La Nuova Sardegna

Giornata dei disturbi alimentari

I genitori: «Ascoltiamo il dolore ma con grande delicatezza»

I genitori: «Ascoltiamo il dolore ma con grande delicatezza»

Maria Giovanna Masala, presidente dell’associazione “Canne al Vento”: «L’affetto è una grande cura»

15 marzo 2024
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Sassari Un figlio che rifiuta il cibo, è uno tsunami nelle dinamiche familiari. «Un genitore all’inizio non sa cosa fare. Si trova davanti una persona diversa, che cambia umore e modo di agire. È davvero difficile rapportarsi. Si entra in conflitto, e anche gli altri figli ne risentono, perché spesso si sentono trascurati».

Maria Giovanna Masala, presidente dell’associazione “Canne al vento”, dal 2015 offre un supporto ai genitori dei pazienti affetti da disturbi dell’alimentazione. «Arrivano che sono confusi, non sanno come affrontare la situazione. Non riescono a focalizzarsi sul problema reale, che non riguarda il fisico, ma l’interiorità. E quando lo capiscono, la maggior parte delle volte si sentono in colpa. Questo però è un atteggiamento istintivo ma sbagliato, perché colpevolizzarsi complica solo le cose e non serve ad aiutare chi soffre. Bisogna essere molto corazzati per affrontare queste situazioni, e confrontarsi con chi ci è già passato e avere un punto di riferimento, è di grande sollievo».

La cosa più difficile è disinnescare il senso protettivo di una madre, che tende a diventare pervasivo e invadente, e avvicinarsi a una figlia o a un figlio in punta di piedi: «Non è facile imparare ad ascoltare la persona che si ama quando manifesta un profondo disagio. La prima cosa che fa è chiudersi a riccio, perché parlare della propria sofferenza significa mettere a nudo le fragilità. Allora bisogna essere bravi a captare i segnali del dolore, saperli interpretare e iniziare a capire il disagio interiore. Ed è inutile usare frasi del tipo, non ti preoccupare, è un momento passeggero, vedrai che tutto si risolve, stai tranquilla. Perché non sono le parole che una figlia così prostrata psicologicamente, vorrà sentirsi dire. Chi soffre ha un enorme bisogno di essere considerato nel modo giusto, e il suo stato d’animo non deve essere sminuito. Ha un immenso bisogno di affetto, e di sentire la presenza solida di chi gli vuole bene». È un approccio complicatissimo, che richiede un grande lavoro su se stessi: «Il primo passo è l’accettazione della patologia di un figlio. Solo dopo questa consapevolezza si è pronti ad allungare la mano e dare un aiuto concreto». (lu.so.)

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