La Nuova Sardegna

La mancata parità di genere

In Consiglio solo il 15% di donne, ma le sindache in Sardegna sono ancora meno

di Alessandro Pirina
In Consiglio solo il 15% di donne, ma le sindache in Sardegna sono ancora meno

Alessandra Todde eletta governatrice 43 anni dopo la prima presidente di una regione

08 marzo 2024
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Sassari Ci sono voluti settantasei anni di autonomia per vedere la prima donna al vertice della Regione. L’elezione di Alessandra Todde è una novità assoluta per la Sardegna, anche se arrivata 43 anni dopo l’abruzzese Anna Nenna D’Antonio, prima presidente di una regione italiana. In totale nel nuovo Consiglio regionale arrivano nove donne su 60, forse 10 qualora la dem Ivana Russu dovesse superare i concorrenti nella conta dei resti. Di queste nove elette 6 fanno parte della maggioranza (le Pd Camilla Soru e Carla Fundoni, le 5 stelle Desirè Manca e Lara Serra, Paola Casula di Sinistra futura, più la stessa Todde), le altre tre dell’opposizione (Francesca Masala e Cristina Usai di Fratelli d’Italia, Alice Aroni dell’Udc). Appena il 15 per cento di consigliere malgrado ia in vigore una legge sulla preferenza di genere che avrebbe dovuto favorire una maggiore presenza femminile in aula. I numeri sono molto vicini a quelli di cinque anni fa, quando dalle urne risultarono elette otto donne, che poi nel corso della legislatura sono diventate dieci per l’ingresso in aula della dem Rossella Pinna, che aveva vinto un ricorso elettorale contro un consigliere uomo, e di Alice Aroni, subentrata a Giorgio Oppi dopo la morte dello storico leader Udc.

Numeri che condannano la Sardegna al quindicesimo posto tra le regioni italiane, molto distaccata dalla vetta in cui primeggiano Molise, Emilia-Romagna, Toscana e Lazio. Prima della novità elettorale, era sicuramente peggio: con una media intorno al 5,9 per cento calcolata sulle sedici legislature. In totale, dal 1948 le donne elette nel Consiglio regionale sono state 78 contro gli oltre 700 uomini che si sono avvicendati sui banchi delle varie maggioranze e opposizioni. Nelle prime elezioni del 1949 riuscirono a entrare in aula le Dc Pierina Falchi Delitala, riconfermata 5 volte, ed Eufemia Sechi, e la Pci Claudia Corona Lombardo, che in totale fece tre legislature. Il picco più basso l’isola lo raggiunse nel 1969 quando fu eletta solo la Dc Elodia Macis. In 76 anni di autonomia solo una donna è stata eletta presidente del Consiglio regionale, la forzista Claudia Lombardo, alla guida dell’aula di via Roma dal 2009 al 2014. Per quanto riguarda le giunte regionali oggi per fortuna i presidenti sono tenuti ad assicurare la presenza di almeno il 40 per cento di donne. I primi esecutivi regionali non avevano neanche una assessora, la prima fu nel 1955 la Dc Pierina Falchi Delitala, titolare della Pubblica istruzione nella giunta Brotzu. Nell’ultimo governo Solinas le donne erano 4 su 12 assessori: Anita Pili, Valeria Satta e Ada Lai e Andreina Farris (a inizio legislatura al posto delle ultime Alessandra Zedda e Gabriella Murgia).

Nei Comuni la percentuale di donne sindache è ancora più bassa di quella delle consigliere regionali. Attualmente su 377 comuni appena 51 sono guidati da donne. Solo il 13,5 per cento del totale. Numeri lontani dal 22,1 del Friuli Venezia Giulia, ma nettamente più alti del misero 5,3 della Campania. E tutte sono alla guida di piccoli centri. Nessuna donna guida capoluoghi provinciali, solo una, Maria Paola Secci, sindaca di Sestu, è al timone di un Comune con oltre 15mila abitanti. Eppure la prima sindaca d’Italia fu Ninetta Baroli, eletta a Borutta nel 1946, ma storicamente in Sardegna sono pochissime le donne che si sono trovate a governare i Comuni più grandi. Mai nessuna sindaca a Cagliari né a Olbia. A Nuoro solo una: nel 1991 la socialista Simonetta Murru. Nel 1995 toccò a Sassari con Anna Sanna. L'esperienza femminile a Oristano risale invece al 2007 con Angela Nonnis, dei Riformatori.

In Parlamento attualmente siedono sei donne su 18 tra deputati e senatori, circa il 33 per cento: Barbara Polo e Antonella Zedda di Fdi, Susanna Cherchi, Sabrina Licheri e la stessa Todde del M5s, Francesca Ghirra di Avs. La prima sarda in Parlamento fu la Dc Maria Giulia Cocco, eletta nel 1958 e riconfermata per quattro legislature, che fu anche la prima sarda al governo, sottosegretaria alla Sanità nel secondo governo Leone. Per rivedere una sarda al governo bisogna aspettare il 2014, quando Matteo Renzi nomina la Pd Francesca Barracciu ai Beni culturali. Dopo di lei solo Alessandra Todde, allo Sviluppo economico con Conte e Draghi. Ma la prima ministra in arrivo dall’isola è Marina Calderone, l’attuale titolare del Lavoro nel governo Meloni.

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