L’ex manager e navigator sardo diventa monaco buddhista

La nuova vita di Luciano Sanna, 40 anni, nuorese: a giugno l’ordinazione. «Inseguivo i soldi e il successo ma ero infelice: qui ho ritrovato la pace»

SASSARI. A trent'anni aveva programmato nei dettagli la sua vita e guardava con un certo fastidio chi non andava al suo ritmo. Luciano Sanna era una stella che brillava in ogni campo: nello studio, nel lavoro, nello sport. Si poneva obiettivi, accettava sfide e le vinceva. La sua vita era un continuo aggiungere: più impegni, più lavoro, più soldi. Ma non era felice, anzi alle volte era scontroso e spesso insoddisfatto. Dieci anni dopo Luciano rivive i giri immensi che ha compiuto per arrivare sin qui, sino al "qui e ora" che appaga la mente e lo spirito. Luciano ha capito che se la felicità fosse una operazione matematica sarebbe una sottrazione: togliere invece di aggiungere. E lui si è spogliato di ogni cosa, dai vestiti ai soldi alle ambizioni: a maggio ha lasciato Nuoro e da luglio è un anagarika, letteralmente un "senza dimora": veste abiti bianchi, un paio di sandali, un alloggio nel bosco con un lettino, un tappeto e una stufa a legna. La sua casa è il Monastero Santacittarama, a Poggio Nativo in provincia di Rieti: a giugno Luciano Sanna diventerà un samanera, giovane monaco buddhista; l'anno successivo un biikkhu, un monaco a tutti gli effetti. Un bel salto per un ex consulente d'impresa, fundraiser, calciatore e persino navigator laureato con 110 e lode e vincitore di master & back alla Bocconi.

Dall'alba al tramonto. È mezzogiorno, il pranzo è finito e Luciano insieme agli altri anagarika, cinque in tutto, ha aiutato a sistemare la cucina. Il menu è vegetariano, comprende riso, legumi, verdure e un dolce: a tavola oggi erano 30, tra monaci e laici ospiti del Monastero. Ognuno ha la sua ciotola, ognuno si impegna a tenere il suo posto pulito. Il sabato e la domenica, dopo il pranzo, ci sono gli incontri con i laici per gli insegnamenti tenuti dai monaci anziani, gli altri giorni ognuno si ritira nella sua stanza e sul Monastero cala il silenzio. Ad accogliere Luciano sarà la sua kutti, la casetta di legno, dove studierà e mediterà in solitudine. Niente musica, perché le canzoni «agganciano i ricordi e ti condizionano, passi dalla felicità alla sofferenza perché rimugini sul passato o lasci andare la mente a pianificare sul futuro. Perdi così l'equilibrio che ti dà la meditazione, ti allontani dal presente, dall'hic et nunc». Per Luciano, che nella vita precedente suonava la chitarra, l'unica musica sono i canti del mattino al Tempio. Non è stata una rinuncia, ma una delle tappe del percorso che l'ha portato a liberarsi di ciò che lo faceva soffrire. Come i dolci: «Desideravo mangiarli ogni giorno, aspettavo con bramosia la fine del pranzo. A quel punto ho iniziato un processo opposto e ho iniziato a detestarli, mi dava fastidio vederli. Sino a quando ho raggiunto il punto di equilibrio: li guardo, non li mangio e resto indifferente». Merito delle lunghe ore di meditazione nella kutti, che concludono la giornata: dopo il pranzo non c'è la cena, «sono ammessi solo cibi liquidi o molli, tonificanti come succhi o cioccolato fondente, se hai fatto particolari sforzi puoi mangiare un pezzo di formaggio». Il pasto successivo sarà la colazione, dopo la sveglia alle 4, i canti e la meditazione al Tempio: «Il lunedì si fa colazione all'italiana, con fette biscottate e marmellate, gli altri giorni con frutta fresca e secca, riso, caffè e latte». Subito dopo, Luciano sbriga alcune commissioni - come la spesa o l'acquisto di medicine - e si occupa della parte amministrativa, riordinando bollette e conti: mette a frutto i suoi studi di ragioneria e l'esperienza come consulente, le uniche cose che si è portato dietro della sua vita passata.

La vita precedente. Ogni tanto Luciano butta un occhio sui vecchi diari: «Annotavo quello che facevo e gli impegni successivi, vedo pagine cariche d'ansia, di angoscia per il futuro, scrivevo parolacce e le dicevo, ora non mi verrebbe neppure in mente. Avevo un lavoro, avevo soldi ma stavo male, facevo quello che gli altri si aspettavano da me ma non mi rendeva felice. È questo il dramma della società contemporanea: sentirsi obbligati al rispetto delle convenzioni seguendo un percorso prefissato: lavorare, guadagnare, creare una famiglia. Vestirci in un certo modo, garantirsi un buon tenore di vita. Rincorrere costantemente qualcosa suscita sentimenti negativi, perché si diventa avidi e invidiosi di chi ha ottenuto più di noi. Quando ho incontrato il buddhismo, ho capito di essere arrivato. Mi ha insegnato che si è felici quando ci si libera dai 3 inquinanti che generano sofferenza: sono l'avidità-brama, l'avversione-odio, l'ilusione-ignoranza. Io ho rotto con l'illusione, ho realizzato che il bel lavoro, l'affermazione, le buone relazioni sociali erano per me fonte di sofferenza e di infelicità». È la conclusione di un percorso iniziato negli anni 2000, quando Luciano inizia a porsi le prime domande: «Mi chiedevo perché sono qua? Dove voglio e dove devo andare?». Poi dal 2010 al 2016 Luciano inizia a seguire un filone gnostico-esoterico e le domande aumentano. Ma con queste anche le prime risposte, che diverranno sempre più chiare grazie all'incontro con il buddhismo. Nel 2016 Luciano varca per la prima volta il portone del Monastero di Santacittarama: «Resterò una settimana, seguirò le regole e mi renderò conto di non essere ancora pronto». Ci vorranno altri 5 anni, durante i quali Luciano seguirà un percorso binario: quello professionale e quello di studio, di approfondimento spirituale. Nel gennaio 2017 dà vita a Propago, società di consulenze che aiuta le organizzazioni non profit negli aspetti burocratici e a ottenere finanziamenti: il giro cresce in fretta, nel 2020 Propago conta 80 soci. Ma non basta, perché nel suo continuo aggiungere Luciano diventa coordinatore di una struttura socio sanitaria a Nuoro e nel 2018 partecipa al concorso per la formazione dei navigator. «Eravamo 80mila, lo vinsi, a luglio iniziai a lavorare al Centro per l'impiego di Nuoro e in seguito a Macomer. La politica ci attaccava, ci chiamavano i figli di Di Maio. Invece fu una esperienza meravigliosa e appagante, perché aiutavamo le persone a trovare un impiego e a recuperare speranza nel futuro». L'impegno aumentò con il Covid e la pandemia ebbe un ruolo decisivo nella vita di Luciano. Guadagnava molto bene, tra Propago, il contratto co.co.co come navigator e il calcio: alla soglia dei 40 anni ha continuato a giocare come attaccante e centrocampista, dalla Prima categoria all'Eccellenza. «A fine mese mettevo insieme cifre niente male, specie negli ultimi due anni: dai 3mila ai 3500 euro». In quello stesso periodo Luciano chiude una relazione sentimentale importante «perché le aspettative erano diverse» e vive il lockdown da solo in smartworking. La solitudine alimenta il flusso dei pensieri e sedimenta certezze.

La nuova vita. Ad aprile 2021 Luciano lascia il posto di navigator, rinunciando al rinnovo del contratto per un anno. Un mese dopo, è il 14 maggio, bussa per la seconda volta al Monastero. «Perché il mio posto è questo, qui e ora».

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