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Se il conflitto porta il carbone addio futuro green

Il possibile stop al gas russo spinge il Governo a un piano d’emergenza che rimanda la tanto attesa svolta energetica


08 giugno 2022 di Andrea Ruzzeddu*


L’unica volta in cui il nostro Governo poteva essere diversamente celere, ha stupito tutti per la sua prontezza in campo energetico: per evitare di morire di freddo e di illuminare le case con le candele, Draghi ha già presentato alle Camere un programma di emergenza nel caso in cui Putin decida di tagliare definitivamente l’arteria del gas dalla quale dipende l’Italia. Ancora prima che il ministro Di Maio si mobilitasse per trovare una soluzione con gli altri fornitori del prodotto, il nostro Premier aveva già pensato a tutto. La linea politica intrapresa non sembra molto coerente considerato che fa parte di questo Governo anche il ministro per la Transizione ecologica, Cingolani. Ma se si riaprissero le centrali a carbone dismesse, dove andrebbe a finire la transizione verso l’energia rinnovabile? Improvvisamente un conflitto solo tra due Paesi (per il momento) manda in fumo anni di progresso tecnologico? O forse è proprio il pretesto tanto atteso per farlo? Chi può saperlo, ma il ministero della Transizione Ecologica diventerebbe una barzelletta e l’Italia sarebbe ancora meno credibile all’interno dell’Unione Europea che mira ad una transizione verso tutto ciò che è green da concludere entro il 2030. Proprio martedì il ministro ha smentito la riaccensione delle centrali a carbone spente, ma ancora nulla di quello che si è annunciato è stato messo in pratica: chi può dire quello che succederà per certo? Ma come? Pensavate di mandare il piano per la scuola, per il rientro in classe e per l’esame di maturità con ventiquattr’ore di anticipo rispetto alla data di messa in atto e ora siete riusciti a tirare fuori dal cilindro un piano energetico alternativo in meno di una settimana? Avete certezze su quel che succederà nel mondo ma non su quello che voi stessi sentenziate per il vostro ed il nostro Paese?

Alcuni diranno che sono due settori completamente differenti, che non ha senso fare un confronto tra aglio e cipolla: vero, ma chi decide come affrontare queste ed altre problematiche è lo stesso gruppo di persone. E non esiste un problema più importante di un altro da risolvere, tutti vanno affrontati con la stessa serietà che si è vista ora per una delle più importanti materie prime per l’Italia: ci si pone il problema, si discute e si trova una soluzione in pochi giorni. La decisione di “torturare” i maturandi è stato il frutto di, a quanto pare, un lungo e travagliato confronto (forse tale perché alla fine di conti, gli studenti sono ancora giovani e la scuola non “produce” direttamente Pil) tra chissà quali grandi figure del settore.

Ma il vero punto interrogativo è: gli altri Paesi come affronteranno questo problema? Anche loro sono nella stessa situazione dell’Italia?

Probabilmente sì, ma forse il modo di risolvere il problema non sarà lo stesso. Ad esempio, una Germania che ha appena chiuso le centrali nucleari difficilmente penserà di inquinare il proprio territorio con altre attività: se uno toglie per migliorarsi, toglie per sempre, mica torna indietro in caso di necessità.

In definitiva, una decisione così, presa per una probabile complicazione, ma non certa, appare troppo affrettata: è come accendere la citronella in assenza di zanzare pensando che sono insetti che possono sopraggiungere in qualunque momento. Ma quegli insetti malefici potrebbero anche non avere interesse nell’attaccare l’uomo in quel momento, e allora perché prepararsi alla guerra ancora prima della loro offesa?

*Andrea frequenta il Liceo Europeo Canopoleno a Sassari

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