Tyrrhenian link, il supercavo corre solo a est

Assegnati i lavori geognostici per il tratto Sicilia-Campania. Concluse le consultazioni con i territori

CAGLIARI. In principio era il Tyrrhenian link, il supercavo da 3,7 miliardi che unendo la Sardegna alla Sicilia e questa alla Campania avrebbe dovuto rendere più circolare lo scambio di energia nel nostro paese, rafforzare il polo meridionale, forte nella produzione ma debole nella trasmissione, e lanciare l’intero sud verso un futuro fatto di rinnovabili. I tempi? Entro il 2028, a essere ottimisti. Adesso però il supercavo rischia di essere diviso, si dirà per questioni solo tecnico organizzative, nei due cavi di collegamento principali. Selargius-Termini Imerese-Eboli sono i tre punti di contatto del cavo, ma Terna sta per adesso mandando avanti solo il tratto east-link, quello Sicilia-Campania. Si sono appena conclusi gli incontri finali con i residenti di Termini Imerese (Sicilia) e Battipaglia ed Eboli (Campania), e, dato più importante, la stessa Terna ha affidato alla società specializzata Fugro l’indagine geofisica sui fondali del Tirreno interessati al passaggio del cavo. Questi atti sono la conferma di quanto Terna ha ribadito nelle sedi istituzionali negli ultimi mesi: il Tyrrhenian link si può realizzare anche a tappe, l’importante è iniziare. Il 2028 come data di conclusione dei lavori e messa in esercizio dell’opera è generica ed è meglio realizzare due interventi separati. Eppure Arera lo scorso novembre aveva ribadito che era la tratta sarda quella più urgente e utile all’intero sistema, ammettendo che fosse opportuno separare le due tratte.

Resta comunque il fatto che i lavori per la tratta siciliana vanno avanti, al punto che subito in questi giorni inizieranno i lavori geologici sui fondali, mentre per la parte sarda non c’è stata neppure l’avvio della consultazione con le popolazioni locali interessate al transito del terminale; nel nostro caso l’hinterland cagliaritano con il passaggio del cavo nel golfo di Cagliari direzione sud-sudest. Ma se dai primi di febbraio sono state avviate le consultazioni in Sicilia e Campania, il tratto ovest risulta tutto da costruire.

Eppure proprio qui ci sarebbe fretta di avviare i lavori. La Sardegna ha due centrali a fonti fossili che vanno riconvertite a gas, che non possono essere “spente” rapidamente se non si ha certezza sui tempi di entrata a regime del sistema del gas. La preoccupazione sui tempi per completare lo scambio in corsa è stata ribadita dal presidente di Enel Italia Carlo Tamburi, che da un lato ha ricordato i tempi eccessivamente lunghi per le autorizzazioni per nuove rinnovabili (che peraltro dovrebbero crescere di 7 volte da qui al 2030) dall’altro ha ammesso che il caso sardo impedisce di vedere lo stop al carbone a livello nazionale entro il 2025. Ma se la Sardegna come al solito va lenta, la Sicilia corre. La volontà di questa giunta regionale e del sistema industriale locale di fare dell’isola un vero e proprio hub per la produzione di idrogeno verde, usando le sue rinnovabili, è stata messa nero su bianco nei giorni scorsi. I nostri cugini isolani hanno soldi, competenze e potere politico per farsi valere.(g.cen.)

@gcentore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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