Il cardinale Angelo Becciu passa all’attacco e mette nel mirino quella che definisce «la campagna stampa che l’Espresso ha condotto senza soluzione di continuità» contro di lui «con una serie di accuse, tutte assolutamente prive di fondamento». L’alto prelato, che si affida allo studio legale Callipari di Verona, annuncia di avere promosso una azione civile «per il risarcimento degli enormi danni patiti» che saranno devoluti per opere caritatevoli. Nella sua nota Becciu non quantifica la richiesta. Sarà in serata una successiva nota del settimanale a dire che il cardinale ha chiesto 10 milioni di danni. L’ex braccio destro di Papa Francesco dichiara che l’intera documentazione presentata dai suoi difensori al tribunale «prova l’assoluta infondatezza delle ricostruzioni pubblicate a più riprese» dal settimanale diretto da Marco Damilano. «Il diritto-dovere di informare – attacca il cardinale – non ha nulla a che vedere con quanto è stato scritto nei miei confronti, in un crescendo di distorsioni della realtà che hanno deliberatamente massacrato e deformato la mia immagine di uomo e di sacerdote». Di qui la decisione di agire per il risarcimento dei danni contro l’Espresso. «Chi si è reso protagonista di queste propalazioni ne risponderà davanti ai giudici – dice ancora Becciu –. Risponderà, peraltro, di avermi fatto passare per indagato senza che io abbia mai ricevuto alcuna comunicazione giudiziaria né dalla giustizia vaticana né da quella italiana; risponderà per avermi accusato di condotte deprecabili che ho, anche documentalmente, smontato una a una, a partire proprio da quella più dolorosa di aver distratto fondi, della Chiesa e dei fedeli, in favore dei miei familiari». Ma non solo. Il cardinale originario di Pattada chiede danni all’Espresso anche per «il fantasioso complotto ai danni del cardinale Pell, con ingerenze illecite dirette a condizionare il suo processo. Tutto falso». Il cardinale, insomma, a due mesi dalle dimissioni caldeggiate dal Pontefice si mostra più agguerrito che mai. «A fronte del danno planetario che queste eccentriche inchieste hanno arrecato alla mia persona e, quel che è più importante, alla Chiesa tutta – dice ancora nella nota – è stata avanzata una richiesta di un cospicuo risarcimento, da devolvere interamente per opere caritatevoli». Annuncia, infine, che continuerà «a servire la Chiesa e a essere totalmente fedele al Santo Padre e alla Sua Missione, ma spenderò ogni mia residua energia per fare in modo che, anche a loro tutela, sia ristabilita la verità attraverso gli accertamenti giudiziari che ho promosso e che sarò eventualmente costretto a promuovere, anche in sede penale, tramite l’avvocato Fabio Viglione, ove – conclude – dovessero proseguire le gravi e diffamatorie mistificazioni della realtà sul mio conto». (al.pi.)

La replica dell'Espresso
«Siamo sicuri di aver compiuto il nostro lavoro e il nostro dovere di informazione, con correttezza e professionalità, consapevoli della eccezionale rilevanza pubblica della questione». L’Espresso replica al cardinale sul suo sito con una nota. E rivela il contenuto dell’atto di citazione. «I legali di Becciu affermano di voler procedere contro di noi perché una copia dell'Espresso era in mano al Santo Padre ed era la copia che “costui aveva in mano al momento del licenziamento”. Costui è il Papa in persona: così si riferisce al Papa un cardinale da lui creato. Invece, per Becciu il pontefice, vicario di Cristo, sarebbe una persona suggestionabile, influenzabile, facilmente condizionabile al tal punto che basta un articolo per fargli capovolgere il giudizio su un suo uomo di fiducia».

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