La Nuova Sardegna

Diritto alla salute

Sardi che si curano fuori dall’isola, è scontro sui numeri dell’esodo

di Salvatore Santoni
Sardi che si curano fuori dall’isola, è scontro sui numeri dell’esodo

L’assessore alla Sanità Carlo Doria: «Con noi diminuiti, col centrosinistra erano molti di più». E sul divario tra Sassari e Cagliari: «Colpa della precedente rete ospedaliera»

25 ottobre 2023
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Sassari L’esodo dei malati è una triste realtà. L’assessore alla Sanità Carlo Doria lo sa bene e non lo nega, ma allo stesso tempo non accetta che lui e la giunta regionale di cui fa parte se ne debbano caricare tutte le responsabilità politiche. La replica dell’assessore arriva a stretto giro dopo l’analisi sui dati delle Asl sarde, riportata ieri dalla Nuova Sardegna, effettuata dal consigliere regionale dei Progressisti Gian Franco Satta.

«Quanto riportato rappresenta soltanto una faccia della luna – spiega Doria –. Quei 15mila pazienti in cerca di salute nei centri della Penisola fanno parte di una storia che il consigliere non racconta, ovvero quella della mobilità passiva che aveva dei numeri significativamente maggiori negli anni della scorsa legislatura, dove a governare c’era chi oggi punta il dito sulla cattiva gestione della sanità».

I dati A corredo della sua replica l’assessore allega i dati ministeriali. «A fronte delle 14.213 dimissioni del 2017 e 15.133 del 2018, anni in cui ha governato il centrosinistra e 15.300 del 2019 (con uno trend negativo in crescita per le politiche sanitarie errate ereditate) nel 2022 le dimissioni, ovvero i ricoveri extra-regione, sono diminuiti di circa 2.000 unità ovvero sono stati 13.110». L’assessore, «per correttezza metodologica», non vuole inserire nel ragionamento i dati del 2020 (9.100) e del 2021 (11.153) perché potrebbero apparire notevolmente migliori ma falsati dalla pandemia.

«Colpa della sinistra» Il consigliere Satta ha lamentato la disgregazione dell’offerta sanitaria regionale, con l’Asl di Cagliari che fa da catalizzatore rispetto alle altre aziende e portando ad esempio i dati di Ortopedia e traumatologia. Secondo l’assessore Doria questo problema «va unicamente ricondotto a una politica scellerata perpetrata nel corso di decenni e consacrata nella scorsa legislatura di centrosinistra dalla definizione della rete ospedaliera che ha voluto concentrare maggiori convenzioni e servizi nel polo di Cagliari».

Ortopedia Secondo Doria, quindi, non bisogna stupirsi quando si hanno davanti i numeri del Nord ovest dell’isola, dove ci sono soltanto 86 letti di Ortopedia per un bacino di utenza di 322.326 residenti a fronte dei 217 letti per il bacino di utenza dell’Asl 8 di Cagliari, che invece conta circa 540mila residenti. «L’analisi di questi dati – riprende l’assessore – mostra impietosamente un rapporto di 3747,9 pazienti per singolo posto letto nel territorio della Asl 1 di Sassari a fronte di 2.488,4 pazienti che si contendono il singolo posto letto nel territorio della Asl 8 di Cagliari. Va da sé che l’offerta del Sud dell’isola sia notevolmente maggiore già in termini di posti letto e che le strutture del Sassarese fatichino eccessivamente, con le risorse a disposizione, per dare tutti i servizi possibili all’utenza».

Agenas «In questa situazione – aggiunge Doria – confortano i dati Agenas pubblicati nel 2022 che mostrano come le unità operative di Clinica ortopedica e di traumatologia e Ortopedia dell’Aou di Sassari siano fra le prime strutture pubbliche della Sardegna ad aver effettuato il maggior numero di interventi chirurgici di artroprotesi totale di anca, rispettivamente 106 e 96 nel 2021, il maggior numero di fratture collo femore nelle 48 ore nel rispetto dei Lea (73.26%) e il maggior numero di artroprotesi totale di ginocchio (74)».

Programmazione «Oggi ereditiamo una mancata programmazione nazionale e regionale – conclude Doria – che vede una maggior uscita dal sistema sanitario rispetto ai nuovi ingressi anche in ragione della ridotta appetibilità della professione medica oberata da eccessivi carichi di lavoro e retribuzione non in linea con i parametri europei a cui si aggiunge il problema sentito dell’insularità che incide sulla circolazione del personale sanitario. Le possibili soluzioni a questi problemi richiedono provvedimenti legislativi nazionali. Ma una rivisitazione della rete ospedaliera, con una più equa distribuzione delle risorse, può certamente influire positivamente nella gestione quotidiana dei problemi di salute dei sardi».

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