Tirrenia, appello della società al ministro: "L'accordo con i creditori c'è, il fallimento si può evitare"

Il ministero dell Sviluppo economico avrebbe autorizzato l'accordo subordinandolo a condizioni proibitive ed ecco che la società in amministrazione straordinaria si rivolge con toni accorati a Giorgetti. Alle 12 l'udienza in Tribunale a Milano

OLBIA. Alle 12 di oggi 6 maggio al Tribunale di Milano si gioca tutto il destino di Tirrenia e delle 6mila famiglie che vivono del lavoro nella compagnia di navigazione. Tirrenia in queste ore cruciali lancia un appello al ministro Giorgetti perché sia scongiurato il fallimento dopo che la società in amministrazione straordinaria si è dichiarata pronta a firmare un accordo vero e di sostanza con i creditori.

Ecco il comunicato della società. "Senza l’accordo di ristrutturazione di Cin, Tirrenia in amministrazione straordinaria - si spiega -, come sancito dall’Attestatore, primario professionista terzo ed indipendente, recupererebbe forse fra il 10% ed il 19% del proprio credito di 180 milioni di euro, quindi una cifra fra 18 e 34 milioni di euro, ma non subito fra diversi anni e senza alcuna garanzia. La nostra offerta - si sottolinea -, accettata dai Commissari di Tirrenia in A.S. e supportata dall’intervento del Gruppo Europa Investimenti, primario investitore italiano, con un investimento di 63 milioni di euro, prevede il pagamento di 23 milioni di euro subito, di 20 milioni di euro nel corso del piano e di altri 101 milioni di euro entro il 2025, garantiti da ipoteche sulle navi, per un totale pari all’80% del credito ovvero 144 milioni di euro. A quanto ci scrivono i Commissari il Ministro del MISE, Giancarlo Giorgetti, avrebbe autorizzato l’accordo subordinatamente al rispetto di talune condizioni, alcune delle quali - e qui sta il punto che è motivo del comunicato - risultano ostative al rilascio dell’attestazione oltre che alla firma finale dell’accordo stesso perché evidenziano profili di palese illegalità esponendo Tirrenia in AS, Cin e l’investitore a rischio di commettere reati di bancarotta".

"Non possiamo credere che - si continua nella nota -, dopo aver raggiunto un accordo su un rimborso pari all’80% del credito con garanzie reali sulle navi, ampiamente capienti, il MISE abbia posto condizioni di questa gravità che non renderebbero possibile l’omologa del piano di risanamento da parte del Tribunale di Milano. Siamo certi della buona fede del MISE e confidiamo in un suo immediato intervento risolutore considerato che in gioco c’è il futuro di 6.000 famiglie ed anche il credito di Tirrenia in AS. L’accordo è pronto per la firma".

WsStaticBoxes WsStaticBoxes