Rallysta in giacca e cravatta: Conti, il pilota con due vite

Primo tra i sardi nell’ultima prova mondiale, è un affermato assicuratore. «A 11 anni rubavo l’auto a mio padre e tornavo a casa con i carabinieri»

OLBIA. Una ventina di giorni fa è arrivato trionfante a bordo della sua auto sul viale Principe Umberto di Olbia. Paraurti assente, addosso il carico di un week end di mondiale rally, il sorriso sornione di chi lo rifarebbe un’altra volta e subito. Poi la premiazione in passerella, dove qualche minuto prima Sébastien Ogier aveva festeggiato la vittoria rally Italia Sardegna. Gian Battista Conti è arrivato primo tra i piloti sardi in classifica nella gara iridata, navigato da Marco Demontis. Primato che sintetizza un percorso lungo. Dieta ferrea, allenamento, e ancora: anni lontano dai motori, sacrifici economici, la passione coltivata da bambino. Gian Battista Conti, 55 anni, il lunedì dopo la gara è tornato in ufficio di mattina presto, alla UnipolSai di Olbia che dirige. Caffè, e via con le pratiche di lavoro. Un po’ ci gioca sul fatto di essere uno di quei personaggi dalle due vite. Camicia e giacca e tuta da pilota.



Vita al volante. Vanta 35 anni di esperienza e un centinaio di gare, Conti è tra le voci autorevoli del rally sardo. Appartiene alla generazione di ieri, anche per questo appena fuori dalla sua Peugeot 208 Rally 4 si è sentito di dire che «a questa età, con questa consapevolezza, le cose me le godo di più», in riferimento alla tappa sarda del mondiale 2021. Ha corso sui tracciati di casa, lui originario di Santa Teresa di Gallura e da anni stabile a Olbia. Ha corso guardando da vicino i più forti piloti del mondo di Wrc. Tanak, Sordo, Neuville, il campionissimo Ogier, «che ha dimostrato di essere l’eccellenza. Stava andando in sicurezza, senza voler rischiare troppo, durante le prove speciali guidava al 70% delle sue possibilità ed è riuscito comunque a vincere. Vuol dire che è ancora il numero uno». Però il discorso era un altro, si parlava dell'esperienza personale: «Quando sei giovane poni lo sport come essenza della vita, da grande ti rendi conto che è solo uno degli elementi che la compongono – le parole di Gian Battista Conti –. Ci sono tante altre cose».

Amore e passione. Anche se di mezzo c’è sempre il rally: stavolta una gara a Santa Teresa nel 2008, è in quei giorni che conosce colei che diventerà la donna della sua vita, Antonella, tramite una cena combinata da amici. Colpo di fulmine è un eufemismo. Nel giro di poco convivono, si sposano e hanno due figli, Eleonora e Francesco. Arriva la decisione di lasciare le corse, perché la famiglia è la priorità. Ma poi «sei anni fa leggendo un articolo sul rally Costa Smeralda mi è venuta voglia di ricominciare – ricorda Conti –, mia moglie ha capito e ho ripreso a correre».

La storia. A 11 anni rubava l’auto al padre «e tornavo a casa puntualmente accompagnato dai carabinieri – ride Giambattista dalla sua scrivania in ufficio –. Prima nel rally si poteva esordire un anno dopo aver preso la patente. A 19 anni mi iscrissi subito proprio al Costa Smeralda (ha partecipato a diciotto edizioni ndc). Ma per correre serviva avere disponibilità economica». Così, segue la strada del padre esattore, lavora come assicuratore «e mi inventavo qualsiasi polizza pur di farcela, a 21 feci un leasing per comprarmi il primo Peugeot 205 1900», la stessa auto che, ripulita da fango e polvere, fuori dalle competizioni usava per andare al lavoro e all’università. Sorride nel ripensare a quegli azzardi di gioventù. Nel tempo Conti è diventato un agente generale affermato, coordina un gruppo di lavoro, la porta dell’ufficio si apre di continuo, il telefono squilla ogni pochi minuti. La passione per i motori l'ha portata avanti negli anni, parallelamente la carriera è cresciuta con successo insieme alla sua bella famiglia.

Il mondiale. Recentemente arriva un altro fulmine, questo è a ciel sereno e non porta niente di buono. All’improvviso, la scoperta di doversi operare d'urgenza: «Se sopravvivo, mi faccio un’altra gara» dice spontaneamente alla moglie Antonella, e lei annuisce. Non era scontato, invece le cose vanno per il meglio. Per festeggiare occorre dunque un grande momento. Arriva l’occasione del mondiale di giugno, appunto. «33 anni dopo la prima volta a Sanremo, ma in questo caso era tutto diverso».

Si affida a Marco Demontis per essere affiancato nell'abitacolo, che si prende qualche giorno per pensarci e poi accetta la sfida. Ma avverte: bisogna farsi trovare pronti. Chissà se Gian Battista ha mai canticchiato la colonna sonora di Rocky, in questi mesi: «Ho iniziato la preparazione tre mesi prima, non ho più toccato un bicchiere di vino. Ogni giorno tapis roulant con una felpa di lana addosso per abituarmi al calore e alla sudorazione durante le prove».

Oltre al lato sportivo è stata una prova di forza: «È capitato di salire in auto alle 6 e scendere alle 22. Ogni giorno abbiamo bevuto almeno otto litri d'acqua, all’interno dell’abitacolo si toccavano i cinquanta gradi. Il rally non è solo gioie, abbiamo anche rischiato tantissimo piegando il radiatore nell’ultima prova, si sono rotti i supporti del motore ma abbiamo avuto fortuna». 27esimo posto assoluto, primo nella categoria Rc4 e primo pilota sardo in classifica.

È ora di pranzo, Gian Battista Conti esce dall'ufficio e raggiunge il bar a fianco in via Galvani per l'aperitivo con qualche collega. Riceve i complimenti e si gode il momento, ma la testa è già verso la prossima gara.
 

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