Gulli, il visionario che a Olbia salvò l’industria del tonno in scatola

Fu direttore della Palmera e dopo la crisi creò una nuova azienda con i vecchi dipendenti. E' morto a Nervi, aveva 70 anni

OLBIA. Vito Gulli è morto a 70 anni nella sua villa di Nervi. L’imprenditore genovese lascia la moglie e tre figli. Il suo nome è legato alla storia del tonno a Olbia. Prima come direttore generale della Palmera, la storica azienda di Su Arrasolu, poi a una delle più grandi imprese di salvataggio della storia industriale sarda.

Davanti alla crisi irreversibile dell’azienda della famiglia Palau, che era stata costretta a cedere il marchio storico Palmera a Bolton, aveva aperto una nuova fabbrica nella zona industriale e riassorbito praticamente tutta la forza lavoro sotto il marchio As do Mar, attraverso la sua Generale Conserve. Da quel 2008 il tonno di Olbia aveva ricominciato a nuotare in ottime acque.

Gulli è stato un imprenditore visionario, legato al mare, ma che era capace di tenere i piedi ben piantati per terra. Sapeva bene che le maestranze ex Palmera avevano competenze altissime, esperienza, una solida base legata all’affezione per una fabbrica che per molti significava famiglia. Puntò tutto su Olbia e venne ripagato. D’altronde lui aveva lavorato a Olbia, proprio in Palmera. E non è un caso che nel 2017 decida di cedere tutte le sue quote ad Adolfo Valsecchi, altro imprenditore cresciuto nella “cantera” della Palmera, di cui era stato amministratore delegato fino al 1994.

Proprio Valsecchi, attuale proprietario della Generale Conserve, era entrato in società nel 2014, dopo che Gulli nel 2013 aveva fatto il suo ingresso nei settori della carne in scatola, con l'acquisto del marchio Manzotin da Bolton Alimentari, proprio coloro che avevano rilevato anni prima il marchio Palmera, e in quello dei pomodori in lattina e bottiglia con l'acquisto del marchio De Rica da Conserve Italia. Ma il tonno resta la sua grande passione. Lo stabilimento di Olbia, con investimenti mirati, diventa un modello produttivo a livello europeo. Sigaretta in bocca, baffi curatissimi, Gulli sapeva parlare con la gente. Amava pochissimo la politica, le parole e le promesse non seguite dai fatti. Cresciuto nel settore delle ricerche di mercato, amava grafici e strategie, anche se l’empatia con il suo interlocutore rimaneva la base per poter instaurare un dialogo. Nel febbraio del 2017, quasi cinque anni fa, era tornato ad Olbia per salutare i suoi dipendenti. «As do Mar per me è come una figlia che porto all’altare, in giorni importanti sul piano emotivo – spiegava Vito Gulli alla “Nuova Sardegna” -. Ma lo faccio nella consapevolezza che mia figlia è stata forgiata e cresciuta con un carattere forte e deciso, che manterrà nella sua strada. Poi mio genero, fuor di metafora il socio a cui lascio l’azienda, ha le spalle larghe e tanta esperienza oltre che grande capacità finanziaria».

Insieme a lui c’era ancora una volta Ruggero Bogoni, l’uomo che lo ha affiancato in una vita di sfide e che era stata l’anima della fabbrica del tonno di Olbia. L’ultimo sorriso di Gulli, tra uno sbuffo di fumo e l’altro. «Vivrò qui almeno tre mesi all’anno. Per quanto mi riguarda, da oggi continuerò a difendere e diffondere i miei principi, legati al concetto della sostenibilità. Dove e come non lo so, ma sono sicuro che lo farò». Fino alla fine, con la Sardegna nel cuore.

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