«Presto mezza Europa sarà contagiata»

Il monito dell’Oms sulla diffusione della variante Omicron nel vecchio continente

ROMA. Una marea di Omicron rischia di travolgere i sistemi sanitari in tutta Europa. Il nuovo avvertimento che la pandemia è ancora in pieno corso arriva dall'Oms, secondo cui entro due mesi oltre il 50 per cento degli europei sarà contagiato dalla nuova variante del Covid. Un ceppo talmente veloce nel propagarsi da richiedere, secondo l'organismo Onu, vaccini specifici. E non il ricorso ai booster con quelli attuali, che sono efficaci nell'arginare le malattie gravi e i decessi ma non la trasmissione. La corsa di Omicron in Europa ha un passo impressionante: oltre 7 milioni i nuovi casi nella prima settimana del 2022, il doppio di due settimane prima, ed in 26 Paesi oltre l'1% della popolazione contrae il Covid-19 ogni 7 giorni, ha rilevato il direttore regionale dell'Oms Hans Kluge. «A questo ritmo più del 50% della popolazione sarà infettato da Omicron in sei-otto settimane», ha previsto l'alto funzionario, nel giorno in cui la Francia ha segnato un nuovo record superando i 350 mila contagi. L'Oms guarda soprattutto all'Europa centro-orientale, dove i tassi di vaccinazione sono più bassi e «vedremo malattie più gravi nei non vaccinati», ha spiegato Kluge. Attenzione è richiesta anche nei Paesi più virtuosi sui vaccini, come Spagna o Gran Bretagna, che si stanno indirizzando verso un regime di convivenza con il virus, con poche restrizioni e puntando sul fatto che i sintomi sono più lievi. Ma per l'Oms è ancora presto per trattare il Covid come una malattia endemica, perché ci sono ancora «troppe incertezze» e andrebbero sviluppati farmaci «con alto impatto sulla prevenzione dell'infezione e della trasmissione, oltre che sulla prevenzione di malattie gravi e morte». Quindi, ha sottolineato l'Oms, continuare ad effettuare richiami con i vaccini già esistenti non è utile. Anche per l'Ema gli attuali vaccini hanno una «minore efficacia» sulla nuova variante ed in quest'ottica l'organismo europeo ha fatto sapere che potrebbe approvare il siero entro maggio (Pfizer ha annunciato che sarà pronto a marzo). Allo stesso tempo, l'agenzia del farmaco ha espresso cautela sui richiami, sostenendo che «vaccinazioni ripetute a brevi intervalli non rappresentano una strategia sostenibile a lungo termine». Il freno ai booster, per lo meno con gli attuali vaccini, può anche avere una lettura politica, ossia: è questo il momento di indirizzare le scorte delle aziende farmaceutiche per colmare il divario con i Paesi poveri. In vista dell'obiettivo di immunizzare il 70% della popolazione mondiale entro metà dell'anno. Unico modo, secondo l'Oms, per vincere la guerra al virus. Nel frattempo bisogna mantenere alta la guardia.

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