La Nuova Sardegna

L’intervista

Il primario del Gaslini: «Nell’isola è fondamentale avere un reparto di Terapia intensiva pediatrica»

di Silvia Sanna

	Andrea Moscatelli, primario terapia intensiva neonatale e pediatrica del Gaslini di Genova
Andrea Moscatelli, primario terapia intensiva neonatale e pediatrica del Gaslini di Genova

Andrea Moscatelli: «È una esigenza alla quale la politica deve dare risposte»

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Sassari La Sardegna, i bambini sardi, hanno il diritto di pretendere un reparto di terapia intensiva pediatrica con professionisti in grado di gestire le situazioni più gravi. Più di altre regioni, la Sardegna ha bisogno di una struttura di questo tipo per via della sua particolare condizione di isolamento e lontananza dai centri specialistici della Penisola. Come il Gaslini di Genova: proprio da lì arriva l’appello ai politici sardi, invitati ad attivarsi per colmare una lacuna grave. A farlo è Andrea Moscatelli, 50 anni, direttore del Dipartimento di emergenza e della terapia intensiva neonatale e pediatrica dell’Istituto genovese. Moscatelli, presidente eletto della società italiana di Anestesia e rianimazione neonatale e pediatrica, è uno degli autori dello studio pubblicato qualche giorno fa sulla rivista scientifica Lancet, in cui si evidenzia l’insufficienza di posti letto e reparti di terapia intensiva pediatrica in Italia e la distribuzione disomogenea: tanti nel Centro, pochi al Nord, pochissimi al Sud e nelle isole.

«L’articolo è nato con un intento propositivo – spiega Moscatelli – perché è necessario coprire in maniera omogenea il territorio nazionale e allo stesso tempo avere terapie intensive con un bacino d’utenza sufficientemente ampio per mantenere le competenze necessarie. Non bastano i posti letto, servono gli specialisti – medici e anestesisti rianimatori – con competenze pediatriche. E poi ci vogliono le specialità a supporto, come chirurgia pediatrica, ematologia ed oncologia pediatrica. In Sardegna, in relazione al fabbisogno correlato alle prestazioni erogate, considero fondamentale che la regione si doti di un numero di posti letto di terapia intensiva pediatrica proporzionato alla popolazione pediatrica sarda. È una esigenza che deve trovare una risposta – aggiunge il primario – non è semplicissimo ma questa risposta va cercata».

Nell’analisi di Moscatelli, la questione dei costi sollevata dall’assessore regionale alla Sanità Carlo Doria, passa in secondo piano: «È necessario investire nella sanità, calibrando la portata dell’investimento alle caratteristiche del territorio. Tenendo ben presente che non si può avere tutto, questo sarebbe velleitario. Le competenze super specialistiche dovranno continuare a essere gestite da una rete. Il Gaslini, per esempio, necessariamente dovrà continuare ad essere hub di riferimento, ma deve dialogare e lavorare con le realtà locali». Significa che i trasferimenti attraverso i cosiddetti voli salvavita continueranno, perché anche in presenza di un reparto e di specialisti di intensiva pediatrica, nei casi più gravi bisognerà affidarsi ai centri ultra specialistici, una manciata in Italia.

«Quello che è fondamentale in Sardegna è avere un posto in cui il paziente possa essere stabilizzato prima di essere trasferito, per questo serve una struttura e degli anestesisti rianimatori che abbiano competenze pediatriche. Nell’isola le attività chirurgiche e specialistiche presenti, come l’ematologia pediatrica, devono avere il supporto di una terapia intensiva. Se la Sardegna – continua Moscatelli – fosse nel centro dell’Italia, dunque meglio collegata, si potrebbe ragionare in maniera diversa». L’isola insomma non è il Molise o la Valle d’Aosta, dove l’intensiva pediatrica non c’è ma i centri d’eccellenza sono a un’ora di distanza. «Dalla Sardegna l’unico spostamento possibile è attraverso gli aerei e gli elicotteri: io stesso ho viaggiato spesso verso l’isola per andare a prendere bambini da portare al Gaslini». Il centro genovese è dotato di una terapia intensiva pe diatrica da 22 posti letto e semintensiva da 12: «Anche in questi giorni ci sono alcuni bimbi sardi ricoverati. Posso dire che sono arrivati da noi in condizioni stabili e ben gestite: è la conferma del fatto che in Sardegna operano vere eccellenze, professionisti in grado di guidare bene un reparto. Non resta che aprirlo».

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