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Paolo Truzzu incoronato, ma Lega e Psd’Az minacciano la rottura

di Umberto Aime
Paolo Truzzu incoronato, ma Lega e Psd’Az minacciano la rottura

Fdi: «Il sindaco è il leader, non serve l’ok di Roma». Il Carroccio: «Se insistono saltano le altre regioni»

05 gennaio 2024
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Cagliari Non ci sarà nessun timbro romano sul lasciapassare di Paolo Truzzu verso le elezioni regionali. Non serve e non servirà, perché già giovedì – fanno sapere da Fdi Sardegna – «dalla segreteria nazionale avevamo il mandato pieno di arrivare fino in fondo e l’abbiamo utilizzato. Non con arroganza, ma condividendo la scelta con gli alleati, o almeno con chi c’è voluto stare». Dunque, ora è ufficiale: domenica 25 febbraio sarà il sindaco di Cagliari a guidare l’alleanza di centrodestra. Tra l’altro, ventiquattr’ore dopo la designazione, Truzzu ha pubblicato su Facebook la sua prima dichiarazione da candidato governatore: «Responsabilità, gratitudine e fierezza – si legge – Lavorerò come sempre con umiltà e per tutti. Credo nella politica del fare e delle scelte coraggiose nell’esclusivo interesse della Sardegna. Le sfide sono tante e difficili ma, insieme a tutti coloro che ci accompagneranno in quest’avventura, darò e daremo il massimo per la nostra Terra e il suo futuro».

Il dubbio La coalizione sarà orfana, oppure no, della Lega e del Psd’Az? Persa la partita decisiva, giovedì notte, sin da subito i due partiti che sostengono ancora la ricandidatura di Christian Solinas, a questo punto tramontata, si sono fatti minacciosi. Preso atto che non ci sarebbe stato alcun ribaltone romano, pare sarebbero disposti a resistere sulle loro posizioni fino alle estreme conseguenze. Addirittura – secondo alcuni giornali nazionali – aprire al buio una crisi di Governo, a Roma, con Matteo Salvini che arriverebbe a battere i pugni sul tavolo di Giorgia Meloni, per poi correre da soli in Sardegna. Però, al di là degli strali e della rabbia, è forte la convinzione che l’ipotesi dello strappo svanirà nel giro di pochi giorni dopo semmai diversi faccia a faccia chiarificatori fra i big nazionali. Con intanto Antonella Zedda, senatore e coordinatore regionale di Fdi, che ha dato già una risposta secca ai due alleati in fibrillazione: «Lo ribadisco, Truzzu è il candidato ufficiale. Se Lega e Psd’Az vogliono rompere, facciano pure, ma sono sicura che la coalizione finirà per presentarsi unita». Nel frattempo però, ancora per qualche giorno, continueranno a volare gli stracci, ma ecco quali sono le posizioni in campo dopo la nomination ufficiale.

Fdi In Sardegna il partito sa di aver dalla sua il sostegno della segreteria nazionale e soprattutto di Giorgia Meloni. «Se non fosse così, saremmo stati solo dei pazzi e non lo siamo», è stata una delle testimonianze raccolte alla fine della conta sulla candidatura di Truzzu, con il voto favorevole anche di Sardegna al centro 20.Venti, Udc, Riformatori, Alleanza Sardegna, Idea Sardegna, Dc di Rotondi e in parte anche di Forza Italia. L’indomani a sottolineare il tutto è stato Gianni Lampis, deputato di Fdi e che giovedì faceva parte della delegazione «Il centrodestra sardo – ribadisce – giovedì ha scritto un nuovo corso della politica regionale, segnando un cambio di passo rispetto al passato. Paolo Truzzu è il presidente dei Sardi scelto dai Sardi. Avremmo potuto imporre un nome facendolo calare da Roma, invece il primo partito della Nazione s’è posto alla pari di tutti gli altri movimenti nazionali e regionali, condividendo con loro il metodo e la scelta. Questo risultato storico e indiscutibile ha valorizzato ancor di più quel concetto autonomistico che da sempre sta a cuore anche ai partiti nazionali come Fdi».

Lega Al vertice decisivo, giovedì, il coordinatore regionale, Michele Pais, non ha fatto passi indietro, rimanendo sempre al fianco di Solinas. L’indomani a dargli manforte è stato il vicesegretario nazionale, Andrea Crippa, in Sardegna per preparare la campagna elettorale. La sua è stata una dichiarazione di guerra: «Il centrodestra è un valore e l'unico modo per vincere è riconfermare i candidati che hanno governato bene per cinque anni. Prima delle Europee – aggiunge Crippa – vanno al voto quattro regioni e la Lega è per riconfermare tutti i presidenti uscenti. Se così non fosse anche per una sola Regione, si riaprirebbero i giochi e il tavolo anche su tutte le altre». Nelle prossime ore, si capirà meglio fino a quando potrà durare il braccio di ferro fra la Lega e Fratelli d’Italia: molto o poco?

Forza Italia Al tavolo il coordinatore regionale e deputato Ugo Cappellacci è stato chiaro: «Ho il mandato di mantenere unita la coalizione». Stando ad alcune indiscrezioni avrebbe votato a favore di Truzzu, secondo altre si sarebbe astenuto. Sta di fatto che l’indomani a dichiarare è stato il deputato Raffaele Nevi, portavoce nazionale del partito: «Noi da sempre siamo per la conferma dei governatori uscenti. È evidente che poi esiste una dinamica locale, ma adesso dovranno essere i leader nazionali a dover dire l’ultima parola».

Psd’Az In attesa del Consiglio nazionale, che è stato convocato, e anche dopo aver raccolto questa dichiarazione a caldo «non abbiamo certo paura di correre da soli», a entrare in scena è stato Antonio Moro, presidente del partito e assessore ai trasporti: «Al di là delle legittime aspirazioni di ciascuno, dei vertici irritualmente costituiti, convocati e gestiti e delle sommarie conclusioni tracciate da qualcuno, il tavolo regionale non ha raggiunto nessuna intesa unitaria e non ci sono al momento candidature condivise che possano arrogarsi il titolo di una coalizione di centrodestra, men che meno civico e sardista». Per proseguire: «Le fantomatiche votazioni del giovedì, richiamate da alcuni esponenti regionali, trascurano inoltre la provenienza di quelle preferenze da parte di sigle senza lista, di liste in cantiere e senza alcun precedente elettorale in Sardegna o con risultati decisamente modesti, e addirittura di singoli consiglieri regionali totalmente autoreferenziali». Per chiudere con alcune frasi ancora molto più perentorie: «Queste fughe in avanti, per non chiamarle provocazioni, stanno mettendo incoscientemente in pericolo il valore primario della coalizione, che evidentemente esiste e può dirsi tale solo se è e continuerà a essere unita».

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