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Gli emigrati paladini del sardo: sa limba riunisce le diverse generazioni

di Luciano Piras
Gli emigrati paladini del sardo: sa limba riunisce le diverse generazioni

L’analisi di Simone Pisano, docente dell’Università per stranieri di Siena. «Ora anche fuori dalla Sardegna sembra avere un appeal del tutto inatteso»

06 gennaio 2023
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Siena «Il sardo, anche fuori dalla Sardegna, sembra avere un appeal del tutto inatteso (forse anche alle stesse istituzioni regionali) se è vero che sempre più persone, senza legami particolari con la Sardegna, esprimono la volontà di conoscere e parlare il sardo». Dati alla mano, Simone Pisano sottolinea il successo riscosso dal corso di sardo “Su sardu in tempus de oje” organizzato, in piena pandemia e con la modalità dell’e-learning, dal Coordinamento dei giovani della Fasi, la Federazione delle associazioni sarde in Italia.

Chi sono stati i corsisti? Chi è che oggi ha voglia di imparare il sardo con la Fasi?

«Il corso è stato frequentato non solamente da soci di origine sarda, ma anche da corsisti curiosi della nostra lingua e originari di diverse parti d’Europa e del mondo, Brasile e Ungheria, per esempio».

Docente di Dialettologia e Linguistica del contatto dell’Università per stranieri di Siena, originario di Pula e di Nuoro, Pisano è da anni impegnato sul fronte della limba sarda. Nel 2019 è stato coordinatore scientifico delle iniziative promosse dalla Fasi nel quadro del progetto “Su sardu e sas àteras limbas de minoria”.

Come si pone la Fasi davanti a questo tema? Che ruolo assume la Federazione degli emigrati sulla lingua sarda?

«La Fasi ha sempre avuto una particolare attenzione al tema della lingua sarda e delle altre lingue di Sardegna – assicura il docente – e si è posta il problema di quanto questo patrimonio immanente debba essere salvaguardato e sentito come una risorsa anche fuori dalla Sardegna. L’interesse per il sardo è sempre stato forte in campo scientifico perché il sardo, sin dalla nascita della Dialettologia e della Linguistica romanze, ha sempre suscitato l’attenzione degli studiosi. Per i linguisti, infatti, non è mai stato un problema affermare che l’insieme delle varietà sarde costituisce una lingua romanza diversa dalle altre lingue neolatine» spiega Pisano.

Socio del Circolo dei sardi “Bruno Cucca” di Portoferraio, Isola d’Elba, il linguista della Fasi racconta come la legge nazionale 482/1999 «abbia colmato, per quanto in maniera contradditoria e parziale – sottolinea –, un problema rimasto aperto dall’approvazione della Costituzione italiana che, all’art. 6, riconosce la tutela delle minoranze linguistiche».

E per quanto riguarda il sardo? Nello specifico?

«Sul versante del riconoscimento del sardo come lingua di minoranza, la Federazione delle associazioni sarde è attiva da sempre. Negli ultimi anni, il tema del plurilinguismo è stato oggetto di approfondimenti promossi in collaborazione con il mondo della ricerca scientifica e con le istituzioni regionali».

«A partire dal 2000 – spiega Simone Pisano – è emersa la necessità di favorire la trasmissione intergenerazionale del sardo anche nelle seconde e terze generazioni: con il progetto “Sa limba”, la Fasi, in collaborazione con la Federazione dei sardi in Belgio e l’Università di Torino, aveva tentato di elaborare una metodologia di recupero del sardo presso i figli e i nipoti degli emigrati in età scolare partendo dalla lingua parlata».

Una vera e propria impresa nel campo della documentazione del sardo in generale è stato il progetto “Mannigos de memòria in limbas dae su disterru”...

«Sì – conferma Pisano –, un progetto che nel biennio 2008-2010 ha consentito di raccogliere all’incirca 200 interviste in sardo (e, in misura minore, nelle altre lingue di Sardegna) in diverse aree del centro-nord della penisola italiana e in Francia. Le interviste video e audio nonché, in minima parte, trascritte, costituiscono un corpus di dati interessanti non esclusivamente dal punto di vista linguistico ma anche sotto l’aspetto storico e antropologico».

Recentemente le interviste disponibili in trascrizione sono servite a Valentina Piunno (Università di Bergamo), a Vittorio Ganfi (Università Roma 3) e allo stesso Pisano per compiere una serie di studi eminentemente linguistici che riguardano non solamente le strutture lessicali e morfo-sintattiche del sardo ma anche i fenomeni di contatto a cui questa lingua va incontro in contesto migratorio. «Sono emerse, per esempio – sottolinea ancora Pisano –, alcune significative differenze fra il sardo degli emigrati residenti in Francia e quello dei residenti nella penisola».

Con il progetto “Su sardu e sas àteras limbas de minoria” organizzato in occasione del ventennale della promulgazione della legge nazionale 482/1999, la collaborazione della Fasi con il mondo della ricerca ha portato importanti frutti. Da ultimo la pubblicazione di due volumi, frutto della riflessione di diversi studiosi incontratisi a Roma nell’ottobre del 2019 in occasione del convegno conclusivo del progetto “Plurilinguismo e pianificazione linguistica: esperienze a confronto”. Il primo (“Intrecci di parole: esperienze di pianificazione del plurilinguismo in Europa e fuori dall’Europa”, a cura di Gabriele Iannàccaro e Simone Pisano; Editrice Dell’Orso) di carattere più generale è uscito nel 2021 mentre il secondo (“Per una pianificazione del plurilinguismo in Sardegna”, a cura di Daniela Marzo, Simone Pisano e Maurizio Virdis; pubblicato dalla Condaghes), in libreria da poche settimane, è dedicato interamente alla situazione della Sardegna. «Spiace solo che Gabriele Iannàccaro e Fiorenzo Toso, che tanto hanno contribuito alle due pubblicazioni, ci abbiano recentemente lasciato» chiude Simone Pisano.

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