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La Consulta salva solo parte del piano casa regionale: stop alle deroghe

L'aula del consiglio regionale della Sardegna

Esultano gli ambientalisti, per Wwf e Grig "la Regione non potrà rivedere a proprio piacemento il Ppr"


29 gennaio 2022


ROMA. La Corte Costituzionale salva in parte il Piano casa della Sardegna impugnato dal Governo a marzo dello scorso anno. Nella sentenza depositata ieri si fa riferimento, infatti, a 21 dichiarazioni di illegittimità, 13 di non fondatezza, 3 di inammissibilità. Roma aveva contestato ben 27 dei 31 articoli della legge regionale, la Consulta è stata evidentemente molto meno severa. In generale sono condivise le censure del Governo sulla proroga del Piano casa perché «è proprio l'indefinito succedersi delle proroghe, ancorate all'entrata in vigore di una nuova legge regionale sul governo del territorio o a termini di volta in volta differiti, che interferisce con la tutela paesaggistica e determina il vulnus denunciato dal ricorrente».

Inoltre, «la legge regionale, consentendo interventi parcellizzati, svincolati da una coerente e stabile cornice normativa di riferimento, trascura l'interesse all'ordinato sviluppo edilizio, proprio della pianificazione urbanistica, e così danneggia il territorio in tutte le sue connesse componenti e, primariamente, nel suo aspetto paesaggistico e ambientale». In secondo luogo, la Consulta boccia tutte le norme che derogano al Piano paesaggistico regionale, non derogabile senza una copianificazione Stato-Regione. Il fatto è che in alcuni casi, secondo i giudici, le norme bocciate non «recano alcuna deroga al Ppr».

Da qui la non fondatezza e non ammissibilità delle censure corrispondenti a queste ultime. In particolare, la Corte ha dichiarato l'illegittimità di buona parte dell'articolo 5 della legge regionale che riguarda gli incrementi volumetrici nelle zone urbanistiche residenziali, di espansione residenziale, turistiche proprio per mancanza di compatibilità con le prescrizioni del piano paesaggistico regionale.

Non sono fondate, invece, le censure sugli incrementi in zona A, cioè le parti del territorio interessate da agglomerati urbani che rivestono carattere storico, artistico, di particolare pregio ambientale o tradizionale. La Consulta salva poi la parte dell'articolo 5 che, allo scopo di prolungare la stagione turistica consente, per un periodo non superiore a duecentoquaranta giorni, la chiusura con elementi amovibili, anche a tenuta, delle verande coperte già legittimamente autorizzate nelle singole strutture turistiche ricettive.

Salvo anche l'articolo 6 (Interventi per il riuso e per il recupero con incremento volumetrico dei sottotetti esistenti), il 7 (interventi di recupero dei seminterrati, dei piani pilotis e dei locali al piano terra), l'8 (interventi per il riuso di spazi di grande altezza), e il 28 sulle zone umide. Su quest'ultimo, in particolare, la Corte dice: «Il ripristino, per le zone umide, della fascia di rispetto di 300 metri dalla linea di battigia non determina, pertanto, la dedotta compromissione della tutela paesaggistica che rappresenta il fulcro di tutte le censure. Ne discende la non fondatezza delle questioni promosse a tale riguardo dal ricorrente, in tutti i profili evocati».

Il WWF. «Il Wwf è soddisfattisimo perché ancora una volta i giudici della Corte Costituzionale hanno ristabilito i principi fondamentali sulla tutela del Paesaggio e dell'ambiente, patrimonio dei sardi e di tutti i cittadini. Speriamo che questi principi siano chiari a tutti e auspichiamo che non debbano servire più denunce e sentenze». Lo dice Carmelo Spada delegato del WWF Italia per la Sardegna in merito alla sentenza della Consulta sul Piano Casa.

«Subito dopo la promulgazione della legge il Wwf aveva chiesto al Governo di impugnarla medesima in quanto ritenta incostituzionale e in contrasto con il piano paesaggistico regionale», sostiene l'associazione che riteneva la legge «un attacco indiscriminato al territorio sardo con edificazioni a pioggia e incrementi volumetrici e si ricordava che la Sardegna era stata la prima regione in Italia a dotarsi di un Piano Paesaggistico ai sensi del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. La Sardegna è anche la regione con il più ricco e vario patrimonio di biodiversità in Europa. Dopo il ricorso del Governo - conclude il WWF -, ora il pronunciamento della Corte Costituzionale che ha bocciato sostanzialmente la legge regionale della Sardegna».

IL GRIG. «La Corte costituzionale prosegue nella sua opera di demolizione giuridica delle norme illegittime poste dall'Amministrazione regionale sarda Solinas. Con sentenza n. 24 del 28 gennaio 2022 ha dichiarato illegittima gran parte della legge regionale Sardegna n. 1/2021 sul c.d nuovo piano casa». Lo dice , in «una nota, Stefano Deliperi, portavoce del Gruppo di intervento giuridico. La pronuncia della Corte costituzionale è ampia e complessa e potrà esser data una valutazione più puntuale solo dopo un esame più approfondito, tuttavia, a una prima lettura necessariamente rapida, sembra proprio che le disposizioni fondamentali del c.d. nuovo piano casa siano state cassate. Niente aumenti volumetrici nella fascia costiera, nessuno stravolgimento del piano paesaggistico regionale- si legge nel comunicato - Poche settimane fa la Corte costituzionale aveva fatto un bel regalo di Natale a tutte le persone che credono che il futuro sia nella salvaguardia dell'ambiente, il bene più prezioso che abbiamo. Infatti, la Corte costituzionale, con la sentenza n. 257, depositata il 23 dicembre 2021, aveva dichiarato illegittimo l'art. 1 della legge regionale 13 luglio 2020, n. 21, che avrebbe consentito, attraverso un'assurda interpretazione autentica fatta dall'attuale Giunta regionale, la riscrittura del piano paesaggistico regionale (P.P.R.) approvato nel 2006 (cioè 15 anni fa) nelle sue parti fondamentali (fascia costiera, zone agricole, beni identitari)».

«In estrema sintesi - prosegue il Grig - in base alla legge regionale »cassata« l'Amministrazione regionale Solinas avrebbe potuto rivedere a proprio piacimento la disciplina contenuta nel piano paesaggistico nella fascia costiera, nelle aree agricole e in relazione ai beni identitari, per esempio aumentando volumetrie ed eliminando norme di conservazione integrale, come più volte annunciato. Il Gruppo d'Intervento Giuridico aveva sollecitato l'impugnazione governativa di ambedue le leggi con specifiche istanze (11 luglio 2020 e 20 gennaio 2021) che ha contribuito ai successivi ricorsi da parte del Governo Draghi. Ha, inoltre, promosso la petizione per la salvaguardia delle coste sarde finalizzata al mantenimento dei vincoli di inedificabilità costieri nella fascia dei 300 metri dalla battigia marina, stabiliti dalle normative vigenti e dalla disciplina del piano paesaggistico regionale (P.P.R.), sottoscritta da più di 39 mila cittadini». (ANSA).

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