I Sassarini in trincea col fiato sospeso e un sogno: portare la pace

Il racconto del generale Andrea Di Stasio, comandante della Brigata Sassari in Libano: «L’esplosione al porto di Beirut, i morti, le macerie: è stato il giorno peggiore»

SASSARI. Una esplosione terribile, tra le più potenti e devastanti al mondo dal dopo guerra a oggi se si escludono quelle nucleari. Per dare la dimensione del dramma è sufficiente dire che i danni ai vetri sono stati rilevati a più di dieci chilometri di distanza. Morti e feriti, un senso di distruzione difficile da immaginare se non lo si vede con i propri occhi. Una deflagrazione causata, secondo le indagini (fino a oggi), da negligenza e incuria.

«I momenti di tensione maggiori li abbiamo vissuti proprio quel 4 agosto. Negli istanti successivi alla tragica esplosione al porto di Beirut, in coordinamento con il Comando operativo di vertice Interforze dello Stato Maggiore della Difesa e con il consenso di Unifil, un convoglio del contingente italiano è entrato immediatamente nella capitale e nell’area portuale per sgomberare via terra i feriti, prestare soccorso al personale nazionale e delle Nazioni Unite e - in un secondo tempo - per supportare le forze armate libanesi nelle operazioni di rimozione delle macerie».


Il generale Andrea Di Stasio, 53 anni, romano, comandante della Brigata Sassari, dal 27 luglio guida 3800 caschi blu di 16 nazioni impegnati nella delicata missione in Libano: per la prima volta racconta a pochi giorni dal Natale quello che è accaduto a Beirut una settimana dopo il loro arrivo e ricorda i momenti salienti dei quasi cinque mesi della missione “Leonte”.



«Stiamo vivendo un momento estremamente fragile. È un periodo molto intenso, caratterizzato da equilibri precari e complessi dovuti al delicato contesto politico, economico e sociale, aggravatosi ulteriormente con l’emergenza Coronavirus. Nonostante ciò, noi “caschi blu” italiani continuiamo a operare con imparzialità e trasparenza per la pace in una delle aree strategicamente più importanti per gli equilibri del Medio Oriente. Lo facciamo attraverso il monitoraggio del cessate il fuoco tra Libano e Israele, supportando le forze armate libanesi attraverso il coordinamento, la pianificazione e l’esecuzione di attività di addestramento e operative congiunte. E sostenendo la popolazione locale con interventi di cooperazione civile-militare, in questo particolare momento più che mai necessari e apprezzati: la consapevolezza è che proprio la popolazione è centrale per il successo di questa missione».

Cinque mesi a contatto con un popolo che vive con il fiato sospeso, con diffidenza, che ha bisogno di fidarsi e al quale si può andare incontro solo a piccoli passi, giorno dopo giorno. «Le relazioni con la popolazione, soprattutto con noi italiani, sono da sempre molto positivi – dice il generale Di Stasio – . È merito della capacità dei nostri militari che sanno ridurre le distanze con la gente del posto, abbattendo ogni barriera culturale, religiosa e linguistica. A ciò si ispirano gli incontri con le autorità civili, religiose e militari libanesi, sempre improntati al dialogo, al rispetto e alla fiducia reciproca. A questo si aggiunge il forte impulso che il contingente italiano ha dato al tema della parità di genere, mettendo le donne libanesi al centro degli sforzi per affrontare adeguatamente l’emergenza sanitaria e scongiurare il rischio di un aggravio di disuguaglianze preesistenti che avrebbero conseguenze sociali ed economiche controproducenti per le comunità. E noi, consapevoli dei rischi legati al Covid a cui andiamo incontro, continuiamo a lavorare con grande impegno e determinazione affinchè la nostra presenza continui a essere percepita come fattore determinante di stabilità per il sud del Libano».

Seconda missione nel “Paese dei cedri” con i colori delle Nazioni Unite per la Brigata Sassari, e ogni volta è differente.

«Quando si parla di Unifil si ha in mente un modello vincente che ha prodotto un periodo di calma e di stabilità nel sud del Libano negli ultimi trent’anni. La partnership “strategica” con le forze armate libanesi, unitamente al consenso e al supporto alla popolazione locale e alle autorità – racconta il generale – rappresentano senza dubbio i punti di forza nell’impegno finalizzato a mantenere la pace e la sicurezza in quest’area. E questo nonostante la precarietà degli equilibri».

Un percorso cominciato con prudenza, cercando di non commettere passi falsi che possono pregiudicare il grande lavoro fatto. «Oggi forse occorre affinare ancora un po’ le procedure e il modus operandi dei peacekeepers provenienti da 45 paesi di differenti continenti, diversi per tradizioni e cultura, ma è innegabile che i risultati raggiunti sinora costituiscono il migliore stimolo a continuare».

L’impegno dell’Italia nell’ambito della missione Unifil è orientato a far vincere un’idea di pace e di sicurezza sulla base dei principi contenuti nella Costituzione e nella Carta delle Nazioni Unite, una grande sfida. «Noi ogni giorno portiamo l’esempio di una nazione europea mediterranea che lavora per la convivenza pacifica tra religioni, etnie e storie di una civiltà antica come quella del Mediterraneo in un contesto multilaterale di grande difficoltà».

Cinque lunghi mesi, il Natale alle porte, una situazione di incertezza generale (per l’emergenza sanitaria) che avvolge non solo l’Europa ma tutto il mondo. E lo sguardo volge anche alla fine della missione che si avvicina.

«Sarà un rientro scaglionato, – spiega Andrea Di Stasio – i primi “Sassarini” torneranno in Sardegna all’inizio di febbraio, mese in cui cederemo il comando dell’operazione alla Brigata alpina “Taurinense».

Intanto la lista delle cose realizzate è lunghissima, con il pensiero costante alle esigenze primarie di una popolazione in grave difficoltà.

«Tra le tante iniziative apprezzate dalla gente libanese ci sono sicuramente quelle relative alla donazione di oltre 30 tonnellate di cibo alle comunità più bisognose del sud del Libano. Ho avvertito fin da subito la straordinaria necessità e urgenza di un gesto reale che nascesse dalla volontà di mettere al centro la dignità delle persone, soprattutto quelle più povere, per le quali il cibo non è un conforto, ma un fabbisogno primario vitale, come la libertà e la salute. Un altro successo del contingente italiano, giunto in concomitanza del conferimento del premio Nobel per la pace al World food programme , il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite, per gli sforzi nella lotta contro la fame nelle aree di conflitto».

Parecchie le storie da raccontare, ma forse una sta in cima ai ricordi. «Non potrò mai dimenticare le parole del cardinale Miguel Ángel Ayuso Guixot, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, in un messaggio inviato a sorpresa ai partecipanti all’incontro interconfessionale che il contingente italiano ha organizzato con i leader delle principali religioni monoteiste presenti nel sud del Paese. Parlando di pace in una terra in cui la convivenza è un valore irrinunciabile – dice Di Stasio – ci ha ricordato che essendo un dono divino molto prezioso, dobbiamo custodirlo tutti con grande cura. La pace, però, è anche frutto delle nostre azioni incentrate sul dialogo e sulla fiducia reciproca, affinché la religione abbia quel ruolo vero di “fabbrica della pace” perpetua e non di divisione dei popoli. A ricordo di quella giornata memorabile, ho voluto che fosse eretto un monumento in cui sono raffigurati insieme il simbolo della croce e della mezzaluna».

La Sardegna sempre nel cuore pur vivendo la quotidianità in una terra lontana. «La si sente tutti i giorni, guardando gli ulivi e il mare, non distante dalla nostra base qui a Shama. Il Libano è una terra alla quale siamo legati per l’appartenenza al bacino del Mediterraneo, ma anche per l’unicità del legame tra il popolo sardo e quello libanese, accomunati da una storia più che millenaria. Quella dei Fenici, i primi che nella Sardegna del X secolo avanti Cristo instaurarono rapporti pacifici con gli abitanti dell’isola. Stare qui è un po’ come vivere parte della storia dell’isola». Fra poco sarà Natale. «E io allora voglio dire: auguri Italia, auguri Sardegna! Auguri a questa terra meravigliosa e al suo popolo fiero e tenace. Auguri a tutti voi, alle vostre famiglie e agli amici più cari. Ma soprattutto alle mogli e ai mariti, ai figli, ai genitori e ai nonni dei miei “Sassarini”. A tutti voi, dal Libano l’augurio più caro e affettuoso per un gioioso Natale e un 2021 carico di sogni e di speranza per un mondo di pace. Forza Paris! »

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