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Giuseppe Conte: «La Sardegna deve svoltare, Alessandra Todde è la persona giusta»

di Silvia Sanna
Giuseppe Conte: «La Sardegna deve svoltare, Alessandra Todde è la persona giusta»

Il presidente M5s: «Mai fatto pressioni per la sua candidatura. La Todde è stata scelta qui e l’alleanza con il Pd nasce per cambiare tutto»

14 febbraio 2024
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La tre giorni nell’isola inizia oggi a Sassari, città che già conosce perché nell’ateneo turritano insegnò diritto privato e diritto civile alla fine degli anni Novanta. Il presidente del M5s Giuseppe Conte sarà poi a Nuoro, Oliena, Oristano e Cagliari: al suo fianco Alessandra Todde, candidata del centrosinistra alla presidenza della Regione che l’ex presidente del Consiglio sostiene convintamente: «È lei l’unica alternativa al centrodestra disastroso che ha governato la Sardegna».

Presidente Conte, per lei un ritorno a Sassari, dove ha insegnato diritto privato all'Università. Che ricordi ha di quel periodo?
«Ricordo un clima accademico di intenso scambio intellettuale e umano: con gli studenti, con i colleghi docenti, molti dei quali venivano da fuori come me e questo ci portava a vivere anche la città, a stare insieme e confrontarci al di fuori degli impegni accademici».

Il campo largo candida in Sardegna Alessandra Todde, persona di sua fiducia nelle precedenti esperienze di governo. È stata la sua prima "vittoria" nei confronti della segretaria Pd Elly Schlein?
«Rifiuto completamente questa lettura, quella di Alessandra Todde è una candidatura condivisa, autenticamente sarda, che nasce da uno straordinario lavoro e confronto sul territorio fra forze politiche e sociali locali fortemente progressiste. Segnalo che dal sottoscritto non è mai partita una sola telefonata da Roma anche solo per promuovere la candidatura della Todde».

Quanto conta il risultato in Sardegna sulla tenuta dell'alleanza PD M5s?
«Per noi il risultato della Sardegna conta, e tanto, per l’impatto che avrà sulla qualità della vita dei sardi. Qui sull’isola portiamo avanti un programma in cui crediamo fortemente per cambiare tutto su sanità, energia e lavoro. Ma non mi piace parlare della Sardegna come di un laboratorio, di un “esperimento”. Abbiamo rispetto per gli elettori sardi e non intendiamo chiedere un voto per testare un’alleanza o misurare il nostro peso elettorale anche in ottica nazionale. Il rapporto con il Pd si definisce soprattutto dal confronto su temi e progetti concreti, esattamente come è avvenuto in Sardegna».

Alle Politiche del 2018 M5s ottenne in Sardegna 360mila voti, quasi il 42%. Alle Regionali del 2019 i voti furono 70mila. Che risultato si aspetta dopo 5 anni?
«Alessandra sta facendo una campagna straordinaria, in mezzo alla gente, sta girando l’isola per ascoltare le istanze delle persone e la risposta che ci arriva è molto positiva. I sardi hanno pagato sulla loro pelle, e sulle loro tasche, le politiche di Solinas. La voglia di cambiare è forte».

A giugno le Europee, se M5s andrà meglio del PD lei rivendicherà il ruolo di leader dell'opposizione?
«Questa idea - che leggo spesso sui giornali - di un M5S che punta a prendere uno, cinque, dieci punti in più del Pd alle elezioni europee, per poi rivendicare la leadership, non mi appartiene. Le elezioni di giugno sono una tappa importante, ma si basano su un sistema di preferenze che spinge ognuno a giocare la propria partita, con una logica completamente diversa da quella che invece ci deve portare a costruire l’alternativa di governo alla destra attraverso il confronto e un dialogo trasparente».

Su alcuni temi, come la posizione dell'Italia nei confronti dell'Ucraina, c’è distanza tra lei e Elly Schlein. Come si fa a conciliare le vedute differenti?
«Se l’obiettivo è dar vita ad un progetto serio e credibile, alternativo a quello della destra, noi abbiamo il dovere oggi di confrontarci proprio su quei temi che ancora ci vedono distanti, tra cui anche le soluzioni che proponiamo al conflitto russo ucraino e alla postura che l’Italia dovrebbe adottare in seno alla comunità internazionale. Il M5S vuole costruire proposte serie e credibili per un'Italia alternativa a quella della Meloni su welfare, pace, giustizia sociale, sanità e ambiente. Al centrodestra invece importa solo costruire cartelli elettorali che servono per prendere voti e spartirsi il potere e che poi implodono il giorno dopo le elezioni. Guardate cosa accade tra Meloni e Salvini: per settimane hanno litigato sugli agricoltori dopo averli riempiti di tasse; Salvini non perde occasione per farle il controcanto». 

In Sardegna il campo largo si è ristretto perché Soru ha deciso di presentarsi con una sua coalizione. Perché è stato deciso di non fare le primarie?

«Ho trovato incomprensibile e strumentale la decisione di Renato Soru. Ora però dobbiamo concentrarci sull’alternativa a questo centrodestra, che ha molti slogan e nessuna soluzione: Alessandra Todde è quell’alternativa. Una candidatura molto forte per la sua storia professionale e istituzionale ma anche perché profondamente radicata sul territorio, frutto di una scelta condivisa dopo 5 mesi di lavoro in Sardegna su temi e programmi».

Indichi tre priorità per la Sardegna.

«Sanità, lavoro, trasporti. È inaccettabile che un'enorme fetta di popolazione sarda, oltre il 16%, si trovi costretta a dover rinunciare alle prestazioni sanitarie. Ogni giorno viene negato alle famiglie il diritto alle cure e mancano strutture pediatriche. Altro dato preoccupante lo ha evidenziato la Caritas: in Sardegna ci sono più di 130mila famiglie che vivono in condizioni di povertà ed è la seconda regione italiana per richieste di aiuto alla Caritas nell'ultimo anno».

Qualche giorno fa il ministro Salvini ha detto che con il M5s in Sardegna vincerebbe la politica dei no, del non fare niente. Che cosa risponde?

«Salvini difende la giunta Solinas, parla di proseguire nel percorso tracciato dall’amministrazione uscente premiando il lavoro che è stato fatto su trasporti, sanità, continuità territoriale. In poche parole elogia la crisi della Sardegna, l’incompetenza e l’inaffidabilità della giunta uscente».

Politica energetica, M5s ha sempre sostenuto l'urgenza per la Sardegna di uscire dal carbone e potenziare le rinnovabili. Ma il phase out è stato continuamente rimandato e ora si riparla di dorsale del gas metano. Quale futuro immagina per la nostra isola?

«A Roma Giorgia Meloni invece di investire sulla transizione ecologica torna indietro alle fonti fossili. Noi questo lo combattiamo ogni giorno. Qui in Sardegna sulle rinnovabili assistiamo al rischio di un accanimento sul paesaggio, che per noi è sempre una risorsa da tutelare. Il metano, soprattutto per l’industria, va utilizzato come fonte di transizione finché non sarà completato il passaggio verso il 100% di produzione dell’energia da rinnovabili. È necessario essere consapevoli che dal 2050 non sarà più consentito utilizzare il metano come fonte di energia».

Lei è molto critico nei confronti del governo Meloni. Perché secondo lei il consenso verso Fratelli d'Italia e la premier continua a crescere?

«La verità è che iniziano a vedersi segnali di flessione: le ultime rilevazioni ci dicono che il governo della Meloni ha perso parecchi punti da novembre ad oggi ed è calato anche il consenso personale della premier. Non amo affidarmi ai sondaggi, ma penso di poter dire che chi ha creduto in Giorgia Meloni oggi cominci ad essere deluso dalle sue giravolte e dai fallimenti di questo Governo. Guardate cosa hanno fatto sugli extraprofitti bancari: prima hanno presentato una norma e poi hanno fatto marcia indietro, con il risultato che oggi le banche non versano nemmeno un euro. Per i cittadini, invece, le tasse sono aumentate eccome».

È di ieri la notizia dell'intesa tra la premier Meloni e la Schlein sul "cessate il fuoco" a Gaza. Come giudica questo accordo?

«Dispiace che Meloni non abbia avuto, nemmeno questa volta, il coraggio di andare fino in fondo e votare convintamente per il cessate il fuoco. La maggioranza, infatti, si è astenuta e quindi mi chiedo: come potrà l’Italia sostenere con forza e convinzione nei consessi internazionali il cessate il fuoco a Gaza, se nel suo Parlamento ha scelto di astenersi come ha fatto mesi fa all'Onu?»

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