La Settimana Enigmistica, 90 anni tra rebus e sciarade

Il bozzetto realizzato da Sisini per il primo numero

La storia dell’immutabile sempre nuova e affascinante “Palestra del cervello”

SASSARI. “La Settimana Enigmistica compie novant’anni. Per una rivista di enigmistica, nascere in una data palindroma come 23/1/32 è stato un auspicio carico di promesse, l’avvio di un percorso costellato di mille idee, congetture, trovate, giochi. In quel lontano 1932 l’ingegnere sassarese Giorgio Sisini, con inventiva ed entusiasmo, creò una rivista dove si coniugavano in modo semplice e coinvolgente la lingua e le parole”. Queste sono le prime righe del breve – e del tutto nuovo per una redazione particolarmente riservata –, messaggio ai lettori che hanno accompagnato il numero speciale della Settimana Enigmistica in edicola da ieri.

Il segreto della longevità e del successo della “rivista di enigmistica prima per diffusione e fondazione” che “vanta innumerevoli tentativi di imitazione” forse lo si può trovare sfogliando il numero speciale – che raccoglie la prima storica copertina e una scelta dei giochi –, è un mistero semplice: Immutabile affidabilità. Il brivido non sta nella novità della veste grafica, sottoposta a lievi e meditati cambiamenti, ma nella sfida creativa e intelligente dell’enigmistica, anzi più le dimensione del campo sono standard più ci si concentra sul gioco.

Giorgio Sisini


Così la Settimana ha attraversato le generazione diventando perfino uno strumento potente di alfabetizzazione, per un Paese che in gran parte non “sapeva ne leggere ne scrivere”. È stata spedita al fronte come conforto per i soldati, salvando Giorgio Sisini da indossare la divisa: «il suo apporto alla guerra è questo» dissero le alte sfere del regime. È passata indenne, anzi si è arricchita di contenuti, dalla diffusione della radio prima e dal rullo compressore della televisione poi. Resiste al web: in treno, sotto l’ombrellone o sul divano si contende l’attenzione con gli invasivi smartphone. La sua presenza nelle case degli italiani ha impedito che si spezzasse del tutto il filo delle generazioni.

Anche nei giorni oscuri della guerra, con la stamperia bombardata e la carta razionata la Settimana è in edicola. Solo nel 1945 per gli «storici avvenimenti delle ultime settimane» la pubblicazione diviene irregolare. La formula della Settimana sopravvive con la testata disegnata direttamente da Giorgio Sisini, il succedersi rigoroso del colore della testata: blu, verde e rosso (rosso nei numeri multipli di tre) e con il rifiuto della pubblicità. Su questo snobistico “no” si raccontano storie – mai confermate dall’editore – di offerte incredibili per altri giornali che avrebbero accettato un quarto di quelle somme per un “ultima di copertina”.

È così che la rivista diventa icona popolare, presente e citata in tanti film e cantata da Paolo Conte che in “Sotto le stelle del jazz” rimpiange il «tempo fatto di attimi / e settimane enigmistiche».



Nel numero speciale la Settima ricorda i maestri che con la loro creatività hanno fatto la storia della rivista: «Giancarlo Brighenti, instancabile animatore dei rebus, i cruciverba di Piero Bartezzaghi, sfide all’ingegno condotte con lealtà e maestria. I solidi, non banali giochi di Bruno Bozzoli, le estrose trovate di Attilio Ghilardi, e poi ancora la minuziosa capacità con cui le pagine erano assemblate da Raoul de Giusti, direttore dal ’73 all’88. Al di là delle loro creazioni, questi amici e maestri ci hanno insegnato l’attenzione verso ciò che di più prezioso abbiamo: i nostri carissimi lettori». La storia della Settimana – in questo alternarsi di invidiabili menti creative, che nessun concorrente ha mai potuto vantare in squadra – non è però impermeabile ai mutamenti della lingua, agli interessi e al costume degli italiani. Nel recinto di gioco, di cui parlavamo prima, appaiono le nuove parole, si affacciano i volti dei nuovi divi, cambiano i temi di cui si ride nelle vignette. Quello che non cambia è il piacere di risolvere la complessità, gusto che pare in altri settori si stia perdendo. Gustarsi la noia creativa, sprecare il tempo utilmente, sono alcuni degli ossimori che descrivono il relax che solo l’enigmistica riesce a creare. «Ci siamo studiati di presentare, nei limiti della semplicità, quello che all’estero vien chiamato La Palestra del cervello (...) un giornale che, completo pur essendo economico, vi conceda lo spasso di un’ora, il più economico di tutti, dall’enigmista più provetto alla semplice massaia».

Così prometteva l’editoriale della prima Settimana Enigmistica nel ’32. Promessa mantenuta e alla rivista quasi centenaria arrivano anche gli auguri dell’oltre centenaria Nuova Sardegna. In fondo due monumenti di carta nati dalla mente dei sardi.
 

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