La Nuova Sardegna

Lo scontro tra alleati

Antonio Moro: «Fdi e Riformatori ostili al nostro partito»

di Roberto Petretto
Antonio Moro: «Fdi e Riformatori ostili al nostro partito»

Le accuse sardiste. Michele Pais (Lega): «Serve un chiarimento»

04 aprile 2024
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Sassari L’accordo Lega-Psd’Az a suo tempo aveva suscitato scalpore e più d’una perplessità. Nel periodo di maggiore splendore della Lega portò a successi elettorali importanti. Primo fra tutti quello delle Regionali del 2019, con l’elezione di un presidente sardista. La sconfitta alle regionali successive potrebbe aver segnato la fine di questa alleanza. Le parole dell’ex assessore Gianni Chessa suonano come un de profundis «Il Psd’Az è libero dall’accordo con la Lega che ci aveva messo in schiavitù».

La posizione ufficiale del partito la esprime il presidente Antonio Moro. E l’obiettivo della furia sardista non è solo la Lega. Anzi. «Noi abbiamo abbandonato il tavolo del centrodestra - dice Moro - quando abbiamo registrato un’ingiustificata ostilità nei confronti del Psd’Az, soprattutto per i modi con i quali si è concluso il vertice di Oristano». Cos’è successo? «La decisione di incaricare l’onorevole Cossa di incontrare Alessandra Zedda per registrarne la disponibilità a candidarsi è stata assunta senza che fossero presenti delegazioni del Psd’Az, che aveva indicato l’unico candidato presentato sino a quel momento, e del partito nel quale milita Alessandra Zedda, la Lega».

Ma non è solo questo: «La modalità scelta dai Riformatori, indicare come candidato sindaco di Cagliari una persona che appartiene a un partito diverso, certifica l’anomalia e la poca trasparenza che dovrebbero invece caratterizzare il confronto politico tra alleati quando si assumono decisioni importanti come l’indicazione del candidato sindaco del capoluogo sardo». Quali sono gli “ostili” al Psd’Az? Moro non ha dubbi: «Fratelli d’Italia e Riformatori che a turno assoldano in questo progetto dannoso per il centrodestra e per la Sardegna qualche altra forza politica o singoli guastatori della politica».

Ruggini che non sono saltate fuori in questi giorni, ma che risalgono alle regionali: «Se il riferimento è al comportamento di alcune forze politiche in occasione dell’individuazione del candidato alla presidenza della Regione, confermo - dice ancora Moro - di aver respirato il medesimo clima per nulla costruttivo che poi ha portato alla scelta di un candidato perdente che ha consegnato la Regione a una coalizione che ha preso 40mila voti in meno dei partiti del centrodestra». In ballo non c’è solo Cagliari: «Le situazioni di Sassari e Alghero saranno affrontate sulla base delle indicazioni della segreteria nazionale, cioè valutando a livello locale con accordi elettorali, senza vincolo di schieramento». Anche col centrosinistra? «Ripeto: senza alcun vincolo di schieramento».

Si può dire che l’accordo con la Lega faccia ormai parte del passato? «Ciò che fa parte del passato è l’appartenenza del Psd’Az a un centrodestra così fatto, perché ha dimenticato persino l’educazione, le buone maniere e il rispetto personale e politico che si devono agli alleati». Sarà il congresso a tracciare la linea: «Il Congresso è sovrano e assumerà tutte le decisioni che riterrà opportune». All’orizzonte ci sono anche le Europee: «A quel che risulta - conclude Moro - avevamo visto di buon occhio la candidatura di Alessandra Zedda nella Lega, ma in politica le cose cambiano repentinamente».

La posizione del Carroccio è prudente e lascia aperta la porta al dialogo. Con un punto fermo: «Mi auguro che non ci sia alcuna rottura, E mi auguro che le parole di Chessa siano a titolo personale. Sono parole gratuitamente offensive e soprattutto ingrate nei confronti di un partito e di un leader come Matteo Salvini che hanno consentito che il Psd’Az esprimesse il presidente della Regione. Di certo sono parole che necessitano di un chiarimento immediato».

Detto questo, Pais cerca di rasserenare gli animi: «Non ho mai visto motivi di rottura. Non da parte della Lega, che è sempre stato un alleato leale e fedele al Psd’Az, che ha messo sempre davanti agli interessi di partito le ragioni della lealtà all’alleanza. "Lealtà" una parola che in politica spesso non si ritrova ma che per la Lega ha un valore assoluto. Non ci sono motivazioni per cui ci debba essere una rottura. Per questo le parole di Chessa sono stonate». Ci saranno passi ufficiali: «Terrò un rapporto costante e diretto col segretario del Psd’Az, anche perché sono certo che non sia il suo pensiero e della segreteria del Psdaz».

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