La ricetta del rettore Mariotti: «Quota “sarda” in medicina»

Il numero 1 dell’università di Sassari: «I nostri studenti impreparati per i test. L’idea è lavorare con i liceali degli ultimi due anni che sognano il camice bianco»

SASSARI. Inutile girare intorno all’argomento, i numeri non mentono: dal 1999, quando dopo una lunga serie di ricorsi entrò in vigore come legge il decreto firmato nel 1987 dall’allora ministro Ortensio Zecchino che stabiliva il “numero programmato” nelle facoltà di Medicina, il medici sardi sono inesorabilmente calati. Un problema che si manifesta già al momento del test d’ingresso e si trascina poi nelle scuole di specializzazione, dove egualmente i sardi, costretti a confrontarsi con colleghi provenienti da ogni parte d’Italia, faticano a trovare posto.

Si innesca così un effetto domino devastante: «Per anni noi utilizziamo le nostre risorse per formare medici che, non appena completano il ciclo di studi, tornano a casa – commenta amaramente il rettore dell’Università di Sassari, Gavino Mariotti –: la carenza di medici è comunque un problema nazionale ed è chiaro che i nostri laureati hanno a disposizione diverse occasioni. Sono richiestissimi e non ci pensano molto a scegliere. Così la maggior parte va via e noi in Sardegna ci troviamo senza medici». A questo problema nel percorso della formazione si potrebbe anche aggiungere il discorso riguardante l’offerta di lavoro del nostro sistema sanitario, che evidentemente non sembra molto appetibile, ma è comunque un’altra storia rispetto ai bassi numeri di laureati sardi. Il rettore di Sassari concorda sull’emergenza attuale e aggiunge che sono solo due le strade percorribili: «Intervenire alla radice del problema potenziando la formazione dei nostri studenti sin dalle scuole superiori oppure agire subito d’imperio sposando la proposta presentata dal senatore Carlo Doria qualche mese fa. Una è più immediata ma non ho preferenze, l’importante è fare subito qualcosa». Proposta bipartisan alla quale si sono accodati gli altri senatori isolani (e subito sposata dai due atenei sardi) che chiede “un provvedimento straordinario di deroga alla norma richiedendo almeno per i prossimi due anni accademici di immatricolare un numero congruo di studenti tra i due atenei sardi rispetto ai posti annualmente assegnati dal ministero. Tali posti dovranno essere riservati ai nati in Sardegna o residenti da almeno 5 anni antecedenti la domanda, e l'accesso dovrà prevedere un test selettivo con titolo preferenziale per chi ha già sostenuto in precedenza l'esame di ammissione”.

Il rettore di Uniss intanto si sta muovendo sul versante che più lo riguarda, quello formativo: «Nei giorni scorsi ho avuto un colloquio in Regione con l’assessora Alessandra Zedda – spiega –. L’idea è quella di arrivare a un Por grazie al quale il nostro Ateneo prenderebbe in carico la formazione dei futuri medici già negli ultimi anni delle superiori. Si tratterebbe di lavorare nel quarto e quinto anno con quei ragazzi che già hanno l’idea di sostenere il test d’ingresso e dare loro una preparazione che in questo momento, purtroppo manca perché il numero dei sardi che supera questo primo scoglio è bassissimo e non può essere certamente un caso».

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