La Nuova Sardegna

Uniti da un nastro bianco in un silenzio commosso

di Valeria Gianoglio
Uniti da un nastro bianco in un silenzio commosso

Intorno alla casa del delitto la catena umana di compagni di scuola e insegnanti I passi degli amici lungo il percorso quotidiano di Mirko tra l’abitazione e l’istituto

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INVIATA A TORTOLÌ. Il chilometro e ottocento metri che separano la sua casa di viale monsignor Virgilio dall’istituto Alberghiero Ianas, Mirko Farci, li ha percorsi ogni giorno, per diversi anni, a piedi e con lo zainetto in spalla, fintanto che quattro coltellate non lo hanno strappato ai suoi sogni, riducendo in fin di vita anche la mamma. «Oggi abbiamo deciso di ripercorrerli noi al posto suo, e ricordare così anche il suo bel sorriso. E dare un senso a questi giorni difficili. Non potendo fare altro per le restrizioni del Covid, i ragazzi hanno pensato di fare questa catena umana ripercorrendo proprio i suoi passi. Questa catena, nel ricordo di Mirko, durerà per sempre»: ripete Fabrizio Murru, insegnante della scuola.

Sono da poco passate le 10 del mattino, all’istituto Ianas sono arrivati agli sgoccioli gli ultimi preparativi per un momento che i ragazzi attendevano da giorni e salutare così un compagno di classe e di scuola andato via troppo presto. All’ingresso, appeso sulla recinzione, su un lenzuolo bianco candido, qualcuno ha scritto “Solo che non doveva andar così. Solo che tutti ora sono un po’ più soli qui”. E pochi metri più all’interno, nel cortile che chissà quante volte Mirko Farci ha utilizzato per due chiacchiere e un calcio al pallone, un altro cartello porta un messaggio deciso: “Tante accuse, tante denunce. Nessuna giustizia. Il tuo coraggio è il nostro orgoglio”.

«Mirko quest’anno non ha frequentato tanto – dice la compagna di classe Camilla Serra, dando l’ultima aggiustata al cordoncino che regge il cartello e l’hashtag “Codice rosso” – non ci ha mai detto niente, però, Mirko era sempre con il sorriso ma sicuramente era una maschera per non far trapelare i suoi problemi. Quel sorriso era il suo scudo. Lui dava, dava sempre agli altri, ma non voleva mai ricevere». «Non riesco a parlare, è molto difficile – dice, commosso, Pietro Pisanu, docente di Scienze dei materiali – Mirko era un ragazzino solare, sempre sorridente, estremamente rispettoso degli insegnanti e degli altri. Aveva scelto il corso di cucina, sognava di diventare uno chef. Quest’anno non stava frequentando tanto perché probabilmente c’era qualche problema a livello familiare». Cesare Riccardi, professore di Scienze motorie, di Mirko ricorda «la grande voglia di socializzare e di stare con gli altri. Era sempre con il sorriso pronto, lo si vede anche in tutte le foto. Se qualche cambiamento aveva avuto, non lo lasciava vedere. Evidentemente trovava nella scuola la sua forza». E mentre all’ingresso dell’istituto scorrono i ricordi di uno studente dai modi gentili e amato da tutti, alle 10.20, rispettando alla lettera il programma, i circa 500 studenti dello Ianas, escono dalla scuola e divisi in gruppi da cinquanta, distanziati di qualche minuto e di alcuni metri gli uni dagli altri, cominciano a ripercorrere i passi di Mirko. C’è chi ha un palloncino rosso o bianco stretto tra le mani, chi porta con sè il nastro bianco che poi verrà srotolato solo alla fine, chi un mazzetto di fiori, un piccolo pensiero, una frase.

E così, dopo aver lasciato corso Umberto, la catena umana di studenti, silenziosa e composta, senza pronunciare una sola parola supera il Comune, i negozi del centro con le serrande abbassate, le bandiere a mezz’asta che segnalano il lutto cittadino, e poi giunge davanti alla casa dove Mirko Farci ha lottato come un piccolo grande eroe per proteggere la mamma e la sua vita. E lì, la catena umana si ferma. Gli studenti, uniti dal nastro bianco, formano un’unica fila ordinata che si snoda lungo tutto il viale. Anche il sindaco Massimo Cannas e l’intera amministrazione comunale assistono silenziosi al momento. Una ragazza sistema un mazzo di rose rosse e bianche davanti alla casa di Mirko, a pochi metri da un gruppo di parenti del giovane ucciso. Poi scoppia l’applauso e di nuovo tutti a scuola. A ripercorrere il km e ottocentro metri seguendo i passi del piccolo grande Mirko.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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