La Nuova Sardegna

L’udienza

Trasporti, lo Stato bacchetta la Regione Sardegna: «I continui finanziamenti non risolvono il problema»

di Massimo Sechi
Trasporti, lo Stato bacchetta la Regione Sardegna: «I continui finanziamenti non risolvono il problema»

Davanti alla Consulta confronto acceso tra gli avvocati: attesa la prima sentenza riguardante l’insularità

21 marzo 2024
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Sassari Non è mancato il confronto acceso tra gli avvocati di Stato e Regione, di fronte alla Corte costituzionale, nell’udienza pubblica che porterà alla prima sentenza riguardante l’insularità, dopo la reintroduzione del principio nella Costituzione. La Regione aveva impugnato la legge di bilancio 2023 per l’esiguo stanziamento di risorse destinate a contrastare gli svantaggi dell’insularità, solo 5 milioni di euro per il 2023 e 15 milioni per il 2024. Fondi che avrebbero dovuto garantire un efficace sistema di collegamenti sia la Sardegna che alla Sicilia. Poco meno di briciole che avevano spinto il governo regionale a rivolgersi ai giudici costituzionali. Nel ricorso, oltre al rilievo di illegittimità costituzionale dell’articolo 119 si fa riferimento anche allo svilimento della sfera di autonomia della Regione, ma anche al mancato coinvolgimento nella scelta dei criteri e delle modalità di ripartizione delle somme, e al principio di leale collaborazione. Per lo Stato, così è emerso nella relazione del giudice Angelo Buscema, l’intervento normativo censurato riguarderebbe solo il settore del trasporto aereo e costituirebbe solo un contributo aggiuntivo, uno specifico intervento settoriale.

«Il ricorso – ha detto l’avvocato Massimo Luciani che rappresentava insieme alla collega Sonia Sau la Regione – riguarda prescrizioni molto precise. I fondi di cui si parla dovrebbero essere utilizzati alla costituzione di un completo ed efficace sistema di collegamenti aerei per entrambe le Regioni. Quindi tutti i collegamenti, con il resto dell’Italia e con l’Europa. Si tratta di interventi per la mobilità dei residenti in Sardegna e Sicilia. Quello che noi contestiamo è la natura irrisoria dello stanziamento. Come si può pensare che con 5 milioni nel 2023 e 15 milioni dal 2024 si possa garantire un sistema di collegamenti aerei per quasi 7 milioni di persone, 1,6 milioni della Sardegna e 5 della Sicilia. La difesa dello Stato cerca di ampliare la prospettiva invocando i fondi perequativi infrastrutturali che non c’entrano niente».

Luciani ha fatto riferimento anche alla sentenza 19 del 2019 nella quale veniva dichiarata l’illegittimità di una previsione normativa statale proprio perché gli stanziamenti disposti erano manifestamente insufficienti rispetto agli obiettivi dichiarati. L’avvocato Sau nel suo intervento ha invece evidenziato che a causa proprio dell’esiguità dei fondi la Regione aveva dovuto scegliere le categorie a cui destinarli. «Abbiamo optato per gli over 65 e per gli under 26, che sono poi quelli che viaggiano meno e riceveranno un contributo di 25 euro per i biglietti da cento a centoventicinque euro e 75 per quelli da 175 euro. Questo sarebbe il sistema efficace di trasporto aereo».

E a difendere lo Stato si è trovato proprio un sardo, l’avvocato Giammario Rocchitta. «Sento e conosco queste problematiche da quando sono bambino – ha ammesso – e rischierei l’infedele patrocinio se dovessi dire effettivamente che mi secca dover andare a Londra spendendo meno di quanto spendo per andare ad Alghero. Ma non posso no n osservare che il problema dei trasporti della Sardegna non è scollegato da un problema più generale di una Regione depressa. È un problema strutturale ed è velleitario ritenere che lo Stato possa risolvere con una serie di leggi un qualcosa di irrisolvibile, cioè la realizzazione di un completo ed efficace sistema di collegamento tra la Sardegna e il resto del mondo. Se l’isola si sviluppa potrà attrarre gli investimenti anche dei vettori privati. Tutto il resto è un problema politico, non giuridico e la volontà politica non può essere giustiziata da questa Corte».

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