La Nuova Sardegna

a tu per tu
A tu per tu

Per sempre a schiena dritta: Leonardo Oggiano, il medico che rende felici i bimbi

di Luigi Soriga
Per sempre a schiena dritta: Leonardo Oggiano, il medico che rende felici i bimbi

Quarantacinque anni, di Tempio, cura le scoliosi pediatriche estreme. Opera a Roma ed è stato protagonista di due puntate di “Dottori in corsia”

19 marzo 2024
5 MINUTI DI LETTURA





Si opera sui millimetri. E anche la salute di un bambino e la sua felicità, diventano una linea infinitesimale da sfiorare con un bisturi. Leonardo Oggiano, 45 anni, tempiese, dopo quindici anni di esperienza e 1.300 interventi chirurgici, «ha le mani d’oro», o almeno così scrivono i genitori dei suoi piccoli pazienti. Lui raddrizza schiene e anche destini. È ortopedico specializzato nella patologia vertebrale dell’età pediatrica nella più grande e rinomata struttura sanitaria romana che cura i bambini. Scoliosi estreme, radiografie che mostrano curve della colonna inimmaginabili. Basta rivedere su Rai Play le puntate del programma “Dottori in Corsia”, per capire i miracoli che la medicina è in grado di compiere. E non tanto con l’ausilio di chissà quale tecnologia robotica, ma avvitando con un cacciavite, con forza, esperienza e sensibilità, raddrizzando a poco a poco la spina dorsale così come farebbe un falegname che rimodella il legno.

I rischi «La differenza è che un chirurgo lavora anche a un solo millimetro dal midollo spinale. E durante le manovre di correzione, il midollo va in stress, e se dovesse smettere di condurre gli impulsi, è brutto dirlo, ma significherebbe paraplegia. Insomma, c’è l’eventualità che il paziente non possa più camminare». Quando i rischi sono così elevati, e tutto si gioca sul piano dei millimetri, c’è chi si affida alla robotica. «La tecnologia non sempre ti dà quel di più. Nel mio ramo l’esperienza è determinante. Ormai mi muovo al tatto, trovo la strada semplicemente toccando le vertebre. Poi durante l’intervento c’è la parte visiva, e naturalmente il monitoraggio neuro-fisiologico: cioè un macchinario che misura costantemente la funzionalità del midollo, e ti dice fino a quanto puoi spingerti nel raddrizzare le curve». Ma alla fine, si ritorna nuovamente ai vecchi sistemi, quelli insegnati 20 anni fa dalla passata generazione dei chirurghi: «Risvegliamo parzialmente il paziente, e gli diciamo di muovere i piedi. Se ci riesce, significa che le connessioni sono integre, e tutti possiamo tirare un sospiro di sollievo».

I bambini Anche perché sdraiato sul tavolo operatorio, in genere c’è un bambino, e sulle spalle dell’équipe medica c’è tutto il peso del mondo. «Non mi è mai capitato di aver paura, non è un sentimento che puoi permetterti anche se le cose si mettono male. Puoi essere preoccupato, perché sei consapevole dei rischi che comporta la chirurgia vertebrale». Una seduta può durare anche 10 ore consecutive, ma la media è 4 o 5. Un tempo infinito, per un genitore a mollo nell’ansia della sala d’attesa. «Sono sempre io a uscire e a dare la notizia. E quel momento ti ripaga di ogni sacrificio e da il senso a un mestiere difficilissimo, logorante, ma allo stesso tempo straordinario. Le mamme spesso scoppiano in lacrime, e anche i papà. E ci sono momenti in cui è davvero difficile non commuoversi». Perché sotto il camice e la veste asettica, c’è sempre un cuore e un grumo di sentimenti. «È bellissimo rapportarsi con i bambini. Ormai a me viene più semplice che con gli adulti. Il mio paziente più piccolo aveva quattro anni. A quell’età non hai piena consapevolezza di quel che accade. Però ti ritrovi catapultato in un mondo strano, ed è importante entrare in sintonia, parlare in maniera molto semplice e tranquillizzarlo. Essere padre di tre figli, uno di 11, uno 7 e l’ultimo di pochi mesi, mi ha aiutato molto».

I ragazzi L’adolescenza invece è un periodo più delicato: «I ragazzini colgono perfettamente la loro deformità. Ci hanno già pensato i compagni di scuola, a sottolinearla. E ci soffrono molto. Noi medici osserviamo una scoliosi da una radiografia, loro si guardano allo specchio. E l’effetto è molto diverso». Purtroppo non è solo una questione estetica, perché una curvatura accentuata delle vertebre si traduce in una compressione dei polmoni e in problemi cardiocircolatori nell’età adulta: «I miei pazienti sono intelligenti, capiscono più di quello che si possa immaginare. Non vanno trattati come bambini, io cerco di spiegare sempre al meglio le cose. Loro desiderano migliorare la propria vita, e hanno una grande capacità di risposta, più degli adulti». Soprattutto nella fase post operatoria, quando i dolori diventano lancinanti e i medici chiedono di provare a rimettersi in piedi. E in quella fase non riconoscono il proprio corpo, hanno una postura che non gli è mai appartenuta, e c’è il terrore di ripoggiare la loro vita per terra: «Che io ricordi non mi è mai capitato un solo bambino o ragazzino oppositivo, che non ce la mettesse tutta pur di risollevarsi e far felici i propri genitori».

La nuova vita Il miracolo avviene esattamente nel momento in cui percepiscono il cambiamento, e da curvi e deformi riscoprono una postura più dritta ed elegante. «In quell’istante in cui si vedono più belli e si piacciono, tutto evolve più rapidamente. C’è proprio la voglia di tuffarsi nella nuova vita, e il dolore passa in secondo piano. Accade soprattutto con le adolescenti. Nelle visite successive all’intervento mi trovo davanti ragazzine diverse: prima indossavano felpe di una misura più grande, ma dopo la fisicità si affaccia. Si presentano con le t-shirt, scoprono le spalle, prendono coraggio e finalmente vanno al mare in costume».

L’isola In Sardegna non esiste una struttura di riferimento per i bambini con queste patologie: «Mi capita di operare tanti piccoli pazienti sardi, costretti a viaggiare per essere curati. E da sardo, legatissimo alla mia isola, mi dispiace molto. L’ortopedia pediatrica viene praticata in una decina di centri della Penisola, e la Sardegna su questo versante è ancora molto indietro». Leonardo Oggiano, nato e cresciuto a Tempio, dove suonava il sax nella banda del paese, giocava a pallacanestro e studiava al liceo classico, ha scelto di fare le valigie a 18 anni. «Mi sono iscritto alla Cattolica di Roma, tesi in Fisiologia e Neuroscienze. Poi specializzazione al Gemelli, deformità vertebrali pediatriche. Ora il mio lavoro non lo cambierei mai». I bambini lo ritraggono in versione supereroe, gli scrivono lettere con i cuori, una ragazza gli ha regalato un coltellino svizzero con la dedica “al mio meccanico di fiducia”. Un altro paziente gli ha inviato la maglia della sua squadra del cuore, il Milan, con stampato il nome Leonardo, e il numero 10. Centinaia di messaggi di affetto. E quando la gratitudine ha la sincerità di un bambino, significa che ciò che fai, ha davvero un senso.

In Primo Piano
Soccorso

Porto Torres, cade in mare dal molo e non riesce a risalire: salvato da un passante che lo sente urlare

Le nostre iniziative