La Nuova Sardegna

Il Natale degli emigrati

Bastianino Mossa: «A pranzo porterò i sapori dell’isola»

di Luigi Soriga
Bastianino Mossa: «A pranzo porterò i sapori dell’isola»

Il presidente della Federazione degli emigrati sardi racconta come trascorrerà le festività

24 dicembre 2023
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Sassari In questo pranzo di Natale il primo ingrediente sardo sarà il Dna. Bastianino Mossa, 61 anni, bulteino doc, emigrato dal 1984 in Emilia, lo ha dispensato generosamente a figli e nipotini. «Il più piccolino, Zeno, tre anni, apprezza già il porcetto». Il secondo saranno i sapori dell’isola. «Come ogni anno ho fatto la scorta nella piattaforma Sardatellus». È il pusher gastronomico per i 30mila soci della Fasi, la federazione di emigrati sardi della quale Bastianino Mossa è presidente. «Vini, mirto, Panettoni al mirto, dolci tipici. Ho comprato un po’ di tutto. E nei cesti che regalerò ad amici e colleghi c’è sempre tanta Sardegna. Loro apprezzano, non solo per la bontà dei prodotti, ma perché in questo dono ci sono le mie origini, un orgoglio e un senso di appartenenza che tutti ci invidiano».

Quindi tavolo allungato per una famiglia allargata, un bel mix sardo-emiliano. In un paese così intriso di storia come Castell’Arquato, borgo medioevale dei Visconti e degli Sforza, arroccato con la sua fortezza nella tradizione piacentina, non è semplice far attecchire l’identità di un’isola così distante. «Mia moglie è piacentina doc, mio suocero era un partigiano, i figli sono iscritti all’Anpi, qui c’è un legame molto forti alla storia e ai luoghi. Ma ho lavorato bene, sono stato un buon ambasciatore per la Sardegna. La nostra casa è ricca di tappeti sardi, l’arredamento non lascia pochi dubbi su quali siano le mie origini». Insomma, la contaminazione in famiglia è un esperimento riuscito: «A tavola questo è il regno del cappone e della gallina, ma il nostro forno ospita volentieri anche l’agnello. Naturalmente in questi casi, così come con il porcetto, il cuoco sono io».

Per ricordare l’ultimo Natale passato a Bultei bisogna riavvolgere parecchio i nastri della memoria. «Parliamo di più di trent’anni fa. Invece tornavo spessissimo il 6 gennaio, perché è il mio compleanno. Era il regalo che facevo a mia mamma. Purtroppo da qualche anno sono mancati i miei genitori, quindi queste festività le trascorrerò a Castell’Arquato. È più facile che rientri nell’isola in estate, perché figli e nipoti adorano San Teodoro». Però un pezzetto di cuore resta sempre geolocalizzato al di là del mare: «Il Natale per gli emigrati è sempre un momento particolare. Non è esattamente nostalgia, però è una festa che sentiamo molto, che ti fa ricordare tante belle cose».

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