La Nuova Sardegna

Allarme violenza

Assalto alla guardia medica di Ittiri, la dottoressa Emanuela Sanna: «Dopo il clamore è calato il silenzio»

di Gianni Bazzoni
La vetrata spaccata dell’ambulatorio di guardia medica di Ittiri
La vetrata spaccata dell’ambulatorio di guardia medica di Ittiri

Il racconto della professionista salvata un anno fa da un vigilante

12 marzo 2024
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Sassari É passato quasi un anno da quella terribile serata di fine aprile, con l’assalto all’ambulatorio della Guardia medica che - se fosse riuscito - avrebbe potuto avere conseguenze gravissime. Da allora cosa è cambiato? «Potrei dire quasi niente – racconta Emanuela Sanna, medico in servizio a Ittiri – a vedere i numeri e i fatti pare che gli episodi di violenza contro i medici e il personale sanitario si ripetono con regolarità. Io non ho dimenticato quei momenti, anche se oggi sono certamente più tranquilla. Allora il mio aggressore era stato arrestato solo dopo mesi e io devo anche andare a testimoniare in un’aula di Tribunale».

Un anno fa la guardia giurata in servizio all’ambulatorio fu bravissima: «Riuscì a impedire all’uomo di avvicinarsi a me e io poi lo avevo anche dovuto medicare perché si era ferito con uno dei vetri che aveva spaccato».

Il racconto della dottoressa è senza eccessi, carico solo della consapevolezza che «dopo il clamore di quei momenti, come spesso accade, è calato purtroppo il silenzio. Si va a ricorrenze, ma è la quotidianità che deve preoccupare e spingere a fare un percorso importante che possa portare a cancellare le violenze».

L’uomo che aveva assaltato la Guardia medica di Ittiri poi aveva continuato per mesi, si presentava in ambulatorio accompagnato dalle forze dell’ordine, è andato avanti così fino a quando non è scattato l’arresto.

«Io non è che ho ricette definitive per trovare soluzioni al problema – afferma Emanuela Sanna – però posso dire che per quanto riguarda la mia realtà, oltre alla guardia giurata armata che viene la sera dalle 20 alle 8, ci vorrebbe un altro servizio analogo anche nel presidio ospedaliero. So che è un tema complesso, che occorrono bandi e gare d’appalto, vanno trovate le risorse aggiuntive. Ma la sicurezza delle persone è un elemento prioritario».

Guarda ai giovani, alle famiglie e alla scuola la dottoressa Sanna.

«Anche io ho famiglia – racconta – mi confronto con i miei figli. É dai livelli più vicini a noi che deve partire la campagna di educazione e sensibilizzazione. É troppo facile prendersela con i medici in prima linea, quelli che ci mettono la faccia ogni giorno. Invece meritiamo rispetto perché lavoriamo duramente - spesso in condizioni difficili - per il benessere della comunità. Come gli insegnanti, anche loro spesso nel mirino di azioni violente da parte di studenti e dei loro familiari. Il confronto, anche critico, non può mai sfociare in violenza e aggressioni. Non esiste alcuna giustificazione».

Prima il forte rumore, poi il silenzio. Ma Emanuela Sanna non si arrende.

«Non mi piego, e so che devo resistere. Non lascerò mai Ittiri. Qui in Guardia medica siamo tutte donne combattive, una famiglia. C’è una intesa fantastica tra di noi. Non ci sentiamo mai sole perché il servizio di portierato c’è anche nei festivi. Noi andiamo avanti con la nostra missione, al servizio della comunità».




 

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