Addio a Tito Stagno ci accompagnò sulla Luna
di Andrea Massidda
Il grande giornalista cagliaritano è stato uno dei volti storici dell’informazione Rai Suo l’annuncio dello sbarco la notte del 20 luglio 1969: «Ha toccato, ha toccato!»
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SASSARI. Nel corso della sua lunga e prestigiosa carriera di giornalista seguì per conto della Rai centinaia di avvenimenti importanti. Basti pensare che iniziò con il commentare i giochi olimpici invernali del ’56 per poi passare ai grandi appuntamenti politici e istituzionali con al centro capi di Stato come John Fitzgerald Kennedy, Elisabetta II d’Inghilterra, Jawaharlal Nehru ed Ike Eisenhower. Per non parlare di quando dal Campidoglio coprì per il telegiornale la firma dei trattati del Mercato comune europeo, o di quando da inviato fu al seguito di Giovanni XXIII e Paolo VI, e dei presidenti della Repubblica Antonio Segni e Giuseppe Saragat. Eppure Tito Stagno, morto ieri all’età di 92 anni con accanto la moglie Edda (di cui è sempre stato innamoratissimo) sarà ricordato soprattutto per aver pronunciato questa frase davanti a 50 milioni di italiani incollati alla tivù: «Ha toccato... ha toccato! Signori, sono le 22.17 in Italia, le 15.17 a Houston e per la prima volta nella storia un veicolo pilotato dall’uomo ha toccato un corpo celeste». Era il 20 luglio del 1969 e lui, cronista, storico, documentarista e volto notissimo del primo canale nazionale, stava raccontando la più travolgente emozione vissuta dall’umanità su un piccolo schermo in bianco e nero: lo sbarco sulla Luna della missione Apollo 11, con a bordo della navicella spaziale gli astronauti Buzz Aldrin, Neil Armstrong e Michael Collins. Istanti che gli garantirono un asteroide ribattezzato con il suo nome, l’appellativo di Mr. Moonlight, e che nel 1999 lui stesso rievocò con dettagli gustosissimi in un’intervista alla Nuova Sardegna.
Nato a Cagliari il 4 gennaio del 1930, Stagno sempre nel capoluogo isolano si diploma al liceo classico e intraprende gli studi di Medicina iniziando contemporaneamente a collaborare per Radio Sardegna. Nel 1954 vince il concorso Rai per telecronisti (commentando nell’audizione l’Ardia di Sedilo) e partecipa a un corso di specializzazione con Furio Colombo, Gianni Vattimo, Umberto Eco, lasciando poi l’università per trasferirsi a Roma a lavorare nel telegiornale diretto da Vittorio Veltroni, padre di Walter. L’approccio con una telecronaca spaziale risale al 1961, quando Tito viene chiamato a commentare il primo volo dell’astronauta sovietico Jurij Gagarin intorno alla Terra. Quindi la grande maratona dell’allunaggio, in cui andò incontro al futuro indossando mutande e calzini.
Quella notte estiva del 1969 nello Studio 3 di via Teulada la temperatura era salita a livelli insopportabili, si faticava persino a respirare. Il fresco dell'aria condizionata aveva resistito bene ai caldi fasci di luce dei proiettori, non si era arreso neanche davanti al calore emesso dai centocinquanta corpi che, fra giornalisti, operatori e ospiti di vario genere affollavano la Rai, ma nulla aveva potuto davanti alla tensione che provocò la fatidica frase. «Si soffocava – ammise Stagno –. Andrea Barbato ed io, stremati dalle venti ore di trasmissione, decidemmo di levarci la giacca e di continuare la cronaca in maniche di camicia. Qualche istante dopo arrivò la telefonata di Willy de Luca, il direttore del telegiornale, che garbatamente ci pregava di rivestirci. Alla fine trovammo un compromesso: siccome eravamo “mezzibusti” ci rimettemmo la giacca e ci togliemmo i pantaloni. A fianco a noi c'era anche Enrico Medi, grande scienziato e grande divulgatore, ma religiosissimo e anche un po’ bacchettone. Lui decise di rimanere vestito».
Nessuno può pensare a quegli indimenticabili istanti senza rivedere lo sguardo di Tito Stagno euforico e un po’ stravolto in primo piano. Così come non si può dimenticare il battibecco in diretta con Ruggero Orlando, che lo interruppe dicendo che l’allunaggio annunciato in realtà non era ancora avvenuto. «Orlando stava a Houston e io a Roma – precisò poi lui stesso –, la voce degli astronauti arrivava a tutti e due, ma a voler essere pignoli io, per un gioco di satelliti e di cavi dell’Eurovisione, la ricevevo con un decimillesimo di secondo prima di lui. In ogni caso avevo due cuffie: da una parte ricevevo i messaggi ufficiali della Nasa, dall’altra le comunicazioni tra gli astronauti e la base di Houston. Quindi non potevo sbagliarmi».
Nato a Cagliari il 4 gennaio del 1930, Stagno sempre nel capoluogo isolano si diploma al liceo classico e intraprende gli studi di Medicina iniziando contemporaneamente a collaborare per Radio Sardegna. Nel 1954 vince il concorso Rai per telecronisti (commentando nell’audizione l’Ardia di Sedilo) e partecipa a un corso di specializzazione con Furio Colombo, Gianni Vattimo, Umberto Eco, lasciando poi l’università per trasferirsi a Roma a lavorare nel telegiornale diretto da Vittorio Veltroni, padre di Walter. L’approccio con una telecronaca spaziale risale al 1961, quando Tito viene chiamato a commentare il primo volo dell’astronauta sovietico Jurij Gagarin intorno alla Terra. Quindi la grande maratona dell’allunaggio, in cui andò incontro al futuro indossando mutande e calzini.
Quella notte estiva del 1969 nello Studio 3 di via Teulada la temperatura era salita a livelli insopportabili, si faticava persino a respirare. Il fresco dell'aria condizionata aveva resistito bene ai caldi fasci di luce dei proiettori, non si era arreso neanche davanti al calore emesso dai centocinquanta corpi che, fra giornalisti, operatori e ospiti di vario genere affollavano la Rai, ma nulla aveva potuto davanti alla tensione che provocò la fatidica frase. «Si soffocava – ammise Stagno –. Andrea Barbato ed io, stremati dalle venti ore di trasmissione, decidemmo di levarci la giacca e di continuare la cronaca in maniche di camicia. Qualche istante dopo arrivò la telefonata di Willy de Luca, il direttore del telegiornale, che garbatamente ci pregava di rivestirci. Alla fine trovammo un compromesso: siccome eravamo “mezzibusti” ci rimettemmo la giacca e ci togliemmo i pantaloni. A fianco a noi c'era anche Enrico Medi, grande scienziato e grande divulgatore, ma religiosissimo e anche un po’ bacchettone. Lui decise di rimanere vestito».
Nessuno può pensare a quegli indimenticabili istanti senza rivedere lo sguardo di Tito Stagno euforico e un po’ stravolto in primo piano. Così come non si può dimenticare il battibecco in diretta con Ruggero Orlando, che lo interruppe dicendo che l’allunaggio annunciato in realtà non era ancora avvenuto. «Orlando stava a Houston e io a Roma – precisò poi lui stesso –, la voce degli astronauti arrivava a tutti e due, ma a voler essere pignoli io, per un gioco di satelliti e di cavi dell’Eurovisione, la ricevevo con un decimillesimo di secondo prima di lui. In ogni caso avevo due cuffie: da una parte ricevevo i messaggi ufficiali della Nasa, dall’altra le comunicazioni tra gli astronauti e la base di Houston. Quindi non potevo sbagliarmi».
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