Contagi e zone rosse, la scuola chiude

Nonostante le imposizioni dell’ultimo Dpcm, i sindaci preferiscono la linea della prudenza: migliaia di studenti a casa

SASSARI. Aperte per decreto ministeriale, chiuse per ordinanza sindacale. Il ritorno sui banchi dopo la vacanze di Pasqua ha generato un vortice di possibilità in cui sono precipitati migliaia di studenti di tutta l’isola. E se nel resto del Paese si cerca di riaprire tutte le scuole, anche nelle zone rosse, in Sardegna la direzione sembra opposta. Ma le chiusure a macchia di leopardo hanno la capacità di disorientare tutti, dagli alunni ai professori, dai presidi ai prefetti. Il risultato finale, infatti, è una distribuzione delle lezioni in presenza che cambia di Comune in Comune, di Provincia in Provincia. Tanto che fare il punto sulle chiusure è un’impresa.

La norma. Il decreto legge del 1° aprile 2021 - che proroga fino al 30 aprile l’applicazione delle disposizioni del Dpcm del 2 marzo 2021 - ricorda che “sull’intero territorio nazionale e indipendentemente dalla classificazione degli scenari di rischio epidemiologico, i servizi educativi per l’infanzia e della scuola dell’infanzia, nonché la scuola primaria e il primo anno di frequenza della scuola secondaria di primo grado si svolgano con modalità in presenza”. Le deroghe sono consentite ma “solo in casi di eccezionale e straordinaria necessità dovuta alla presenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus Sars-Cov-2 o di sue varianti nella popolazione scolastica”. Forse proprio la valutazione dei “casi eccezionali” ha portato sindaci e autorità sanitarie a scegliere la via della prudenza, quantificando o qualificando i “casi eccezionali” a seconda del grado di rischio rilevato o percepito.

Le regole. Nel decreto legge del primo aprile sono chiare. Nelle zone rosse la didattica a distanza (dad) è consentita solo dalla seconda media in poi. In quelle arancioni, le scuole secondarie di secondo grado devono effettuare lezioni in presenza per almeno il 50 per cento della popolazione studentesca e fino ad un massimo del 75 per cento, il resto della popolazione studentesca deve lavorare in regime di dad. Tutti gli altri alunni devono seguire le lezioni in presenza al 100 per cento, comprese le seconde e le terze medie.

La situazione nell’isola. I casi di eccezionale e straordinaria necessità” non si contano. Alcuni sono legati alla presenza di alunni che sono entrati in contatto con persone positive, altre volte sono gli stessi alunni ad aver contratto il virus. Tutte sono legare all’aumento dei contagi e la reazione è spesso simile: chiusura. I parametri, tuttavia, cambiano. In alcune scuole il personale non è stato posto in isolamento fiduciario e anche ieri era al lavoro. In altre si è optato per una serrata totale. Cambiano i numeri, cambiano i parametri di contenimento e cambiano anche le contromisure adottate. Spesso le decisioni arrivano direttamente dai sindaci, altre volte c’è dietro un consulto con l’Ats e in un caso, a quanto pare, c’è stata solo una comunicazione delle autorità sanitarie. Ad ogni modo, le scuole sono chiuse in ogni ordine e grado nei Comuni in zona rossa, sedici in tutto, ma anche in quelli in zona arancione. Stop alle lezioni in presenza nei comuni in lockdown come Bultei, Soleminis, Burcei, Villa San Pietro, Sarroch, Samugheo, Sindia, Gavoi, Golfo Aranci, Bono, Uri, Pozzomaggiore, Donori, Capoterra, Pula e Siurgus Donigala. Scuole chiuse anche ad Alghero, Olbia e Macomer, nonostante nessuno dei centri sia in zona rossa, e in diversi altri comuni “arancioni”, come Alà dei Sardi, Loiri Porto San Paolo, Bosa e Cabras. Poi ci sono le situazioni sospese, con chiusure localizzate anche nella stessa città. A Cagliari il sindaco Truzzu ha chiuso quattro plessi scolastici. Ad Oristano sono state chiuse, con una comunicazione arrivata direttamente dall’Ats, il liceo De Castro, alcune classi dello Scientifico e due tra medie ed elementari. Classi delle elementari in quarantena a Silanus, Chiaramonti e San Teodoro. A Nuoro, il sindaco Soddu ha seguito le indicazioni del Dpcm e, nonostante il comune sia sostanzialmente in zona rossa, la chiusura delle scuole non prevede quella delle prime classi delle medie, delle scuole di primo grado e dell’infanzia e degli asili nido.

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