La Nuova Sardegna

Gli accorpamenti

Scuola, addio a 42 autonomie: la delibera approvata dalla Giunta tra le proteste dei sindaci sardi

di Silvia Sanna
Scuola, addio a 42 autonomie: la delibera approvata dalla Giunta tra le proteste dei sindaci sardi

L’assessore Andrea Biancareddu: «Oltre ai dirigenti ci saranno anche i vice»

24 dicembre 2023
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Sassari Quarantadue in meno, con la prospettiva di perderne altre 8 nell’arco di due anni. A regime, le autonomie scolastiche dell’isola saranno 220, 50 in meno rispetto al numero attuale. Dalla giunta è arrivato il primo via libera alle linee guida predisposte dall’assessorato regionale all’Istruzione, chiamato a costruire la nuova mappa sulla base delle indicazioni del Ministero, che a partire dal prossimo anno scolastico ha disposto il taglio di 700 autonomie in tutta Italia entro due anni. «Tagli ma non chiusure – sottolinea l’assessore regionale all’Istruzione Andrea Biancareddu – perché nonostante qualcuno dica il contrario in maniera strumentale, c’è una grande differenza: in Sardegna nessuna scuola sarà chiusa, tutti i punti di erogazione del servizio continueranno ad accogliere studenti e insegnanti oltre al resto del personale. Non ci saranno riduzioni negli organici, nessuno perderà il lavoro».

Che cosa cambia allora? «Alcuni istituti sono accorpati ad altri e avranno un unico dirigente titolare – spiega Biancareddu – le scuole saranno unite e questo potrà favorirne la gestione, molto più complicata con il sistema delle reggenze degli ultimi anni». Non solo: manca l’ufficialità ma è quasi certo che gli istituti non più autonomi avranno comunque una figura dirigenziale di riferimento.

La mappa Tutte le province sono interessate agli accorpamenti che non sono stati stabiliti unicamente sulla base di criteri numerici. Il ministero ha lasciato alle Regioni carta bianca non fissando un limite minimo o massimo di alunni per autonomia. La Sardegna ha scelto di non intervenire nelle zone più scarsamente popolate dove le scuole ancora presenti hanno numeri molto ridotti, per esempio in ampie zone del Nuorese. Gli accorpamenti hanno riguardato in via prioritaria i centri con oltre 15mila abitanti, quindi innanzitutto le città capoluogo. Ma, per evitare la nascita di autonomie gigantesche nei grossi centri urbani, difficilmente gestibili da un’unica figura, si è proceduto a unire scuole anche di comuni diversi: per esempio Osilo con Castelsardo, Sennori con Sorso e Thiesi con Pozzomaggiore in provincia di Sassari, Silanus e Bolotana con Macomer in provincia di Nuoro, Santa Teresa con Tempio in Gallura. Tra i capoluoghi, sono Nuoro e Oristano a perdere più autonomie, con l’accorpamento di Licei e di Licei e istituti Tecnici.

Le proteste La delibera entro la fine del mese sarà esaminata dalla Commissione Cultura e poi tornerà in Giunta per l’approvazione definitiva. I sindacati e i sindaci, anche attraverso l’Anci, annunciano che non molleranno la presa: alcuni sono pronti a rivolgersi al Tar per impugnare il documento.

La Regione L’assessore Biancareddu ricorda che non è stata «una decisione indolore. Mi sono opposto al Ministero, mi sono scontrato con Valditara al quale ho cercato di fare capire in tutti i modi che accorpare scuole avrebbe potuto creare disagi nella nostra isola, scarsamente popolata e a bassissima densità abitativa. È stato inutile. A quel punto, invece di accettare una mappa di accorpamenti imposta dall’alto, abbiamo deciso di ragionare per trovare le soluzioni migliori. L’alternativa sarebbe stata presentare un ricorso contro il decreto del Ministero, ma gli uffici legali della Regione alcuni mesi fa mi avevano dissuaso, spiegando che difficilmente l’avremmo spuntata. Avevano ragione, come dimostra il recente pronunciamento della Corte Costituzionale». La Consulta ha infatti bocciato i ricorsi presentati dalla Toscama, dalla Puglia e dall’Emilia Romagna stabilendo che “nonostante l’esistenza di un’interferenza nelle competenze regionali concorrenti nell’ambito dell’istruzione, prevalgono le competenze statali”.

La novità «Ho parlato a lungo con il ministro Valditara e gli ho spiegato che soprattutto nei casi in cui tra gli istituti accorpati c’è una certa distanza chilometrica, è necessario garantire la presenza di figure di riferimento. Mi ha assicurato che i dirigenti scolastici potranno nominare un dirigente vicario scegliendo tra i docenti: un vice-braccio destro, così che nessun istituto si senta abbandonato».

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