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Adotta una pecora o un alveare: aiuti le aziende e vivi la natura

di Paolo Ardovino
Adotta una pecora o un alveare: aiuti le aziende e vivi la natura

Si chiama Mannos la start up ideata dall’olbiese Maria Giovanna Carta: «Chi versa una quota riceve in cambio i prodotti e partecipa alle attività»

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Olbia Un conto è adottare un albero, magari dall'altra parte del mondo, trovata originale dal gusto green. Altra cosa è poter adottare un filare di vitigno. O una pecora. O un campo di grano. O un alveare. Dare la propria quota per il sostentamento e ricevere in cambio i prodotti ricavati nel giro di un anno. Con il proprio nome sulla forma di formaggio o sul sacco di farina. La pensata è di Maria Giovanna Carta, ha tramutato l'idea in una piattaforma, Mannos, che al suo interno unisce tanti discorsi. Il sostegno ai piccoli produttori della Sardegna, ma anche l'immersione a piene mani nelle filiere della tradizione. Perché poi uno può andare a guardare da vicino, tirarsi su le maniche e imparare la vendemmia e tutte le attività del ciclo produttivo inerente alla propria adozione.

La formula Il progetto inevitabilmente punta a valorizzare le attività locali, che all’interno della piattaforma, online da alcune settimane, mannos.it, vengono raccontate come fossero gli amici della porta accanto. Non c’è la biografia dell’azienda e la sua descrizione commerciale. Ci sono solo volti, facce amiche appunto, l’apicoltrice Silvia, la mugnaia Francesca e l’agricoltore Mauro, Pietro il pastore, Antonella la Vignaiola. Tutti chiamati a raccolta nella grande rete ideata da Maria Giovanna Carta, 47 anni, originaria di Olbia, consulente aziendale, a lungo ha vissuto oltremare, tra Milano, Padova e Torino, poi è tornata nell’isola. La sua start up ha trovato il favore dei bandi di Gal Gallura e Promocamera Sassari, che la premiano come una delle più innovative e sostenibili. La formula dell’adozione è accattivante e l’ideatrice non lo nega: poter vantare un filare adottato per 12 mesi e monitorarne la produzione è il compromesso che può avvicinare le persone alla terra, anche se impossibilitate a viverla a pieno per distanza geografica o prese dalla frenesia quotidiana. Mannos si inserisce nelle proposte, più che di turismo, più che di sola vendita, di esperienza e contatto con gli aspetti naturali e «tradizionali» – punta molto su questo Maria Giovanna Carta – della Sardegna.

Lo spirito La sede operativa è a Berchidda, le connessioni con i produttori sono cercate in tutta l’isola. «Ho tracciato dei profili ben precisi, un codice etico. Cerco produttori che abbiano capacità di raccontarsi e trasmettere a un pubblico ciò che fanno, che lavorino in un luogo curato, che possa accogliere quindi le visite – spiega Carta –, che rispettino la tradizione nella produzione». Non si parla per forza di bio, «che a volte rischia di essere solo un richiamo», ma di aziende «che si ispirino alla vita sana e lenta che da sempre hanno adottato i nostri centenari». L’adozione diventa un mezzo di sostentamento alle attività ma ha un ritorno. Adottando una pecora, per dire, nel giro dell’anno di durata il produttore ricambia con tre forme di pecorino sardo di varia stagionatura, mentre con l’adozione di un campo di grano si avranno indietro chili di farina, pasta fresca, pane carasau e pistoccu. Oltre al certificato e «all’etichetta personalizzata sui prodotti». Lo sfizio di un gesto originale si coniuga col sostentamento delle produzioni. Ma poi c’è l’aspetto delle attività in loco. Si possono prenotare posti per partecipare a una mungitura, a una vendemmia, una giornata con gli apicoltori o a monitorare i filari di uve. Per ora i produttori nella cerchia di Mannos sono quattro. «Voglio aggiungere aziende che si occupano di olio e legumi e altri vitigni autoctoni, quello attuale è del Mandrolisai», spiega Maria Giovanna.

Vivere la produzione Il progetto ha il suo cuore a Berchidda, si diceva, il paese «della famiglia di mia madre», anche perché si avvicina in maniera importante a tutte le filiere produttive già inserite nella piattaforma. «Da quando abbiamo lanciato Mannos sono già partite le prime adozioni», tra queste è stato adottato il primo alveare nelle campagne di Berchidda. Ora entreranno nel vivo le esperienze. «Sì perché chi vorrà potrà sporcarsi le mani in vigna da settembre fino agli inizi di ottobre, con il monitoraggio della raccolta delle uve del Mandrolisai, nell’omonima regione storica, nel borgo di Atzara». Un po’ il caso, un po’ la volontà, hanno portato a un territorio lontano e a un sapore diverso dal Vermentino. «Adesso stiamo valutando nuovi ingressi di produttori nella piattaforma», Maria Giovanna Carta tratta la questione non come la vetrina che accoglie le aziende e le mette in mostra, perché di fatto il network è diverso: sceglie e ingloba le aziende, imprenditori e produttori si mettono al servizio della causa comune. «Per questo sono importanti le doti umane. Finora è stato bello conoscere aziende composte da giovani che hanno ereditato la tradizione da generazioni. Uno dei nostri produttori rappresenta la quarta generazione della sua attività».

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