In Sardegna la prima sigaretta tra i quindici e i diciotto anni
di Giuseppe Pulina
L’indagine dell’Eurispes: 4 adolescenti su 10 fumano, ogni settimana spendono dai 5 ai 30 euro
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TEMPIO. Provengono da 34 scuole dell’isola i dati attraverso i quali l’Istituto Eurispes ha indagato la diffusione del tabagismo tra gli studenti sardi. Dalle risposte fornite da 1.259 adolescenti tra i 15 e i 18 anni risulta che 4 su 10 fumano e che più della metà di questi (il 24,6% del totale del campione preso in esame) ha fatto ormai della sigaretta un’abitudine. L’indagine dell’Eurispes, realizzata con il contributo dell’assessorato regionale alla Programmazione e Bilancio e la collaborazione con l’assessorato all’Istruzione, mette in luce anche altri dati significativi, utili per definire il profilo della generazione dei teenager sardi, tra le abitudini quotidiane dei quali va consolidandosi anche l’uso della sigaretta elettronica. «L’indagine sul tabagismo – dichiara Gerolamo Balata, direttore della sede regionale di Eurispes in Sardegna – rientra in un percorso già intrapreso e al momento in corso attraverso il quale, in un periodo molto critico per tutti, si è voluto rivolgere uno sguardo speciale al mondo delle giovani generazioni e, in particolare, alle scuole. In quest’ottica globale vanno letti i progetti di ricerca sul cyberbullismo e il tabagismo e quelli attualmente in corso sulla dispersione scolastica e il rapporto tra i giovani e la rete». Dall'ultima ricerca emerge che la maggior parte dei ragazzi costituenti il campione d’indagine ha iniziato a fumare prima di avere raggiunto 18 anni. Non ancora maggiorenni e, verrebbe da dire, già potenziali consumatori di tabacco. A diventare però consumatori precoci e abituali sono soprattutto i ragazzi. Per le ragazze il ricorso alla sigaretta è, invece, più saltuario, ma, non per questo, meno problematico. L’indagine conferma, inoltre, quanto veniva facile supporre: i giovani sardi, che non disdegnano le sigarette elettroniche, fumano prevalentemente sigarette tradizionali, ma anche tabacco trinciato. Abitudini costose, perché la spesa che settimanalmente devono sostenere può variare da 5 a 30 euro. Quanto basta per far andare in fumo l’intera paghetta, sempre che, come dichiara una percentuale non irrilevante del campione, non si attinga al ricavato di qualche lavoro occasionale o stagionale. L’indagine dice che le famiglie sono raramente all’oscuro delle abitudini dei figli, essendo proprio queste a coprirne, almeno per un quarto dei casi, le spese dal tabaccaio. E forse conoscono anche le ragioni che li hanno spinti a fumare la prima sigaretta: la curiosità e, in misura minore, l’appartenenza a gruppi in cui qualcuno che già fuma invita gli altri a fare altrettanto. Sanno di essere esposti a una potenziale dipendenza, tant’è che dichiarano di avere tentato di smettere almeno una volta. A cercare di farlo, prima che una pratica occasionale si trasformi in abitudine, sono soprattutto le ragazze. Se possono, per quanto consapevoli dei divieti, fumano anche a scuola. Si dicono in generale a conoscenza dell’impegno della scuola per informarli sui rischi per la salute. Un ragazzo su dieci dichiara, tuttavia, di non avere ricevuto informazioni in merito, mentre il 32,8% sostiene che la scuola non avrebbe mai provveduto a informarli su rischi e conseguenze del fumo.
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