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Per fave e fragole è già primavera: il clima caldo riscrive le stagioni in Sardegna

di Serena Lullia
Per fave e fragole è già primavera: il clima caldo riscrive le stagioni in Sardegna

Le primizie precoci sono una testimonianza delle temperature sempre più tropicali. Coldiretti: «Nel sud Sardegna già si coltiva l’avocado, le colture cambieranno»

10 marzo 2024
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Cagliari Anche in Sardegna il calendario sembra aver smarrito il filo delle stagioni. Un febbraio vestito da primavera ha accelerato la raccolta di fave e fragole. Testimonianza più che eloquente delle conseguenze dei cambiamenti climatici. Il caso sardo trova gemelli in tutta Italia. Come certificato dal monitoraggio della Coldiretti nei mercati degli agricoltori di Campagna Amica. Con asparagi verdi, carciofi romaneschi, erbe spontanee e agretti già in vendita. Non una sorpresa, ma la conferma di un allarme scattato tempo fa. Come conferma il direttore di Coldiretti Sardegna, Luca Saba.

Nessuna sorpresa «Ormai le fioriture e le produzioni anticipate di prodotti orticoli e frutticoli sono sempre più diffuse – conferma –. Paradossalmente, l’anticipazione delle primizie può essere apprezzabile se il clima regge. Perché le primizie spuntano dei prezzi più interessanti rispetto alle attese ordinarie. Anticipare la stagione significa arrivare prima su un mercato sempre più internazionale. Se oggi la Sardegna ha già le fave fresche può esitarle nei mercati di Milano e del nord Italia con prezzi più competitivi. Ciò che però è rischioso sono i fenomeni di concause che possono verificarsi, come una gelata all’ultimo momento, con conseguente danneggiamento delle colture in fioritura anticipata».

Clima tropicale Il clima sardo è sempre più tropicale. «Ciò che stiamo notando, anche in maniera diffusa, è la persistenza di temperature mediamente più alte della media – sottolinea Saba –. Prima c’erano periodi molto siccitosi ai quali c’eravamo abituati, ma con temperature stagionali basse. Ora abbiamo temperature molto alte, anche dopo due giorni di pioggia come oggi (ieri ndr). Un fenomeno a cui purtroppo dovremo abituarci e che è tipico degli areali subtropicali, dove piove, a volte con precipitazioni pesanti. E non appena smette, le temperature sono in media alte. Nei prossimi anni tutto ciò sarà sempre più presente».

In compagnia «I fenomeni delle inversioni termiche – prosegue Saba – prima avvenivano nell’area nord africana: Algeria, Tunisia. Con il calore medio che sale sempre di più verso l’Europa, le inversioni termiche si stanno avendo in modo più frequente nelle regioni sud europee. Gli stessi fenomeni climatici che stiamo avendo in Sardegna, ci sono nel sud Spagna dove sono mesi che non piove, nel sud Portogallo, in Grecia, nel sud Italia».

Più avocado e meno grano Anche l’isola, come altre regioni d’Italia, sarà costretta ad adattarsi a nuove colture. «Già nel sud Sardegna ci sono piantagioni di avocado – precisa il direttore Saba –, con alcune aziende non sarde che hanno fatto grossi investimenti sulla produzione di avocado». E il clima sempre più bollente potrebbe mettere a rischio la sopravvivenza di alcune colture. Come il grano. «Che ha bisogno di autunni piovosi, inverni freddi e primavere regolari - aggiunge Saba –. Mentre se il clima peggiore si rischia di andare incontro a inverni secchi, primavere e inizio estati piovose».

La grande sete Una situazione generale che trascina con sé l’altra preoccupazione per il mondo dell’agricoltura. Come conservare l’acqua. «Siamo preoccupati – sottolinea Saba –. Siamo passati da una situazione in cui pioveva poco, ma in maniera diffusa a una in cui piove sempre più in maniera localizzata. Conservare l’acqua, e meglio, diventa una priorità. Come anche finire tutte le interconnessioni tra i bacini, che consentono di evitare di buttare a mare l’acqua ma anche di riempire i bacini che sono vuoti con l’acqua dei bacini che rischiano invece di essere troppo pieni perché interessati da precipitazioni abbondanti localizzate».

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