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Luca Delfino, il super manager sassarese che vende il lusso Maserati nel mondo

Luca Delfino, il super manager sassarese che vende il lusso Maserati nel mondo

Ingegnere, 48 anni, è stato nominato direttore commerciale del marchio. «Sono orgogliosamente sardo e fiero ambasciatore del made in Italy»

03 febbraio 2024
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Sassari Ingegneri si nasce, è una specie di tarlo nel dna. Puoi avere la casa piena di libri, un padre proprietario di una casa editrice, aver respirato letteratura da ogni scaffale, ma a quell’inclinazione non si comanda: «Ho sempre smontato motori, trafficato con le centraline, ero affascinato dalle auto. La mia strada era segnata».

Così Luca Delfino, 48 anni, sassarese, è stato appena nominato “nuovo chief commercial officer globale Maserati”. Che tradotto significa questo: direttore commerciale del marchio a livello platenario. «In pratica gestisco tutto ciò che avviene nei mercati del mondo. Parliamo di Usa, Cina, Europa, Giappone, e degli altri continenti, compresi sud est asiatico e America Latina, medio oriente e Africa. Sotto la mia supervisione ci sono le risorse umane e i 400 punti vendita sparsi per il pianeta. Mi occupo della vendita delle vetture, e del post vendita, cioè dell’assistenza e dei ricambi».

Ma prima di rivestire un ruolo di così grande responsabilità, Delfino è rimbalzato come una pallina da flipper, dal 2007 in poi, tra le grandi città del mondo: Dubai, New York, Tokio, e infine Modena, dove adesso vive con sua moglie Antonella e il figlio Giulio di un anno e due mesi. «Se penso che uno dei miei punti fermi era questo: non farò mai il sardo emigrato all’estero. La vita non la programmi e ti riserva sempre delle sorprese». Però, nonostante la sua esistenza si sia allungata per parecchie latitudini, le radici sono rimaste ben piantate nella sua terra. Il primo legame con la Sardegna è la moglie. Un amore coltivato e raccolto assolutamente a chilometro zero: «Questo è un aspetto abbastanza curioso. A chi conosce la mia storia professionale, verrebbe da pensare: tu che hai girato il mondo per anni e conosciuto tante realtà diverse, avrai una moglie americana, o giapponese o di chissà dove. Invece Antonella è italiana, sarda, sassarese, e addirittura ha sempre abitato a Sant’Orsola a pochi passi da casa mia. Nella nostra viuzza, io stavo al numero civico 1, e lei all’ultimo. In pratica siamo cresciuti a 300 metri l’uno dall’altra». L’altro legame indissolubile con l’isola sono la famiglia e le amicizie: «Sento ancora gli ex compagni del liceo Scientifico Marconi, abbiamo una chat Whatsapp, ogni tanto organizziamo delle cene e delle rimpatriate. Sento gli amici di infanzia. E non c’è estate, tranne la parentesi Covid, che io non sia tornato per le ferie in Sardegna. Anche se ci manco da quasi 20 anni, la sento sempre come la mia casa». L’ultima calamita è la cucina e le tradizioni: «Quando mi sono trasferito a Tokio, dal 2018 al 2021, andavo spesso al ristorante Tharros. Un giapponese innamorato della Sardegna cucinava i nostri piatti tipici, e faceva un fregula strepitosa. C’era anche un altro locale specializzato nelle seadas, e un altro cuoco che aveva lavorato alla trattoria il Rifugio di Nuoro, e l’aveva riproposta in Giappone. Insomma, ho sempre cercato un ritorno alle origini, dovunque mi trovassi».

Come spesso accade, la sua avventura per il mondo è cominciata per caso. Era il 2006, Luca Delfino si era laureato a Pisa in Ingegneria, e aveva lavorato per 4 anni per Magneti Marelli. «In quell’azienda mi ero fatto le ossa. Sino al 2004 mi sono occupato di validazione del software, in pratica controllavo che le auto si comportassero per quello che erano state concepite. Quell’esperienza mi ha dato le basi di quello che viene definito l’automotive, cioè la progettazione, produzione e commercializzazione di veicoli a motore. Poi ho lavorato per un’azienda americana, e per la prima volta mi sono cimentato nel marketing. Poi, una sera del 2006 ho letto un’inserzione di lavoro anonima. Ho scritto, ho mandato il curriculum, e mi sono presentato al colloquio. Quando ho scoperto che si sarebbe tenuto nello showroom della Maserati, mi sembrava impossibile. Sono stato assunto il 3 gennaio del 2007 come ispettore tecnico di zona per i paesi dell’est Europa e Medio Oriente. Quando hanno deciso di aprire la prima sede a Dubai e mi hanno chiesto di gestire il progetto, nonostante il mio veto sui cervelli in fuga, e nonostante Dubai non fosse certamente la città lussuosa che conosciamo oggi, io mi sono fiondato». C’è rimasto quasi 2 anni, e poi per altri 14 anni qua e là nel mondo a promuovere e far crescere il marchio di fabbrica Maserati: «Su 10 auto che vendiamo, almeno 8 vanno all’estero. Il nostro è un brand iconico, che rappresenta lo stile italiano. Non è però il lusso urlato, è un lusso pacato, che viene apprezzato particolarmente negli Stati Uniti, in Cina, e in Giappone. Questo mi rende particolarmente orgoglioso, perché nel mio settore sono un ambasciatore del made in Italy. Maserati infatti ha un primato tutto suo: è la super car sportiva e lussuosa prodotta interamente in Italia». Per capirsi: il top di gamma, cioè la Mc 20, con un prezzo base di 230mila euro, compete con le Lamborghini o le Ferrari o le Porsche. Ma il ragazzino o il figlio di papà che ostenta ricchezza sui social, difficilmente si selfizzerà dentro una Maserati. Sceglierà la Lambo, o il Cavallino rampante. Il Tridente è sempre stato un po’ più da “cummenda”. «Il nostro brand piace al cliente più maturo che ama il bello. Al professionista, imprenditore, dirigente che cerca qualità ed eleganza. Non dimentichiamo che storicamente la Maserati è sinonimo di berlina di lusso, ad alte prestazioni. Quell’immagine resta scolpita».
 

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