Baradili, la nuova sindaca e la sfida allo spopolamento

Camedda, 38 voti, eletta 7 giorni fa nel paese con pochi servizi e tre pizzerie

BARADILI. Settantasette residenti, settanta aventi diritti al voto, da cui bisogna scorporare gli 8 che vivono all’estero. Alle urne si sono presentati in 46: cinque nulle, tre bianche. E poi 38 schede per lei, Maria Anna Camedda. Più o meno i voti di un condominio di provincia le sono bastati per essere eletta sindaca di Baradili, il comune più piccolo della Sardegna, il 27esimo d’Italia ma il meno popoloso del Mezzogiorno. «Purtroppo in 40 anni i residenti si sono dimezzati», allarga le braccia la nuova prima cittadina, che è già stata vice sindaca per 10 anni e nell’ultima consiliatura a guida Zedda assessora ai Lavori pubblici. E ora la sua battaglia sarà quella di invertire la tendenza. Un progetto già portato avanti dalla amministrazione uscente, e con risultati anche più che soddisfacenti. «Abbiamo previsto un incentivo di 15mila euro per le giovani famiglie che intendono trasferirsi a Baradili o per le nuove imprese che vogliono costituirsi in paese – racconta Camedda –. Una coppia ha acquistato un terreno comunale, ha costruito la casa e ora è residente nel nostro Comune. Altre coppie hanno comprato il terreno e presto si trasferiranno».

Pochi servizi. Certo, convincere i giovani a prendere casa a Baradili, 75 chilometri da Oristano, non è un’impresa semplice. Il paese non ha una banca, né un ufficio postale, né un presidio dei carabinieri, che hanno sede a Gonnosnò. Le scuole si trovano tutte nei centri vicini: la scuola dell’infanzia a Sini, la primaria a Baressa e le medie a Usellus. «Oggi ci sono solo 5 bambini e non c’era alternativa, ma abbiamo un servizio di trasporto che funziona benissimo e possiamo contare su un ottimo servizio di mensa». A Baradili non c’è la farmacia, e nemmeno un negozio di alimentari. In compenso ci sono due bar e tre pizzerie - ha il primato nazionale pro capite -, ma anche un parco acquatico, un’area di sosta per i camper che anche quest’anno sventola l’ambita bandiera gialla. E presto – annuncia la sindaca – un centro polifunzionale per attività culturali, co-working e telemedicina che sorgerà «con il recupero dell’area Usai che abbiamo acquisito da un privato». Da parte dell’amministrazione, dunque, c’è il massimo impegno per dare ai cittadini quei servizi che ormai nei piccoli centri sono sempre più carenti.

Comune necessario. Di qui, anche di fronte a un così sparuto numero di residenti, la difesa del Comune come istituzione necessaria. «È il presidio più importante di cura, vigilanza e conservazione del territorio – spiega la sindaca –. Se noi volessimo semplicemente usufruire dei servizi di una città ci trasferiremmo in massa, ma alla fine il servizio alla persona, la cura e l’attenzione per il territorio andrebbero a perdersi. Il futuro deve essere l’opposto. Non dobbiamo essere noi a trasferirci dove ci sono i servizi, ma bisogna portare i servizi dove mancano. Tutti devono avere la possibilità di potere vivere il proprio territorio, non devo essere costretta a trasferirmi perché non ci sono servizi». Ed è proprio questa la filosofia che ha spinto l’azione della precedente amministrazione, filosofia che l’attuale a guida Camedda intende proseguire. «Uno degli ultimi progetti è stato un laboratorio di comunità in collaborazione con l’università di Sassari. Una iniziativa contro lo spopolamento in cui abbiamo lavorato con un procedimento all’inverso rispetto al solito. Anziché con decisioni che partono dall’alto abbiamo invitato la popolazione a farsi promotrice di progetti per arginare il problema. Alla fine certe problematiche di cui nessuno può negare l’esistenza possono essere anche valutate sotto altri punti di vista. Insomma, chi decide di vivere a Baradili è consapevole delle difficoltà che ci sono rispetto alle città più grandi, ma sa anche di riscontrare quel senso di comunità e di appartenenza al territorio che altrove non riuscirà a trovare mai».

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