A Olbia 5 gemelli sotto un tetto: si fa festa con 200 candeline

Mamma Enza e papà Carmine con i 5 gemelli e il "fratellino" nato 11 anni dopo

La storia straordinaria dei fratelli Merone: oggi compiono 40 anni. E 11 anni dopo la loro nascita la famiglia si è “allargata” con il sesto figlio

SASSARI. Il compleanno è proprio oggi, un traguardo importante, 40 anni. A casa Merone è un evento: se non altro perché le torte su cui posare le candeline sono ben cinque. D’altronde si parla di una famiglia fuori dall’ordinario, a prima vista questo è chiaro, che ha passato una vita a crearsi una propria normalità. Per dire, già crescere due gemelli è un’esperienza di quelle da raccontare, che incuriosiscono sempre un po’. La famiglia Merone, di origine napoletana ma trapiantata a Olbia, conta ben cinque gemelli. In Italia non è record ma quasi. Quindi oggi – buon compleanno a loro – compiono quarant’anni Antonio, Argia, Cristiano, Luisa e Paolo (l'unico ordine possibile è quello alfabetico).

Da due a sette. Il 10 dicembre 1981 è stato il giorno che ha cambiato la vita a mamma Enza e papà Carmine, che oggi hanno 62 e 69 anni. Sapevano bene del parto plurigemellare allargato ma passare all’improvviso dall’immaginarlo al dover crescere cinque figli è stato un bel colpo. Un’emozione unica, loro possono dirlo. Anche se in tutti questi anni hanno visto la stessa reazione stupefatta negli occhi di tutti, di amici, conoscenti, giornalisti, oggi la madre vuole parlare dei suoi figli con semplicità: «Quando ci raduniamo siamo in tanti, sì, ma la nostra è una famiglia normale. Che è cresciuta con tutti i momenti positivi e negativi di qualsiasi altra». I gemelli sono nati a Napoli, ma già dal quarto mese di vita si sono trasferiti a Olbia. I genitori mantengono la parlata campana, i figli sono olbiesi a tutti gli effetti.

«Cosa posso dire? Che sono stata fortunata – si racconta Enza Ilardi –. Non nego che sia stato difficile non far mancare nulla e dar loro tutte le possibilità. E loro hanno imparato a crescere insieme». Nel febbraio 2000, poco dopo il compimento dei diciott’anni, in un articolo sulla Nuova, l’intervista a Carmine ed Enza terminava proprio così, con la speranza che i gemelli completassero gli studi e avessero un futuro roseo, come ogni genitore ambisce.

Adesso, la madre sorride a quelle parole: «Così è stato, si sono diplomati e hanno trovato lavoro. Poi col tempo tutti si sono sposati e hanno avuto figli, ho sette nipoti. L’adolescenza? Non è stata più difficile di quella che possono raccontare altre famiglie – dice lei –. Chi ha trovato la passione nello sport, chi nel proprio mestiere». Dopo cinque figli tutti insieme, Carmine ed Enza si sono presi una pausa di dieci anni. Ma la famiglia era destinata ad allargarsi ancora: tra pochi giorni, martedì prossimo, si festeggerà il sesto compleanno, quello di Gennaro, il piccolo di casa, che compie 29 anni.

Intanto i ricordi tornano indietro di 40 anni: «Dopo alcuni esami (ironia della sorte, al policlinico “Gemelli” di Roma), sono venuta a sapere del parto gemellare. La cosa non mi ha sorpreso perché ero abituata. Pure io ho due sorelle gemelle e dalla parte di mia madre c’erano stati altri casi». «Ora è diverso, non si fanno più così tanti figli, ma per il fatto che fossero gemelli, no, non è stato qualcosa che ha cambiato il nostro modo di vivere», chiosa. Bellissime le foto dei piccoli in posa uno a fianco all’altra, quasi sempre vestiti allo stesso modo.

Gemelli famosi. Pochi mesi dopo la nascita, nell’aprile 1982, i 5 gemelli Merone finiscono sulla ribalta nazionale, direttamente in copertina sul settimanale “Oggi” che fotografa i pargoli tenuti in braccio dalla mamma sotto lo sguardo protettivo del papà. La prima ma non l’unica volta che la stampa ha parlato di loro. Carmine ricorda: «Quando avevano due anni, ci contattò una troupe giapponese. Stava girando un servizio sui gemelli in tutto il mondo. Vennero qui a casa nostra per conoscerci e filmare una nostra giornata. Anche se poi non siamo mai riusciti a vedere il video trasmesso in Giappone. Ci fecero avere la videocassetta, che ancora conserviamo, ma pare che fosse registrata con frequenze diverse, non leggibili sui nostri apparecchi, insomma non ne capisco troppo…».

Carmine Merone è persona nota nel commercio, istituzione nei mercati del nord Sardegna. Inconfondibile con il suo camion rosso scuro. «Non è stato facilissimo: facevo l’ambulante, non l’incassatore di diamanti. Non sono mancati i sacrifici». In casa la famiglia era allargata, c’erano anche i suoceri, il fratello, la sorella e il cognato. In uno sketch, Massimo Troisi diceva: «Sono nato in una casa con diciassette persone. Perciò ho questo senso della comunità assai spiccato. Ecco perché quando ci sono meno di quindici persone mi colgono violenti attacchi di solitudine». Potrebbero dirlo anche i Merone.

I soldi di Pertini. Carmine ricorda in particolare i periodi dell’infanzia e dell’adolescenza, e la scuola. I maschi si sono diplomati all’Ipia e al Deffenu, le femmine invece in chimica biologica a Calangianus. Ciò significa tante spese per i pullman, per i libri di testo, la cartoleria. Ogni volta, tutto insieme. Diverso quando ci sono fratelli e sorelle di età differenti. «Ci tengo a sottolineare che non abbiamo mai ricevuto sostegni economici dalle istituzioni. L’unico aiuto, ce lo diede all’inizio il comune di Olbia per latte e pannolini».

Ecco, scavando nella memoria un piccolo assegno fu in verità staccato, ma l’aneddoto diventa tragicomico: «Scrissi una lettera al presidente della Repubblica, all’epoca Pertini, e qualche tempo dopo arrivò un contributo. Quanto? Centomila lire. Nemmeno la fatica per andare a Sassari a ritirarlo…». Oggi intanto è un giorno importante, a casa Merone sarà festa grande, tutti insieme come sempre.
 

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